La chiave per il successo turistico:
«L’entroterra non è alternativo alla costa,
insieme sono un’unica destinazione»

INTERVISTA - La visione di Barbara Cacciolari, assessore a Matelica e vicepresidente nazionale di Unionturismo: «La Sinclinale Camerte è un punto di partenza. Le Marche sono costruite a pettine: in un’ora e mezza si passa dagli impianti di sci di Bolognola allo chalet di Civitanova. È questa la nostra forza»

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Barbara Cacciolari alla Bit di Milano

di Giulia Sancricca

«Oggi l’entroterra non può più permettersi di presentarsi in ordine sparso. Dobbiamo costruire una vera destinazione turistica, con un progetto di spessore, capace di parlare anche a livello sovranazionale». Barbara Cacciolari, assessore ad Agricoltura, Cultura e Turismo del Comune di Matelica e vicepresidente nazionale di Unionturismo, ragiona a 360 gradi sul futuro delle aree interne maceratesi. Il punto di partenza è la candidatura della Sinclinale Camerte a patrimonio Unesco, presentata nelle scorse settimane alla Bit di Milano.

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Barbara Cacciolari e Guido Castelli con il Verdicchio di Matelica

«La Sinclinale Camerte non è solo un progetto naturalistico – spiega – ma un contenitore che unisce vitivinicoltura, cultura, storia e paesaggio. Parliamo degli otto Comuni che fanno parte della destinazione: un sistema territoriale che deve imparare a muoversi in modo integrato». Per Cacciolari, il riconoscimento Unesco rappresenta «una opportunità straordinaria per dare all’entroterra un respiro internazionale. Non possiamo limitarci a valorizzare il singolo borgo: siamo ricchi di piccoli centri meravigliosi, ma da soli non bastano. Serve una visione ampia, condivisa».

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La chiave, sottolinea, è l’integrazione. «Nella mia esperienza in Unionturismo vedo che è indispensabile creare destinazioni a 360 gradi. Dobbiamo valorizzare il naturalistico, lo sport, la cultura, l’enogastronomia. Anche ciò che sembra piccolo può diventare attrattivo, se inserito in un progetto organico». Un esempio concreto è proprio Matelica, che negli ultimi anni ha puntato molto sulla promozione del Verdicchio. «Il Verdicchio di Matelica è l’espressione di un territorio unico per conformazione geologica, clima e tradizione. Non è solo un vino: è il racconto di una storia millenaria». Cacciolari ricorda come già in epoca picena, nella tomba di un principe guerriero del VII secolo avanti Cristo, siano stati rinvenuti vinaccioli di vitis vinifera. «Questo significa che la nostra vocazione affonda le radici nella storia più antica delle Marche».

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Una borsetta dedicata alla bottiglia di Cambrugiano per unire artigianalità marchigiana e cultura enologica. Il manufatto è dell’azienda marchigiana Zanchetti Italia, autrice della stessa borsa che indossava la premier Meloni alla chiusura dei Giochi olimpici di Verona

Ma anche qui il messaggio è più ampio del singolo prodotto. «Non possiamo pensare che il turismo dell’entroterra si regga solo sull’enogastronomia, per quanto di eccellenza. Il Verdicchio è un ambasciatore straordinario, ma deve dialogare con il patrimonio storico, con i musei, con il paesaggio, con il turismo esperienziale». L’assessore cita la rete tra istituzioni, realtà culturali e operatori come «un modello di promozione integrata che unisce storia, mobilità sostenibile, bike hospitality e valorizzazione artistica». Cacciolari insiste molto su un concetto: superare la contrapposizione tra costa e montagna. «La montagna non deve essere vista in alternativa al mare. Le Marche sono costruite a pettine: in un’ora e mezza si passa dagli impianti di sci di Bolognola allo chalet di Civitanova. È questa la nostra forza». Una offerta diversificata, che consente al turista di vivere esperienze differenti nello stesso soggiorno. «Possiamo proporre un fine settimana che unisca trekking, visita a un museo, degustazione di Verdicchio e magari una giornata al mare. È un valore che pochi territori hanno».

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La candidatura Unesco della Sinclinale Camerte, conclude, «può essere il progetto bandiera attorno a cui costruire questa visione. Un marchio di qualità internazionale, capace di trasformare le proprie eccellenze in sviluppo». Perché, ribadisce Cacciolari, «l’entroterra marchigiano non è un’alternativa minore alla costa: è una destinazione completa, che deve solo imparare a raccontarsi meglio e insieme».



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