
Leonardo Catena e Silvia Luconi
Un contributo da 91mila euro dall’Atim per l’organizzazione dell’edizione 2024 di “Marche in vetrina”, che aveva visto arrivare a Castelraimondo, tra gli altri, Massimo Giletti, Ivana Spagna e Franco Nero. Sulla vicenda ha voluto mettere un riflettore il consigliere regionale Pd Leonardo Catena, che ha presentato un’interrogazione discussa stamattina in Consiglio regionale.
«Dagli atti ufficiali emerge un corto circuito amministrativo difficile da spiegare e, per molti aspetti, inquietante – sostiene Catena – con decreto n. 191 del 31 luglio 2024, l’Atim affida alla società Mastaba un servizio da 91.012 euro per attività ben definite: reperimento del cast artistico, service tecnico, ospitalità di artisti e tecnici e comunicazione e promozione dell’evento. La lettera-contratto stabilisce che la società affidataria “provvederà” alla realizzazione di queste attività. Eppure, nella risposta ufficiale all’interrogazione presentata dal gruppo consiliare Castelraimondo Insieme, il sindaco di Castelraimondo scrive che “Mastaba non ha avuto nessun ruolo nell’organizzazione” dell’evento. Nella stessa risposta il Comune dichiara inoltre di aver sostenuto direttamente 45.760 euro di spese proprio sulle stesse voci: cast artistico, ospitalità, spese tecniche e promozione. Ci troviamo di fronte a un problema di coerenza tra atti pubblici. Da una parte un contratto regionale dice che una società organizza cast, service, ospitalità e comunicazione. Dall’altra un sindaco scrive che quella società non ha avuto alcun ruolo nell’organizzazione. È evidente che qualcosa non torna».
In aula è stata la sottosegretaria alla presidenza Silvia Luconi a fornire delle spiegazioni. «Mi limito a rispondere in base a quanto fornitomi dagli uffici Atim, visto che l’evento è del 2024 – ha premesso la tolentinate – la lettera di richiesta di condivisione e sostegno dell’evento di Castelraimondo inviata dall’organizzatore all’Atim parlava di un sostegno economico anche del Comune, sebbene non quantificato, in considerazione dei costi elevati e della necessità di mantenere la partecipazione del pubblico gratuita. Atim ha formalizzato un contratto con l’azienda Mastaba, non c’è alcun contratto che coinvolga contemporaneamente i tre soggetti. Le attività svolte dalla società sono state incentrate sulla realizzazione di servizi promozionali e di comunicazione, sono state illustrate nella relazione conclusiva e la fattura liquidata previa verifica di tutti i requisiti. La Regione non è a conoscenza di incongruenze tra gli atti dell’Atim e le dichiarazioni rese dal Comune sull’evento. Due sono le criticità emerse nella procedura: l’errato riferimento alla normativa applicabile e la mancata verifica ex ante dei requisiti del fornitore, così come riportato nella relazione conclusiva».
Catena, però, giudica troppo tecniche e poco politiche le spiegazioni fornite da Luconi. «Ho registrato grande difficoltà nel rispondere nel merito e soprattutto un silenzio eloquente tra i banchi della maggioranza – dice l’esponente dem – si è provato a rifugiarsi dietro tecnicismi, ma i tecnicismi non cancellano i fatti. Restano infatti aperte alcune domande fondamentali: quali prestazioni siano state realmente svolte, chi abbia certificato la regolare esecuzione prevista dal contratto e quale atto definisca il coordinamento tra Atim e Comune per evitare duplicazioni di spesa. A rendere il quadro ancora più problematico c’è poi un ulteriore elemento: nel documento istruttorio allegato al decreto compare un passaggio che sembra riferirsi a un altro evento e a un’altra società, pur richiamando lo stesso Cig. Non è un dettaglio, ma il segnale di una gestione degli atti che pone seri problemi di trasparenza e affidabilità amministrativa. Quando si spendono 91mila euro pubblici, i cittadini hanno diritto di sapere come sono stati utilizzati e con quali risultati. Per questo continueremo a chiedere piena chiarezza. Perché il rispetto dei soldi pubblici è il primo dovere della politica».
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