
Luca Buldorini, vice presidente ella Provincia di Macerata
di Gianluca Ginella
Diffamazione ad un consigliere comunale, condannato a 500 euro di multa il vicepresidente della Provincia, Luca Buldorini, esponente della Lega. La sentenza oggi al tribunale di Macerata. La questione riguardava un post pubblicato su Facebook che per l’accusa prendeva di mira l’allora consigliere comunale Danilo Monticelli. Il legale di Buldorini: «L’imputato non è stato sentito, compromesse le garanzie difensive».
Il processo si è svolto davanti al giudice Domenico Potetti. L’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, contesta a Buldorini di aver offeso Monticelli, che all’epoca dei fatti era anche direttore dell’Ufficio postale di Appignano. Per l’accusa, Buldorini avrebbe pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto dell’immagine del consigliere con un’auto della polizia ed un uomo che mima il gesto di apporre le manette. I fatti risalgono al 31 dicembre 2021. Monticelli si è costituito parte civile, assistito dall’avvocato Laura Bozzi. Oggi il pm ha chiesto la condanna a sette mesi. Il giudice ha deciso per una condanna a 500 euro di multa e al risarcimento di mille euro alla parte civile oltre alle spese legali.
L’ex segretario provinciale della Lega, dopo la sentenza ricostruisce la vicenda e l’origine del post. «Sono stato querelato non una, ma due volte, per un articolo, a mio giudizio privo di qualsiasi intento polemico o diffamatorio – dice Buldorini -, nel quale segnalavo il grave scandalo per la comunità appignanese, connesso alla mancata ricostruzione della Inrca di Appignano ed alle incongruenze amministrative di questa incresciosa vicenda. Osvaldo Messi e il consigliere con delega all’ente Falconi Danilo Monticelli si sono sentiti chiamati in causa dal post nel quale constatavo il mancato mantenimento di una promessa fatta dagli stessi pubblicamente. Dopo quasi 20 anni, nonostante i proclami di politici locali che hanno gestito la vicenda, non è stata ancora costruita la nuova casa di riposo di Appignano, ed al suo posto seguita ad esserci un enorme buco in un terreno in stato di abbandono, nonostante le rassicurazioni fatte all’apertura del cantiere nel febbraio 2019, secondo cui l’opera doveva essere terminata e riconsegnata alla comunità entro ottobre 2021. Trovo davvero singolare che, chi come l’ex sindaco (il riferimento è a Messi, ndr) è espressione di una fazione politica che grida ai bavagli alla informazione, presenti due querele a chi, da politico e da cittadino, chiede risposte ad un inspiegabile ritardo nella esecuzione di un’opera strategica. È anche grave che chi si è sentito leso – continua il vicepresidente della Provincia -, abbia omesso di ricordare che al momento del passaggio di proprietà dell’immobile non vennero apposti termini per l’esecuzione dell’opera, che rappresentava il corrispettivo della vendita, ad oggi mai riscosso. Insomma, a distanza di 20 anni, l’amministrazione è priva dell’immobile e l’opera non è neppure iniziata. Con il mio legale valuteremo ogni strada da perseguire per accertare la verità, con piena fiducia nell’operato della magistratura».

L’avvocato Paolo Giustozzi
«Oggi si è celebrato il processo a carico di Luca Boldrini in cui, per la prima volta e in maniera del tutto inusitata, ho assistito – dice l’avvocato Paolo Giustozzi, legale di Buldorini -, ancorché da spettatore, alla mancata ammissione dei testimoni della difesa con il giudice che, dopo aver sentito la persona offesa costituita parte civile e senza avvertire la necessità di sentire l’imputato su una vicenda che si è trascinata per anni e per cui era stata avanzata richiesta di riunione con altro procedimento per i medesimi fatti, ha emesso sentenza di condanna. In sostanza, l’imputato è stato privato del diritto di confutare le dichiarazioni della persona offesa; unica meritevole, per il giudice, di apportare un contributo conoscitivo dei fatti. Ci si trova di fronte ad una inaccettabile compromissione delle garanzie difensive in quanto è stato impedito all’imputato di difendersi provando e non si comprendono le ragioni per cui se tutto era dimostrato o dimostrabile documentalmente perché si è proceduto con l’esame della sola persona offesa. Tutto ciò risulta in contrasto con i diritti garantiti dalla Costituzione e con il contenuto dell’articolo 6 della Carta dei diritti dell’uomo, attendiamo di leggere le motivazioni per ogni ulteriore e più opportuna valutazione».
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