«Sette poliziotti andranno fuori regione,
così la questura va in sofferenza»

MACERATA - Damiano Cioppettini, segretario provinciale Siulp: «Il numero è del tutto sproporzionato e incide sulla sicurezza del territorio. Siamo preoccupati»

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Damiano Cioppettini, segretario provinciale Siulp

«La questura di Macerata sarà chiamata a concorrere alle aggregazioni, con l’invio di sette poliziotti, di cui quattro destinate in Trentino e tre in Friuli Veneta Giulia. Il numero è del tutto sproporzionato e incide sulla sicurezza del territorio. Siamo preoccupati». A lanciare l’allarme Damiano Cioppettini, segretario provinciale Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia), secondo cui questa scelta pesa in termini numerici sul personale della questura.

Secondo Cioppettini la decisione «dimostra, ancora una volta, come il dipartimento continui a non avere piena cognizione delle realtà medio-piccole, trattate come grandi strutture, senza alcuna valutazione concreta dell’impatto operativo che simili scelte producono sui territori.
La questura di Macerata è una realtà in cui gli organici lavorano costantemente “a incastro”, con un equilibrio estremamente fragile, già compromesso da carenze strutturali croniche. In questo contesto, aggregare sette unità non è un dato neutro, ma significa incidere in modo diretto e pesantissimo sulla sicurezza del territorio. In termini concreti, sette unità sono un numero del tutto sproporzionato, che rischia di ridurre la capacità di risposta».

Le criticità, secondo il segretario, già sono evidenti sul piano nazionale, dove «la polizia conta poco più di 90mila operatori, a fronte di un assetto ordinamentale che ne prevede circa 107mila. Continuare ad attingere dalle realtà più fragili significa scaricare sempre sugli stessi uffici il peso di scelte organizzative straordinarie, affrontate però con strumenti ordinari».

Il siulp di Macerata «ritiene pertanto urgente e non più rinviabile una revisione dei criteri di individuazione delle aggregazioni, affinché venga finalmente riconosciuta la specificità e la fragilità delle piccole e medie questure, che non possono continuare a essere considerate un serbatoio cui attingere senza limiti, mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini e la tenuta del sistema».



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