Triathlon estremo in Norvegia,
Massimo Tiberi tra i “sopravvissuti”
«Pazzesco anche solo esserci»

POLLENZA - Il 50enne triatleta ha concluso al 111esimo posto il Norsemen Xtreme. Solo in 250 possono gareggiare e la metà viene estratta a sorte. C'è chi attende anni per poter partecipare. E' una delle competizioni più dure del mondo: 3,8 chilometri a nuoto in un fiordo, 180 chilometri in bici con 3mila metri di dislivello e 42 chilometri di corsa. La figlia Cecilia lo ha accompagnato: «Ha provato a iscriversi per gioco»

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Massimo Tiberi sul traguardo col figlio Luca

di Marco Pagliariccio

In 5mila, da 101 Paesi del mondo, hanno sognato anche solo di partire. Erano in 250 sulla linea dello start. In 160 sono arrivati al traguardo senza sforare nei check point a tempo che si trovano lungo il percorso. Il Norseman Xtreme è una delle gare di triathlon estremo più dure del mondo. L’edizione 2024 si è disputata il 3 agosto come sempre nel sud della Norvegia e quest’anno, tra coloro che sono riusciti a completare l’impresa, c’è anche il pollentino Massimo Tiberi.

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Massimo Tiberi

Ha chiuso al 111esimo posto tra i 130 uomini (solo nove italiani) arrivati al traguardo, distanziato di circa 5 ore dal vincitore, lo svedese Sebastian Norberg. Ma vincere non è l’unica cosa che conta in una competizione del genere, che prevede 3,8 chilometri di nuoto in solitaria nelle acque gelide del fiordo di Eid, di fronte al paesino di Eidfjord, seguiti da 180 chilometri in bici (con 3mila metri di dislivello da fare) prima della conclusione con una corsa di 42,2 chilometri con ascesa finale sul Monte Gaustatoppen, uno dei luoghi più iconici della Scandinavia. Insomma, una competizione per atleti dalla resistenza d’acciaio e con una preparazione a dir poco certosina. E Tiberi è stato tra questi.

A seguirlo nell’impresa i figli Luca e Cecilia, che hanno fatto parte del team che l’ha supportato lungo tutto il percorso: la gara, infatti, non prevede uno staff ufficiale che segue gli atleti, che devono organizzarsi autonomamente.

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«Per mio padre è stato sbalorditivo già solo sapere di poter partecipare – spiega Cecilia Tiberi – si era iscritto quasi per scherzo: sta imparando a usare il pc e per fare una “prova” delle sue abilità, si è iscritto al sorteggio. Infatti ogni anno ci sono così tante richieste per partecipare al Norseman che una quota di partecipanti accede dopo aver accumulato punti del circuito Ironmen durante l’anno, ma l’altra parte viene selezionata un anno prima della gara attraverso un sorteggio in diretta mondiale durante il quale vengono pescati i partecipanti per l’edizione dell’anno successivo. Viene fatto così perché, per motivi di sicurezza, non si possono accogliere le richieste di tutti e lo si fa con così tanto anticipo per dare modo a chi viene sorteggiato di avere il tempo di prepararsi. Il giorno del sorteggio lui non stava nemmeno guardando la diretta: è stato un suo amico a seguirla e a scoprire che era stato sorteggiato. C’è gente che ci prova da anni senza riuscirci, lui invece al primo colpo ce l’ha fatta».

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Il pollentino, 50 anni, tesserato con l’Olimpia Camerino, pratica il triathlon da una decina d’anni. Ma era alla prima esperienza con una gara di questo tipo, che eccede e non poco rispetto al triathlon classico. «Ha avuto necessità di fare una preparazione molto specifica, perché le distanze sono molto più lunghe del triathlon classico e soprattutto al Norseman c’è un grande dislivello – continua la figlia – ad allenarlo è stato Alberto Cambio, che a sua volta aveva partecipato alla gara nel 2023. Lo ha preparato seguendolo da vicino sia a livello di preparazione fisica, sanitaria e di controllo dell’alimentazione, ma si andava comunque un po’ a scatola chiusa, visto che comunque mio padre prima di partire ha provato solo un ironmen, mentre aveva provato più volte i combinati, ossia le accoppiate nuoto-bici, nuoto-corsa e bici-corsa in giornate consecutive».

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La famiglia Tiberi è sbarcata in Norvegia già a fine luglio per qualche giorno di acclimatamento prima della gara. «E’ stato un bene farlo soprattutto per il nuoto, che è la frazione più delicata visto che lì non c’è nessuno a fare da supporto e l’acqua, visto che siamo in un fiordo, è a temperatura di circa 14 gradi – aggiunge Cecilia – non a caso il grosso dei ritiri, una trentina, sono avvenuti già lì. Durante i tragitti in bici e di corsa, invece, potevamo affiancarlo noi in macchina e dargli gel, sali minerali e altro per rifocillarsi e soprattutto evitare i crampi e la disidratazione. È stato un grande orgoglio riuscire a completare un’impresa del genere».

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