Fusione atenei, Menichelli frena:
«Così non si tiene conto
delle peculiarità del territorio»

STUDI - Il segretario generale di Confartigianato Macerata, Ascoli, Fermo: «Nei territori interni l’università è un vero motore di sviluppo. Accorpare tutto rischierebbe di indebolire questo radicamento»

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Giorgio Menichelli

«Pensare che un’unica grande università regionale possa rappresentare la soluzione rischia di essere una semplificazione che non tiene conto delle peculiarità del nostro territorio». Così Giorgio Menichelli, segretario generale Confartigianato Macerata, Ascoli, Fermo, respinge il tema che riguarda la fusione degli atenei delle Marche. 

«Mi permetto di esprimere, anche a nome di Confartigianato, una chiara contrarietà – prosegue il segretario -. Condivido in questo senso il pensiero dell’ex rettore dell’Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi, che ha ricordato come le dimensioni di un ateneo non siano automaticamente proporzionali alla qualità e all’efficienza».

Per Menichelli è fondamentale «tutelare e valorizzare le singole eccellenze universitarie della regione. Più che promuovere l’idea di un’unica “Università delle Marche”, crediamo sia necessario rafforzare l’idea di un vero sistema marchigiano della formazione universitaria. Un sistema diffuso e integrato, capace di generare valore proprio grazie alla pluralità delle sue istituzioni.
Le Marche rappresentano infatti un modello equilibrato. Ogni ateneo ha sviluppato nel tempo competenze specifiche, nicchie di eccellenza e relazioni consolidate con il tessuto economico e sociale dei territori. Non dimentichiamo, ad esempio, che l’Università di Macerata è stata istituita nel 1290, l’Università di Camerino nel 1336: storie, quindi, che rappresentano un patrimonio culturale e identitario per l’intera regione».

«Confartigianato lo vede ogni giorno – puntualizza il segretario – nei territori interni e nelle città di provincia l’università non è solo un luogo di formazione, ma un vero motore di sviluppo. Accorpare tutto in un unico grande soggetto rischierebbe di indebolire questo radicamento e di disperdere quella storicità e specializzazione che rappresentano un valore unico. Il dibattito che si è riacceso può però essere un’occasione utile».

Dunque per Menichelli la fusione non è una strada percorribile. Viceversa «riteniamo necessario rafforzare il coordinamento tra le università marchigiane, sviluppando maggiori sinergie, servizi condivisi e collaborazioni, mantenendo però l’autonomia che consente a ciascun ateneo di essere incisivo nel proprio ambito e nel dialogo con il mondo produttivo.
Allo stesso tempo si può lavorare a una migliore organizzazione degli indirizzi di studio a livello regionale, evitando sovrapposizioni laddove risultino poco funzionali e valorizzando invece le specificità di ciascuna università. Infine, va sottolineato il valore della formazione in presenza. La capillarità delle sedi universitarie rappresenta un elemento fondamentale sia per la qualità dell’apprendimento sia per la vitalità dei territori. La presenza degli studenti nelle città universitarie sostiene l’economia locale, rafforza il tessuto sociale e contribuisce a mantenere vive le comunità. La vera sfida, quindi, non è ridurre o accorpare, ma rafforzare il sistema universitario marchigiano nella sua pluralità, facendo della collaborazione tra gli atenei uno strumento di crescita senza rinunciare alla ricchezza delle loro identità».



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