Bonifica basso bacino del Chienti
«Passerella elettorale a porte chiuse,
foto disgustose e inopportune»

CIVITANOVA - Il comitato guidato da Giuliana Venturini e Paolo Squadroni attacca il centrodestra: «Esclusi opposizione e cittadini, presentato un piano vecchio e già fallito come fosse una novità, i morti provocati dall'inquinamento non fanno ridere nessuno»

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Il sindaco Fabrizio Ciarapica alla presentazione del piano

di Laura Boccanera

Un piano operativo presentato senza opposizione, senza comitati, senza ambientalisti, «ma con i sorrisi di rito per le foto elettorali, foto inopportune e disgustose, come se fossero divertenti i morti da un inquinamento dovuto all’ingordigia di pochi ed alle omissioni di molti».

È questo il commento di Giuliana Venturini di Civitanova Unita e Paolo Squadroni di Nova Urbs, a seguito dell’annuncio fatto dal sindaco Fabrizio Ciarapica dopo l’incontro con Regione e Comuni interessati sulla questione del basso bacino del Chienti (leggi l’articolo). Un incontro che si è svolto in sala consiliare a porte chiuse e di cui è stato annunciato a riunione ultimata con toni entusiasti circa l’avvio del procedimento.

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La foto sorridenti a cui fanno riferimento i due attivisti Giuliana Venturini e Paolo Squadroni

Ma secondo i due referenti delle associazioni che si sono battute in prima linea con tanto di ricorso al Tar e pec e lettere inviate in Regione per tentare di riaprire la conferenza dei servizi per la bonifica e una discussione che sembrava ormai caduta nell’oblio, l’incontro è stato poco più che una passerella elettorale per mascherare l’immobilismo che regna sulla questione. Tanto più infatti che il “piano operativo” è un ritorno indietro a tentativi che già erano naufragati nel passato.

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Giuliana Venturini e Paolo Squadroni

«Non è che l’ennesimo spot pubblicitario del centrodestra in vista delle prossime elezioni regionali – ammoniscono Venturini e Squadroni – un progetto che riguarda un tema così importante come la salute dell’ambiente e delle persone in cinque comuni e due province, è stato illustrato senza invitare né i rappresentanti dell’opposizione né le associazioni ambientaliste né, tantomeno, i comitati cittadini che da tre anni stanno cercando di ottenere la bonifica. Più che ad un serio e fattivo programma di concreta soluzione di una problematica ampia e severa, la presentazione assomiglia ad un teatrino di figuranti imbastito a scopo di promozione politica, strumentalizzando una questione che riguarda la salute di tutti, per ottenere una finestra di visibilità personale, con l’aggravante di presentare, peraltro all’interno di una semplicistica e sommaria prospettazione un percorso di bonifica che non trova soluzione da oltre trenta anni».

I comitati hanno tentato la carta della giustizia amministrativa con i ricorsi al Tar che sono stati però bocciati e ai quali hanno fatto ricorso, ma hanno provato anche a tentare una via “diplomatica” con un’interlocuzione con la Regione che però non ha portato a nulla di nuovo: «Avevamo già bocciato la richiesta da parte della Regione ai Comuni di verificare la disponibilità dei proprietari dei siti contaminati ad attivare interventi – proseguono i due attivisti – perché ha lunghissime tempistiche e possibile rimpallo delle responsabilità, insieme ad un poco chiaro coordinamento delle varie azioni. Il rischio è che tutta la faccenda rimanga sul binario morto in cui giace dal fallimento dell’ultimo tentativo di bonifica nel 2009, dopo che l’inquinamento venne scoperto 33 anni fa».

«Deve essere la stessa Regione Marche, come indicato addirittura dalla relazione finale dell’inchiesta svolta dalla commissione parlamentare nel 2016, a gestire direttamente la bonifica dell’area, vista la mancata individuazione dei responsabili dell’inquinamento e la mancanza di risorse in capo ai cinque Comuni e due Province interessate. Il percorso per realizzarla dovrebbe partire dalla convocazione della conferenza dei servizi, come sancito dalla corrente normativa, per il raggiungimento di un accordo di programma tra le amministrazioni interessate, da cui far scaturire un progetto esecutivo. Velleitario e comunque secondario, a 33 anni dai fatti, rispetto all’urgenza indifferibile della bonifica, appare anche riproporre l’avvio di indagini per individuare i responsabili dell’inquinamento, strada già percorsa in passato e risoltasi, dopo anni di accertamenti e processi, in un “tana libera tutti” degli iniziali nove indiziati, visto che, come sancito dalla relazione finale dell’inchiesta svolta dalla commissione parlamentare nel 2016, non si sono voluti trovare gli inquinatori».

 

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