Manzi: «Mi piace il progetto Bonaccini
Voto online? Dibattito lunare
E nel Pd Marche più fiducia gli uni negli altri»

INTERVISTA alla deputata dem maceratese, dopo la direzione nazionale che ha definito le regole delle primarie per la segreteria nazionale: «La necessità principale è ricostruire e tenere insieme tutte le anime, partendo da quell’ambizioso e importante progetto politico che è stato l’Ulivo». Dopo l'endorsement per il governatore dell'Emilia Romagna e un'analisi sulla situazione del partito regionale, la stoccata al sindaco della sua città: «Parcaroli come un domatore di leoni a causa delle numerose difficoltà che discendono dalla sua maggioranza»

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Irene Manzi

 

di Luca Patrassi

Caro gazebo ti scrivo, l’online sarà per la prossima volta. Ieri sera la direzione nazionale del Pd, sotto la guida di Enrico Letta, ha definito le regole per lo svolgimento delle prossime elezioni primarie che porteranno alla scelta del nuovo segretario nazionale e dei nuovi organismi locali. La fase congressuale nazionale dovrà essere definita entro il prossimo 26 febbraio, dunque anche i circoli territoriali Democrat dovranno mettersi in movimento da subito. Cosa si muove? A parlarne è Irene Manzi, presente ieri alla riunione romana di casa Dem, deputata, già vicesindaco di Macerata e un recente passato di possibile segretaria regionale unitaria del Pd Marche.

Manzi, come è andata ieri?
«Si è arrivati a una soluzione necessaria per uscire dall’impasse, quello sul voto online mi è sembrato un dibattito lunare, non penso dovesse essere il tema principale su cui confrontarsi: bene che si sia trovato un compromesso sul voto online limitato a singole situazioni. Dico che, anche alla luce degli anni che abbiamo lasciato alle spalle con il Covid, è bene incontrarsi dal vivo, creare momenti di incontro e di confronto».

Quale è lo scenario di riferimento di questo congresso?
«Viviamo un momento non semplice per il Pd, ci sono movimenti politici che puntano a lanciare una golden share sul nostro elettorato, quindi si tratta di un congresso importante per ritrovare il senso dello stare insieme, la bussola della partecipazione che deve coinvolgere per primi i nostri iscritti ed i cittadini che prenderanno parte alle primarie. Rilevo che sono stati in 18mila a rispondere alle questioni poste dal partito per il tramite di un questionario chiamato La bussola, 18mila persone- iscritte e non, poche o tante che siano-  che ci fanno capire che- nonostante tutto- resta forte la volontà di parlare e confrontarsi sui temi concreti, sulle prospettive del nostro partito. Dovremmo iniziare a parlare di quello che vorremo essere, di questioni concrete in contrapposizione a quello che non sta invece facendo questo Governo. Dobbiamo riuscire a coinvolgere ed appassionare chi ci guarda con interesse ed attenzione».

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Uno scatto di Irene Manzi dai banchi di Montecitorio

Appassionare, va bene, ma il Pd a chi guarda dal punto di vista delle alleanze?
«In questo momento deve guardare a se stesso, prima dobbiamo definire quale deve essere l’obiettivo, impegnarci contro le diseguaglianze, declinare le idee in proposte concrete, prima di tutto dobbiamo pensare a quello che dobbiamo essere noi, il tema delle alleanze viene dopo, da protagonisti e non da gregari di altri».

Bene, la deputata di riferimento del Pd marchigiano con chi crede sia utile schierarsi nella corsa alla segreteria nazionale?
«Questo è un ragionamento che ho voluto fare dandomi del tempo, la necessità principale è ricostruire e tenere insieme tutte le anime che lo hanno fondato, partendo da quell’ambizioso e importante progetto politico che è stato l’Ulivo ( il cui simbolo non a caso è nel simbolo del Pd): la persona in grado di lavorare su questa ampia prospettiva credo sia Stefano Bonaccini».

Il pericolo che è invece da evitare?
«L’obiettivo è che il congresso non si limiti solo ad un posizionamento o a una conta tra le classi dirigenti. Quello che ci apprestiamo ad affrontare è una tappa fondamentale per la ripresa del Pd. Penso che la crisi del Pd sia un problema anche per il Paese: se si indebolisce una forza di centrosinistra che ha una certa idea del Paese, si mette in crisi anche l’idea dell’alternanza».

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Stefano Bonaccini

Cosa incarna Bonaccini?
«Un modello di società più equa che ha costruito governando l’Emilia Romagna, intervenendo sulle diseguaglianze, sullo sviluppo della regione».

Il suo augurio per il Pd delle Marche?
«Situazione di una difficoltà maggiore, non da oggi, del resto il partito è commissariato: penso che dobbiamo imparare a fidarci gli uni degli altri, superare le difficoltà che sono rimaste intatte dalla sconfitta regionale 2020, farci carico insieme del partito. Penso che si possa arrivare a una soluzione unitaria o ad una con più candidati, l’importante è che le contrapposizioni del 2020 vengano superate, stiamo ancora guardando lo specchietto retrovisore, dobbiamo imparare a stare insieme».

Ci sarà Irene Manzi alla guida del Pd delle Marche?
«Irene Manzi c’è per dare una mano, come sempre, un anno fa non si è riusciti a trovare unitarietà sul mio nome, non vedo un cambio di condizioni al momento».

Chi vede bene nel ruolo?
«Una persona capace di fare sintesi con la voglia di dare un contributo al partito, una sollecitazione importante è quella arrivata con il manifesto dei Giovani Democratici delle Marche, chi ha ruoli di responsabilità deve provare a trovare una soluzione, sarò un’idealista ma da qualche parte dobbiamo cominciare».

Lei parla di contrapposizioni del 2020, ma è tempo di pensare al prossimo turno elettorale.
«Nelle Marche siamo al giro di boa della giunta Acquaroli: dobbiamo cominciare a pensare prima ancora che al candidato governatore ma alla regione che vogliamo immaginare e costruire ».

Nella sua Macerata, cosa succede, politicamente guardando?
«Vedo il sindaco Parcaroli impegnato alla stregua di un domatore di leoni a causa delle numerose difficoltà che discendono dalla sua maggioranza. Non so se vorrà o meno ricandidarsi, il nostro obiettivo dovrà essere quello di costruire un’alternativa seria ed efficace rispetto all’attuale deludente ed inadeguata amministrazione».

 

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