Lo “Yesterday” di Lucrezia Ercoli,
la filosofia della nostalgia:
nata dai soldati oggi vive sui social
LIBRI - La filosofa Lucrezia Ercoli ha presentato a Macerata il suo ultimo saggio in cui studia la nostalgia attraverso i fenomeni pop guardando a Kant. «Ho cercato di mettere alla prova il “metodo Popsophia”, cercando di rintracciare gli "eterni ritorni" che sono all’origine della storia e identità. “Ieri” ci manca perché è passato, non perché fosse felice»

Lucrezia Ercoli presenta il nuovo saggio “Yesterday. Filosofia della nostalgia”
di Francesca Marchetti (Foto di Fabio Falcioni)
Lucrezia Ercoli, docente e filosofa maceratese ha presentato ieri per la prima volta al pubblico il libro “Yesterday. Filosofia della nostalgia”, edito da Ponte alle Grazie, nella Sala Castiglioni della biblioteca Mozzi Borgetti a Macerata. Il saggio parte dal famoso brano dei Beatles per studiare la nostalgia analizzandola nei fenomeni di massa, come i social network, le serie tv, la musica, il cinema e la moda. Il libro segue i recenti “Dieci passi all’inferno” e “Chiara Ferragni. Filosofia di una influencer”. Ideatrice e direttrice artistica del festival Popsophia, Ercoli è anche ospite fissa del programma di Rai5 “Terza pagina” con Licia Troisi.
«In queste pagine ho cercato di mettere alla prova il “metodo Popsophia”, cercando di rintracciare gli “eterni ritorni” che sono all’origine della storia e identità – ha spiegato Lucrezia Ercoli -. La nostalgia del passato ci accompagna come esseri umani ma dobbiamo guardare il presente con gli occhi bene aperti e cercando di ricucire dei fili con il passato con la letteratura, l’arte, la poesia, non solo con la moda vintage e i fenomeni pop che guardano allo “ieri”.
Dove nasce la nostalgia e perché è ineluttabile? Walter Benjamin diceva che il rapporto con la realtà è sempre mediato, anche la retina è un medium e così oggi lo è smartphone e quindi la realtà cambia in modo radicale. Non bisogna cadere in un’interpretazione nostalgica dei “bei tempi andati” o dello “si stava meglio quando si stava peggio”, le nuove generazioni subiscono quelle precedenti che pensano di aver vissuto l’unica vera vita. Il giovane pensa che il futuro è immerso nella nebbia, pensa che sarà peggiore di quello dei genitori. Il “non lo so” è la chiave con cui ciascuno di noi si approccia al domani, forse per questo la nostalgia ci è così chiara, perché sappiamo chi siamo stati nel passato ma è difficile prevedere chi saremo nel futuro. Bisogna imparare a tramontare per vivere l’alba e la rinascita, bisogna avere consapevolezza della nostalgia che è delicata e potente, ci fa ammalare, struggere, può renderci statici e può paralizzare. La chiave è la consapevolezza».
Ivana Schiaffi, insegnante di italiano di Ercoli, era presente all’evento e ha espresso la stima verso la sua ex allieva. «”Il passato non è mai stato così presente”. Con queste parole Lucrezia apre il libro, lei è una filosofa molto appassionata, curiosa, operosa. Quando ho preso il libro eravamo all’inizio della guerra, nel pieno di una caduta nell’inumano e quindi mi ha molto colpito, perché in un periodo del genere c’è ancora chi crea cose belle che possono rendere la nostra vita migliore».
Alla presentazione del libro ha partecipato anche Gianni Giuli, psichiatra e direttore del dipartimento delle dipendenze patologiche.
«Lucrezia indaga il tema della nostalgia in un modo accessibile a tutti. Freud dice che la prima forma che viviamo è la nostalgia del corpo della madre, quando eravamo al sicuro. La nostalgia è anche ambivalente oltre che inevitabile: ci proietta nel futuro o ci chiude nel rimpianto a seconda di come la viviamo, anche in amore. Poi c’è la memoria digitale dei nostri tempi, che è molto potente. Ma perchè quando scattiamo una foto abbiamo ancora il “clic” della macchina analogica e il viraggio al seppia per modificarla?»

«Visto che ho scritto anche della coppia Ferragni/Fedez, posso portare come esempio quello che sta succedendo in questi giorni – ha proseguito Ercoli -. Fedez ha detto “Mi sono reso conto che ho costruito un album dei ricordi, e l’ho condiviso con voi, oggi lo guardo e gioisco di quei momenti che anche voi conoscete”. Oggi che sta male e che vive una crisi, riguarda le foto che ha postato come album virtuale, anche se stava vendendo un prodotto. Quindi nel massimo dell’artificiale, lo smartphone, ci può essere autenticità, la vita vera».
«Il libro è stato scritto durante la pandemia ed è uscito all’inizio della guerra in Ucraina – ha specificato la filosofa -. Eravamo quindi in piena nostalgia della normalità, un’esplosione imprevista e drammatica che ci ha fatto capire come le cose cambiano a seconda del nostro sentimento. È diventato splendido lo “ieri” non perchè fosse felice ma perchè potevamo fare le cose più banali e oggi no.

La nostalgia nasce nel 1688 quando un medico svizzero visita dei soldati e riscontra una patologia senza nome che li fa spegnere perchè vivono il dolore per il ritorno, che è il desiderio primo della nostalgia e ha a che fare con la guerra perché ci strappa dal luogo che chiamiamo casa. Il mio libro è molto virato al pop, alla musica, cinema, fotografia, ma il punto d’inizio è stato un brano di Kant, che dice che la nostalgia del soldato non ha cura, non basta tornare a casa perché il soldato non è più la stessa persona di prima. La nostalgia è una malattia inguaribile, ma non è una malattia dello spazio, è del tempo. Oggi ripensiamo agli anni passati come luminosi ma a pensarci bene contengono anche dei traumi pazzeschi, come l’11 settembre, quindi c’era il buio, la catastrofe anche nei bei tempi andati. Il pericolo non è costituito dagli smartphone, oggi lo è la nostalgia dei popoli e delle nazioni. Nell’eterno ritorno degli spettri del passato, dei due mondi, della “grande Russia”, le evocazioni di un’epoca in cui ci si è pensati forti quindi felici muovono gli eserciti e la distruzione».