
Giorgio Fede, deputato 5 Stelle
«Sul futuro del servizio idrico nell’Ato3 non si può più giocare al rialzo. È evidente che la proposta organizzativa presentata dall’Ato3 – costruita sull’impianto elaborato dai consulenti delle società operative – non sta in piedi né sul piano della legittimità né su quello della sostenibilità», così il Movimento 5 stelle in una nota del sindaco di Castelfidardo Roberto Ascani e del coordinatore regionale Giorgio Fede.
Sulla questione c’erano stati pareri della Corte dei conti «mettono nero su bianco criticità pesantissime: manca un’analisi di sostenibilità finanziaria, non c’è un business plan, non sono definite con chiarezza le attività operative della nuova società, la governance prevista è macchinosa e costosa e non conforme al Tusp, e soprattutto il modello non supera la frammentazione esistente: rischia anzi di moltiplicare le partecipazioni pubbliche invece di razionalizzarle. Esattamente le stesse criticità che il Movimento 5 Stelle – insieme ad altri soggetti del territorio – aveva già segnalato nei passaggi precedenti».
I 5 stelle aggiungono: «Sì riparta senza ambiguità. L’unico obiettivo sensato è costruire un consorzio/gestore unico totalmente pubblico». Sul piano tecnico il M5S chiede un percorso serio, competente e trasparente: «Siamo disponibili a confermare il consulente già individuato dall’Ato3, a patto che il mandato sia chiaro e finalizzato a un’unificazione realmente pubblica. Ancora meglio: riteniamo giusto valutare anche il consulente indicato dal Coordinamento marchigiano per l’acqua pubblica, che ha già maturato esperienze positive nell’Ambito territoriale di Cuneo su modelli di fusione e riordino efficaci». C’è poi un punto che per il Movimento 5 Stelle è inaccettabile: «Nell’ultima assemblea è stata ventilata l’idea di avanzare una proposta senza il parere preventivo della Corte dei Conti. Lo diciamo con chiarezza: è una scelta gravissima e irresponsabile». Infine, si chiedono i pentastellati: «i Comuni guidati dalla destra, che oggi hanno la maggioranza in Ato, accetteranno una soluzione davvero pubblica oppure continueranno a sostenere assetti che non risolvono la frammentazione e spalancano la porta ai colossi privati? Perché la conseguenza sarebbe chiara: privatizzazione dell’acqua e bollette più care. Su questo non faremo sconti: se qualcuno porterà i cittadini verso questo scenario, lo faremo sapere con nomi e cognomi».
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Io credo sarebbe più sensato partire dall’at. 53 della Costituzione Italiana che sancisce: tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. 1° bisogna eliminare tutti i carrozzoni politici parassitari 2° specificare con una lista quali sono effettivamente le spese pubbliche che la prima e proprio quella dell’acqua. poi facciamo che tutti possiamo concorrere al pagamento secondo la nostra capacità contributiva.