
L’assemblea a Unimc
«L’università deve essere un luogo di dialogo, non di sopraffazione. Il nostro ateneo non prenderà più parte a progetti europei che prevedano il coinvolgimento di istituzioni israeliane allineate con le posizioni del loro governo né stipulerà accordi diretti con esse». Così il rettore dell’Università di Macerata John McCourt commenta l’assemblea organizzata questa mattina sulla questione palestinese. All’inizio dell’assemblea c’è stata una protesta del collettivo Depangher che accusa l’ateneo di mantenere accordi con istituzioni israeliane.

La protesta del collettivo durante i primi minuti dell’assemblea
Sulla protesta interviene il direttore del dipartimento di Studi umanistici, Roberto Mancini: «Non è stata una iniziativa di facciata, innanzitutto, perché su questo tema come su altri analoghi ci impegniamo da tempo come università e come dipartimento – dice Mancini -.

Roberto Mancini
L’assemblea era per creare uno spazio di dialogo, soprattutto con i giovani, non certo per trattare da capro espiatorio rettore e università. Non è vero che hanno alleanze, convenzioni con istituzioni israeliane. Abbiamo sottolineato le possibilità concrete per il popolo palestinese che vanno da corridoi umanitari, a borse di studio ad azioni di controinformazione. In tutto l’assemblea è durata un paio d’ore. La protesta di Depangher c’è stata per i primi dieci minuti, poi se ne sono andati senza partecipare all’assemblea, a loro non interessa il dialogo».
L’ateneo sull’incontro: «il Dipartimento di studi umanistici ha sospeso le lezioni per consentire la massima partecipazione, e ha dato la possibilità a chiunque lo desiderasse di intervenire e di esprimere liberamente la propria posizione. Nei prossimi giorni ulteriori iniziative saranno organizzate negli altri dipartimenti. L’episodio di contestazione che ha accompagnato l’intervento iniziale del rettore McCourt non ha cancellato il senso profondo della giornata». In merito alle critiche rivolte all’ateneo, l’Università di Macerata ribadisce che «non ha mai avuto accordi diretti con università israeliane. L’unico progetto europeo, condiviso in passato con un ateneo di Israele, è terminato e non poteva essere interrotto unilateralmente».

Il rettore John McCourt
«È positivo – prosegue Mc Court – vedere un’aula piena di giovani, anche delle scuole superiori, che vogliono discutere di un’immane tragedia che scuote le coscienze. Significa che c’è desiderio di capire e di farsi carico di una responsabilità collettiva. Voglio essere chiaro: il nostro ateneo non prenderà più parte a progetti europei che prevedano il coinvolgimento di istituzioni israeliane allineate con le posizioni del loro governo né stipulerà accordi diretti con esse».
Il docente dell’Università ebraica di Gerusalemme, intervenuto la settimana scorsa in ateneo, ha preso una posizione critica verso la linea politica del proprio Paese. «Non possiamo respingere chi si espone a rischi reali per difendere la pace – aggiunge Mc Court –. Non dimentichiamo che figure pubbliche come il direttore d’orchestra Ilan Volkov o l’ex parlamentare Hanin Zoabi sono state arrestate per aver contestato la guerra a Gaza».
Macerata è uno dei soli 35 atenei italiani ad aver aderito al programma nazionale Iupals – Italian Universities for Palestinian Students, coordinato dalla Crui con il ministero degli Esteri, il ministero dell’Università e il Consolato d’Italia a Gerusalemme per garantire borse di studio a studenti palestinesi residenti nei Territori. Unimc ha scelto di aumentare a cinque le borse di studio finanziate, su appena 150 messe a disposizione in tutto il Paese.

Domani il Senato accademico sarà chiamato ad approvare una mozione voluta dallo stesso McCourt. «L’Università di Macerata condanna con fermezza sia le azioni terroristiche di Hamas sia le violazioni del diritto internazionale da parte del Governo di Israele, già documentate da Nazioni Unite, Corte Penale Internazionale e Unione Europea. Forte è la denuncia contro l’uso indiscriminato della forza che a Gaza ha causato migliaia di vittime civili, soprattutto donne e bambini, colpendo ospedali, scuole, sedi universitarie e persino operatori sanitari. Il documento non si limita alla denuncia, ma si traduce in impegni concreti: promuovere iniziative per diffondere una cultura di pace, vigilare sui partenariati scientifici per evitare complicità in violazioni del diritto internazionale, interrompere ogni collaborazione con istituzioni israeliane che non abbiano preso le distanze dalle politiche dei rispettivi governi, e aprire percorsi di accoglienza e mobilità per studenti e ricercatori provenienti dalle aree colpite».
Protesta Pro-Pal a Unimc, cori e striscioni alle spalle del rettore
Quello che mi meraviglia, partendo dai politici specialmente di Centro Destra ai docenti universitari, il tempo che ci hanno impiegato per comprendere la situazione ed iniziare a prendere le distanze da Israele, in primis Tajani e la Meloni.
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In questo agitarsi rancoroso personalmente mi è difficile distinguere gli atteggiamenti razzisti dalla faziosità politica
Io credo che di rancoroso non ci sia nulla, tantomeno di razzista. Qui c’è indignazione per un evento che può essere paragonato a quello che successe nella germania della seconda guerra, solo che le vittime ora sono i carnefici. Non credo ci sia ideologia che tenga, destra e sinistra. Per le persone di buon senso. I faziosi sono un’altra cosa, e purtroppo abbiamo tanti esempi. Ma sempre meno.
Semplicemente: Israeliani e Palestinesi hanno diritto ad avere le loro Nazioni.
Hamas, con le sue azioni violente, va condannata.
Netanyahu, con la sua reazione sproporzionata, va condannato.
Due Popoli, due Nazioni, senza violenza.
Infine, ogni manifestazione pacifica è condivisibile, ma in nessun caso sono da accettare frange violente e distruttrici.
Tutto il resto che si fa e si dice conta poco.
Le Università sono da considerarsi suolo pubblico e come tali non possono essere occupate per nessuno motivo (cit.).
Due pesi e due misure. Quelli che oggi manifestano pro-Palestina non hanno organizzato manifestazioni in piazza, o scioperi per la strage fatta da Hamas di giovani, famiglie intere, bambini e donne israeliane. Gli stesi però si indignano per brutalità della risposta di Israele facendone oggetto di manifestazioni e scioperi. La parola razzismo è dietro l’angolo è inutile chiudere gli occhi, considerando anche gli episodi di intolleranza verso cittadini israeliani in vacanza da noi. Mi sembra più che naturale pensare che le proteste e gli scioperi pro-Palestina, abbiano tutta l’aria di eventi pubblicitari per fini elettorali. Credo utili solo ad alcune fazioni e partiti per accaparrarsi un po’ di visibilità, sapendo a priori di non poter ottenere nulla di concreto a favore della Palestina. Quello però che ritengo grave è che non mi sembra che abbiano nulla da proporre di interessante ai Cittadini per venire incontro ai loro bisogni e alle loro aspettative. Osservo anche che tutto questo agitarsi, diciamo così, peserà sulle tasche dei contribuenti. Forse mi sbaglierò, ma mi chiedo se i lavoratori che scioperano per sostenere queste iniziative vedranno decurtata dallo stipendio la giornata lavorativa persa, mentre invece i promotori dello sciopero pro-Palestina, dirigenti sindacalisti e di partito non avranno nessuna decurtazione dalla loro busta paga? … Quella che una volta era chiamata “la maggioranza silenziosa” e che esiste ancora oggi, è costretta a subire ….
Che VERGOGNA studenti universitari, ignoranti che tifano e sostengono i terroristi PALESTINESI- HAMAS responsabili di ASSASSINI, STRAGI, DELITTI in Italia, Europa e Medio oriente?!!!!!!!
Bravo Rettore.