Via il vincolo dai locali della Primo Moretti:
il Tar “boccia” la Soprintendenza

MACERATA - Dopo una battaglia iniziata nel 2013, il tribunale amministrativo ha accolto la richiesta di Roberto Freddi, nipote del pilota, che oggi gestisce la concessionaria in corso Cavour: «Ricostruzione storica della famiglia che tralascia completamente un'analisi obiettiva degli elementi architettonici e strutturali dell'immobile»

- caricamento letture
Moto_Guzzi_Raduno_Primo_Moretti-36-1024x683-450x300

Un raduno di Moto Guzzi davanti ai locali di corso Cavour

Nessun vincolo di tutela sui locali della concessionaria Primo Moretti. Dopo una lunga battaglia iniziata nel 2013, il Tar si è finalmente pronunciato nei giorni scorsi dando ragione ai titolari della storica attività di corso Cavour, annullando il vincolo della Soprintendenza che impediva di modificare qualsiasi parte dell’immobile.

Una valutazione che impediva a Roberto Freddi, nipote di Primo Moretti e attuale titolare della storica rivendita di Moto Guzzi fondata dal pilota maceratese, assistito dall’avvocato Leonardo Teodori, di realizzare qualsiasi modifica ai locali ed errata sotto tre profili.

Il primo motivo denunciava l’insussistenza dei necessari requisiti per il riconoscimento della dichiarazione di interesse culturale, poiché l’istruttoria ministeriale si basava quasi esclusivamente sulla storia familiare dei Moretti e sulla loro attività commerciale, legata al marchio Moto Guzzi dal 1922, tralasciando una valutazione oggettiva degli elementi architettonici e strutturali dell’immobile.

leonardo-teodori-1-325x274

L’avvocato Leonardo Teodori

La relazione storico-artistica allegata al decreto, redatta dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici delle Marche, pur descrivendo in modo suggestivo le vicende della famiglia e l’importanza della vetrina su corso Cavour, riconosceva essa stessa le sostanziali modifiche subite dalla vetrina nel corso di un secolo, con la perdita degli elementi originari ad eccezione dell’insegna “Primo Moretti”. Secondo il ricorrente, né il negozio, caratterizzato da una struttura quadrangolare regolare con travi a vista, né la sottostante officina presentavano caratteri di originalità, storicità o pregio architettonico tali da giustificare la tutela.

Il secondo motivo eccepiva l’insufficienza e la lacunosità dell’istruttoria amministrativa, la quale aveva omesso di verificare l’effettiva sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge. Il ricorrente sottolineava come la Soprintendenza non avesse condotto accertamenti tecnici approfonditi sugli elementi materiali dell’immobile, basando invece la dichiarazione di interesse su una narrativa familiare e su una vetrina fortemente alterata.

Il terzo motivo configurava una violazione di legge e un eccesso di potere, derivante sia dal difetto di istruttoria che dalla falsità dei presupposti e da un’erronea valutazione dei fatti. In particolare, Freddi sosteneva che non sono assoggettabili a tutela le cose la cui esecuzione non risalga ad oltre 50 anni, argomentando che anche la vetrina, unico elemento parzialmente originario, aveva subito modifiche radicali nel tempo e non poteva quindi essere considerata un bene ultracinquantennale nella sua configurazione attuale.

maceratando-1-1-325x325

Primo Moretti

Il Tar ha accolto praticamente tutte le doglianze dell’attività, partendo dal principio generale secondo cui «la motivazione ministeriale si basa precipuamente su una ricostruzione storica della famiglia Moretti e sulla sua tradizione legata al marchio Moto Guzzi, tralasciando completamente un’analisi obiettiva degli elementi architettonici e strutturali dell’immobile – si legge nella sentenza pubblicata ieri – l’intera istruttoria, come emerge dalla relazione storico-artistica allegata al decreto, appare incentrata su aspetti affettivi e celebrativi, con riferimenti a “atmosfere senza tempo” e alla figura di Primo Moretti, senza però individuare concretamente quei caratteri di originalità, storicità e pregio artistico oggettivo che la normativa richiede espressamente per l’apposizione del vincolo. La stessa relazione ammette che l’unico elemento architettonico rilevato, la vetrina su corso Cavour, ha subito nel corso dei decenni radicali modifiche che ne hanno snaturato l’aspetto originario, conservando della configurazione iniziale soltanto l’insegna “Primo Moretti”».

La sentenza entra nel merito della situazione dei locali. «La pavimentazione, gli impianti elettrici e di riscaldamento sono di realizzazione recente, mentre la presenza di muri in cartongesso e di altri elementi moderni configura il negozio come un semplice spazio commerciale moderno – si legge ancora nella sentenza – la mera esposizione di fotografie storiche, trofei e coppe, nonché la disposizione “a spina di pesce” delle motociclette, costituiscono elementi di arredo che, per quanto suggestivi, non sono idonei a integrare i presupposti giuridici per la dichiarazione di interesse culturale, la quale deve fondarsi su caratteristiche intrinseche del bene immobile e non sulle attività che in esso si svolgono. L’amministrazione ha dunque operato una valutazione completamente fuorviata, confondendo il valore storico dell’attività commerciale e della famiglia con il valore artistico o storico-architettonico dell’immobile che la ospita».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Gianluca Ginella. Direttore editoriale: Matteo Zallocco
Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X