
di Laura Boccanera
«Civitanova non è solo serrande abbassate e non può essere raccontata esclusivamente sui dati delle attività chiuse, una comunicazione eccessivamente allarmistica rischia di produrre solo effetti negativi».
L’altra faccia della medaglia è rappresentata da Debora Pennesi di Centriamo che si fa portavoce delle istanze di quei commercianti che non si sentono rappresentati da una narrazione «distorta e negativa della città». Il riferimento è ai dati diffusi dall’altra associazione dei negozianti civitanovesi, Viviamo Civitanova che ieri attraverso la presidente Manola Gironacci ha contato 108 negozi vuoti su 446 nel cuore della città, circa un 24% del totale, quasi 1 su 4.

Debora Pennesi presidente di Centriamo
Un tipo di comunicazione che non è piaciuta ad una fetta del commercio cittadino che oggi, pur non smentendo i numeri, cerca di dare una lettura differente ad un fenomeno in atto: «nessuno vuole contestare i numeri – spiega Debora Pennesi – lavoriamo in centro e vediamo anche noi le stesse cose e pur riconoscendo le difficoltà che il settore sta attraversando anche a livello nazionale, riteniamo che una narrazione basata esclusivamente sui dati delle attività chiuse rischi di trasmettere un’immagine distorta e fortemente negativa della città. Civitanova non può essere raccontata soltanto attraverso il numero delle serrande abbassate».
Una visione condivisa anche da altri commercianti: «mi hanno contattato in molti perché questo racconto al ribasso e pessimista non rende giustizia a ciò che Civitanova è in grado di offrire sotto il punto di vista commerciale. Ogni giorno il centro cittadino è animato da numerose attività che lavorano, investono e contribuiscono alla vita economica e sociale del territorio.

Un negozio chiuso su corso Umberto
Il commercio locale continua a rappresentare un elemento fondamentale di attrattività, sia per i cittadini sia per i visitatori. Comprendiamo l’importanza di analizzare le criticità del settore, ma riteniamo altrettanto importante farlo con equilibrio e senso di responsabilità verso l’immagine della città. Una comunicazione eccessivamente allarmistica rischia infatti di produrre effetti negativi, scoraggiando nuovi investimenti e penalizzando l’attrattività del centro. Come associazione siamo sempre disponibili a collaborare con tutte le realtà del territorio e con l’amministrazione per pensare a strategie concrete di rilancio, eventi e maggiore accessibilità».

Il tema del commercio, d’altra parte, è stato uno dei più presenti anche nell’ultima campagna elettorale cittadina, con grande attenzione politica alle aperture di nuove attività e ai tagli di nastro, spesso celebrati anche quando si trattava di semplici trasferimenti di negozi da una via all’altra.

Un negozio su quattro è vuoto: 108 vetrine chiuse su 446 nel cuore di Civitanova
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