Tra cura della persona e speranza,
convegno degli infermieri

MACERATA - Oggi l'Ordine delle professioni infermieristiche ha organizzato l'evento alla Mozzi Borgetti. Sul palco il vescovo Nazzareno Marconi, il presidente Sandro Di Tuccio e tanti professionisti

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Il convegno degli infermieri

Convegno dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Macerata alla biblioteca Mozzi Borgetti: “Prendersi cura della persona: la speranza dell’umano che è dentro l’umanità”.

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Un appuntamento, quello di oggi, che ha visto la partecipazione di circa un centinaio di iscritti e di persone sensibili ai temi della cura, dell’etica e della dimensione umana dell’assistenza. La giornata si è aperta con i saluti istituzionali del direttore del Centro pastorale della Diocesi di Macerata, don Carlos, di Pietro Pinciaroli in rappresentanza dell’Ordine dei medici, e della vicesindaco Francesca D’Alessandro.

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Tutti gli interventi hanno sottolineato il valore sociale della professione infermieristica, riconoscendo il ruolo centrale degli infermieri non solo nel sistema sanitario, ma anche nella costruzione di una comunità più attenta alla fragilità e alla dignità della persona. Ad aprire ufficialmente i lavori è stato il presidente Opi, Sandro Di Tuccio, che ha richiamato il senso profondo del titolo scelto per il convegno: prendersi cura non come semplice atto tecnico, ma come relazione, responsabilità e testimonianza di umanità. Nel suo intervento, il presidente ha evidenziato come la professione infermieristica sia chiamata oggi a custodire la speranza, soprattutto nei contesti segnati da vulnerabilità, solitudine e complessità assistenziale.

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Il vescovo Nazzareno Marconi ha offerto una riflessione ampia e profonda sul concetto di umanità nella cura. Ha sottolineato che la speranza non è elemento astratto, ma dimensione reale che si rende visibile attraverso lo sguardo, l’ascolto e la prossimità. Samanda Pettinari ha successivamente presentato il suo libro “Cuore, Mente, Mani”.

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La dottoressa Paola Arcadi ha posto una domanda provocatoria: l’umanizzazione è un obiettivo da raggiungere o il fondamento stesso dell’agire sanitario? La riflessione ha messo in luce come l’umanizzazione non possa essere ridotta a un’aggiunta alla pratica clinica, ma rappresenti il presupposto imprescindibile di ogni intervento assistenziale. Il medico Aurelio Filippini ha affrontato il tema della gentilezza come “gesto” responsabile nella cura. A concludere i lavori don Massimo Angelelli, che ha riflettuto sul rapporto tra umanità e vulnerabilità, proponendo il concetto di “gesto di carità” come espressione alta della cura.

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Il vescovo Nazzareno Marconi

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