Donne e politica, Tartabini:
«Non serve rivendicare il genere,
basta viverlo con naturalezza»

8 MARZO - La sindaca di Potenza Picena: «Non ho mai dovuto dimostrare il doppio perché donna. «Ci sono giorni in cui rientro e i bambini stanno già dormendo ma il lavoro che fa il sindaco è anche per la loro generazione». Le parole della premier Meloni? «Sono un autoritratto, mi ci rivedo. Stiamo dimostrando di poter fare tutto»

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Noemi Tartabini

Anche quest’anno Cronache Maceratesi propone uno speciale dedicato all’8 marzo, giornata internazionale della donna: oggi e domani pubblichiamo una serie di interviste a donne del territorio che, con il loro impegno professionale, sociale e personale, raccontano storie, sfide e conquiste.

di Giulia Sancricca

«Non credo che l’essere donna vada rivendicato. Basta viverlo con naturalezza», per Noemi Tartabini, sindaca di Potenza Picena al secondo mandato, alla guida del Comune più grande del Maceratese amministrato da una donna (è anche l’unico primo cittadino di Fdi in provincia), la forza del ruolo femminile non passa dalla rivendicazione, ma dalla normalità con cui viene vissuto.

«Se una donna vive il proprio ruolo con naturalezza – spiega – non ha bisogno di sentirsi in una posizione di inferiorità o di dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini».

La sua esperienza politica (è esponente di Fratelli d’Italia, ndr) racconta un percorso in cui il fatto di essere donna non è mai stato percepito come un ostacolo.

«Non ho mai avuto la sensazione di dover dimostrare il doppio perché donna – ammette -. Ho incontrato persone corrette e intelligenti. Non so dire se sia perché sono stati fatti passi avanti nella politica, se dipenda dal mio carattere o semplicemente dalla fortuna di aver incontrato interlocutori rispettosi».

Secondo Tartabini, la politica può rappresentare un ambito in cui la presenza femminile ha già compiuto alcuni passi avanti rispetto ad altri settori: «Non ho la certezza che valga per tutte le donne che fanno politica – precisa – ma per quanto mi riguarda sì. Nella mia esperienza non ho mai percepito barriere culturali legate al fatto di essere donna. Il confronto con chi gerarchicamente è superiore è stato sempre positivo e basato sul rispetto dei ruoli».

Il percorso verso la guida del Comune, dopo l’esperienza come consigliere provinciale, non era comunque qualcosa che aveva immaginato dall’inizio. «Donare le mie energie agli altri fa parte di me – dice -. Provengo dal mondo del volontariato e dell’insegnamento: l’idea di mettermi al servizio della comunità è stata quasi un percorso naturale».

Quando ha deciso di candidarsi, la sua vita personale stava attraversando uno dei momenti più intensi: la seconda gravidanza. E questo dice già tutto sulla visione di conciliare famiglia e obiettivi senza che il genere rappresenti un ostacolo. «Avevo il pancione enorme – ricorda -, era maggio e la bambina sarebbe nata a luglio. Durante il confronto tra candidati per un attimo ho pensato: “Non ce la faccio a superare le elezioni in questa situazione fisica”. È stato l’unico momento di dubbio». Quel pensiero è durato poco: «Poi ho parlato per due ore consecutive davanti a tante persone e la sensazione di difficoltà è passata».

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Con la fascia e il pancione

Oggi Tartabini è madre di Pietro, 12 anni, e Celeste, 6. La conciliazione tra vita pubblica e privata resta uno dei temi più complessi. «Riesco a gestire tutto grazie al supporto della famiglia e dei nonni, ma credo anche che esista una capacità innata nelle donne di organizzare più cose contemporaneamente, non solo fisicamente ma anche mentalmente».

La definizione di multitasking, per lei, non rappresenta un limite o un peso: «Multitasking è un valore, in tutti i settori». La priorità resta comunque il tempo dedicato ai figli: «Preferisco ridurre il tempo per la casa e concentrarmi su di loro». Ma non mancano i sacrifici legati al ruolo istituzionale: «Ci sono giorni in cui rientro e i bambini stanno già dormendo. Non succede sempre, ma quando succede è il momento più difficile».

Il messaggio che vuole trasmettere ai figli è legato al senso del lavoro pubblico. «Il lavoro che fa il sindaco è anche per la loro generazione. Quando nell’arco della giornata non riesci a vederli nemmeno dieci minuti e rientri mentre loro dormono dici “Spero che un giorno capirete”. È la speranza che ripeto e mi ripeto più spesso, anche se oggi posso dire che i miei figli non apprezzano molto gli impegni che mi tengono fuori casa. Vorrebbero una mamma a 360 gradi solo per loro, io cerco di spiegare che ci sono mamme che hanno, per impegni professionali, orari particolari e responsabilità che non finiscono sul posto di lavoro. La differenza dipende da come ciascuno di noi svolge il suo ruolo: se il mio carattere è questo, qualsiasi lavoro, anche quello dell’insegnante che svolgevo prima dell’elezione, è un impegno totale per me».

Nonostante le responsabilità, Tartabini racconta di vivere il ruolo con serenità. «In casa mi vedono quasi sempre serena e sorridente, a parte nei momenti di emergenza chiaramente, come è stato durante la pandemia. Cerco di far capire ai miei figli che una mamma che non è contenta del proprio lavoro rischia di minare anche la serenità familiare». Parlando di uno stile femminile nella leadership, la sindaca crede che – se esiste – «è quello di una donna determinata, capace di organizzarsi e di non abbattersi ai primi ostacoli». In questo senso si riconosce anche nelle parole della premier italiana Giorgia Meloni, che ha spesso richiamato il valore dell’identità femminile. «“Sono donna, sono madre” è un autoritratto in cui mi ritrovo – dice -. Stiamo dimostrando che è possibile fare tutto. Non c’è bisogno di rivendicarlo: basta viverlo con naturalezza».

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Con Giorgia Meloni

In occasione della Giornata internazionale della donna, il suo pensiero va oltre il tema della parità lavorativa. «L’8 marzo non serve tanto per ricordare che la donna è uguale all’uomo nel lavoro o per dimostrare che la donna è capace tanto quanto l’uomo – conclude -. Deve essere una ulteriore occasione per parlare di rispetto». Un rispetto che riguarda le idee, i tempi e soprattutto la capacità di accettare il rifiuto: «Dobbiamo insegnare il valore dei “no” anche ai bambini, maschi e femmine, perché spesso l’origine di tante frustrazioni nasce proprio dalla difficoltà di accettare un rifiuto».

 

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Con Arianna Meloni

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