Cento zainetti per le ragazze dell’Uganda:
«Molte non possono studiare,
la speranza nel corso di cucito» (Foto-Video)

IL DONO dei commercianti di Tolentino - Gli aiuti sono stati portati da Beatrice Bistocco, estetista alle Terme di Santa Lucia che da tre anni opera con Africa Mission. «Li abbiamo donati anche a un centro per disabili, dove i ragazzi ci hanno cantato una canzone per ringraziarci. Sono tutti speciali qui». A fare da ponte tra la volontaria e i commercianti il presidente della Pro Loco Tct Edoardo Mattioli. «Sono zainetti che avevamo realizzato per il nostro contest di Natale dedicato ai bambini. È stata la scelta consapevole di fare una carezza a chi non ha nulla»

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La donazione degli zainetti
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Beatrice Bistocco con le ragazze del corso di taglio e cucito

di Francesca Marsili

Fino in Uganda. All’interno una carezza per chi tenta di scrivere un destino più dignitoso alla propria vita. E’ la storia di cento zainetti, che a novemila chilometri di distanza assumono un altro valore: inizialmente destinati ad un contest di Natale, sono stati donati dai commercianti del centro storico alle ragazze ugandesi del laboratorio di sartoria a Loputuk, Giovanissime madri che provano a cucirsi un futuro migliore.

A tessere questa trama è Beatrice Bistocco, 51 anni, volontaria tolentinate che ha trasformato un sogno giovanile in una missione di vita. Estetista alle Terme di Santa Lucia, da tre anni opera con Africa Mission – Cooperazione e sviluppo. È stata lei a consegnare alle allieve il dono dei commercianti, nel centro multisettoriale costruito nel 1990 dal fondatore dell’associazione don Vittorio Pastori, oggi cuore pulsante di un laboratorio di taglio e cucito che sfida l’indigenza con la forza della dignità.

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I commercianti del centro storico di Tolentino

«Queste ragazze hanno un’età compresa tra i 12 e i 25 anni – spiega Beatrice  -. Non hanno la possibilità di frequentare la scuola: pur essendo statale, l’istruzione comporta costi che le loro famiglie non possono sostenere. Devono pagare le tasse scolastiche, il materiale, il cibo e persino contribuire in parte allo stipendio degli insegnanti, che non sempre viene garantito dallo Stato. Abbiamo quindi proposto loro di partecipare a un corso per imparare a cucire a mano – prosegue -. La risposta è stata sorprendente: ogni volta ne arrivano circa venti, spesso accompagnate dai loro bambini. Per molte di loro questa rappresenta l’unica opportunità concreta di apprendere un mestiere e costruire un piccolo ma fondamentale spazio di autonomia. Attraverso un semplice ago e filo, iniziano a cucire non solo abiti, ma una speranza concreta per il loro futuro».

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Lì nella Karamoja, la regione più povera dell’Uganda, il dono dei commercianti vuol essere il segnale che qualcuno, a migliaia di chilometri di distanza, sta pensando a quelle giovani donne che cercano di riannodare il filo della loro vita uscendo da un destino imposto dall’indigenza.

A fare da ponte tra la volontaria e i commercianti il presidente della Pro Loco Tct Edoardo Mattioli. «Sono zainetti che avevamo realizzato per il nostro contest di Natale dedicato ai bambini spiega la presidente del Comitato commercianti centro storico Monica Fammilume -. Non è stato un semplice dono di un oggetto, ma la scelta consapevole di fare una carezza a chi non ha nulla se non la propria tenacia. Vorremmo che ogni sacca venisse riempita di speranza. Sapere che i nostri zaini oggi accompagnano il riscatto di queste giovani madri e di altri ragazzi ci rende felici e orgogliosi».

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Beatrice, ambasciatrice della donazione, è in Uganda da circa un mese, in quella terra a cui è profondamente legata. Appena può prende un volo per dedicare il suo tempo a Africa Mission e alla popolazione che le ha rubato il cuore.

«Ho conosciuto l’associazione tre anni fa, ne ho condiviso i valori e ho deciso di partire. Lunedì rientro da questa missione, ma se potessi resterei qui – dice – dove ho trovato persone straordinariamente dolci e calorose, già sto male al solo pensiero di lasciarle». Ha negli occhi quei luoghi: villaggi fatti di agglomerati di capanne di fango e uomini e donne che si lavano in pozzi all’aperto o nei pochi corsi d’acqua. Dove i bambini sono i figli della povertà e della fame. Spesso abbandonati, perduti, la loro infanzia in frantumi per le strade: «Colpiscono per la loro forza e il loro senso di responsabilità – dice – già a cinque o sei anni portano sulle spalle un fratellino o una sorellina, vanno a prendere l’acqua con taniche pesanti, scalzi, e le trasportano sulla testa. Si danno da fare come possono: portano pesanti cesti di pietre, legna o carbone. Ma in mezzo a tante privazioni, ciò che non manca è la dignità».

 

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Nell’area del Karamoja Africa Mission opera dal 1972, con tanti progetti che promuovono lo sviluppo umano, l’autosufficienza e la dignità umana. Uno di questi è quello di taglio e cucito che si trova a Loputuk, nato trent’anni fa e che negli ultimi tempi è portato avanti, tra le altre volontarie, anche dalla tolentinate. Il progetto coinvolge soprattutto donne provenienti dai diversi villaggi della comunità di Loputuk, che oltre a prendere parte al corso di taglio e cucito proposto dalle collaboratrici italiane, frequentano lezioni di inglese, matematica ed igiene impartite da insegnanti locali. Si aggiungono al corso principale piccole attività generatrici di reddito quali produzione e vendita di pane, artigianato come collane e bracciali e vestiti.

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«Con la vendita degli abiti che hanno realizzato e che produrranno nei prossimi mesi – spiega Bistocco – le ragazze cercheranno di guadagnare qualcosa per avere un pasto decente e riuscire a pagare le scuole per i loro figli. Qui studi solo se hai i soldi e c’è anche chi ha 11 anni e frequenta la seconda elementare. Abbiamo visto una scuola dove la prima ha più di 100 studenti mentre nella settima erano in 15: tanti si perdono per strada perché non riescono a pagare, e finiscono in strada». In procinto di rientrare in Italia, la donna racconta l’impegno di questo suo viaggio in Africa: «Il pomeriggio vado a fare acquisti per i laboratori delle ragazze dei giorni successivi. A volte andiamo a vedere i vari progetti aperti al centro di cooperazione e sviluppo assieme ai volontari, che coinvolgiamo. Oppure cerchiamo i villaggi che hanno bisogno del nostro aiuto. Le sacche dei commercianti – conclude- le abbiamo donate anche a un centro per disabili, dove i ragazzi ci hanno cantato una canzone per ringraziarci. Sono tutti speciali qui».

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