Una storia d’amore lunga 11 anni,
Di Gioia saluta il Casette Verdini:
«Questa sarà per sempre casa mia»

PRIMA CATEGORIA - Lo storico capitano degli amaranto ha comunicato la decisione alla squadra e alla società che lo hanno voluto omaggiare con uno striscione: "Ci hai colmato Di Gioia"
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Lo striscione del Casette Verdini per omaggiare Di Gioia

 

di Mirko Silla

Nel calcio di oggi è sempre più raro trovare storie romantiche come quella tra Giuseppe Di Gioia ed il Casette Verdini, con un rapporto durato ben 11 anni. Lo scorso weekend l’attaccante ha segnato l’ultima rete con la maglia amaranto, entrando a pochi minuti dalla fine e riuscendo a fare ancora la differenza, procurandosi e trasformando il calcio di rigore che ha chiuso la partita. Un addio sofferto quello dell’ormai ex capitano, dettato soprattutto dalla sua voglia di giocare: «Ho preso e comunicato la mia decisione mercoledì scorso, annunciando che quella di sabato sarebbe stata la mia ultima partita con la maglia del Casette Verdini. Ovviamente non è stata una decisione presa a cuor leggero, ma lo spazio per me era veramente ridotto e a volte non riuscivo neanche a subentrare. Nonostante i miei 42 anni, ho tanta voglia di giocare e di divertirmi, anche perché mi sento ancora in forma ed in condizione di far bene». Nessun attrito con la società e con il presidente Paolo Pasquali, che hanno a malincuore accettato e rispettato la decisione del loro capitano, omaggiandolo insieme a tutti i giocatori di uno striscione che recita “Ci hai colmato Di Gioia, Casette non dimentica”, a testimonianza dell’affetto e della stima reciproca tra società e calciatore. L’attaccante non ha ancora deciso dove continuerà la sua carriera: «Al momento non ho avuto contatti con nessuno perché la ferita é ancora aperta, se c’è la possibilità di rimanere in Prima categoria ben venga perché é un bellissimo campionato, ma la mia prerogativa è giocare e divertirmi”.

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Giuseppe Di Gioia

Qual è il tuo ricordo più bello degli 11 anni col Casette Verdini?

«I ricordi meravigliosi sono tantissimi, ma ovviamente quelle che rimangono più impresse nella memoria di un calciatore sono le vittorie, perciò se dovessi scegliere un momento dico l’anno 2011-2012, in cui abbiamo non solo vinto il campionato di Prima categoria, ma anche il titolo regionale e la Coppa Italia. Sono riuscito a contribuire segnando 15 reti, perciò la soddisfazione è stata sia a livello personale che di squadra. Eravamo un gruppo molto unito guidato da un grande allenatore come Matteo Ruffini, persona con cui ho stretto un rapporto che va oltre quello calcistico».

Qual è stata la tua gioia più grande e quale, invece, la tua più grande delusione in maglia amaranto?

«Un’emozione forte che ho provato è stata sicuramente sempre in quella stagione, 2011-2012, in cui nella partita decisiva per la vittoria del campionato contro Santa Maria Apparente ho segnato dal dischetto il gol che ci ha permesso di fare il salto di categoria. La delusione più grande, invece, è stata qualche anno fa, quando abbiamo pareggiato per 1-1 a Muccia in una semifinale playoff dove abbiamo anche sbagliato un rigore. Avevamo tutti i mezzi per poter vincere e giocarci la finale e ricordo di aver provato grande amarezza e rammarico per non essere riusciti a portare a casa quella partita».

Nei tanti anni che hai trascorso a Casette, com’è stato il rapporto con compagni, allenatori e società?

«Ho un ricordo super positivo di tutti i ragazzi con cui ho giocato e con alcuni di loro ho affrontato più di qualche battaglia. Mi vengono in mente in particolare Emiliano Menghi ed Ernesto Ruani. Anche con tutti gli allenatori ho sempre avuto un ottimo rapporto, ma ce ne sono due con i quali ho costruito una relazione speciale che sono, il già citato Matteo Ruffini e Daniele Marinelli. Con loro ho avuto ed ho tutt’oggi un legame che va oltre quello calcistico ed oltre i ruoli di allenatore e calciatore. Per me sono due grandi amici. Il rapporto con la società invece è sempre stato ottimo ed oggi, se possibile, lo è ancora di più. Il presidente, i dirigenti e i tifosi del Casette Verdini rappresentano per me una famiglia. Non li ringrazierò mai abbastanza e credo che mi abbiano dato molto di più di ciò che sono riuscito a dare loro. Sono persone straordinarie a cui vorrò per sempre bene».

Quando deciderai di appendere gli scarpini al chiodo, vedi per te un ruolo da dirigente o da allenatore?

«Credo proprio di sì. Sono una persona che ha vissuto e vive di calcio, è un mondo che amo e che non voglio mai abbandonare. Abbiamo già accennato qualcosa col presidente Pasquali e non è detto che un giorno le nostre strade non si possano rincontrare. Ora però voglio ancora giocare ed è un po’ presto per affrontare questi discorsi».

 

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