Artigiani di tamburello per un giorno,
a lezione di folclore con MarcheCraft:
«Questi strumenti sono vivi e ci parlano»

ECO TURISMO - Marco Meo, musicista di Caldarola e maestro costruttore degli strumenti della tradizione marchigiana, mostra le sue creazioni e insegna come produrre piccoli capolavori come le "gnacchere" marchigiane. È tra i collaboratori del progetto che mira a valorizzare e far conoscere i custodi di mestieri unici nel mondo
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Marco Meo, musicista e artigiano esperto nella creazione di strumenti tradizionali marchigiani come il tamburello e la gnacchera, nella sua officina di Caldarola

 

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di Leonardo Giorgi

«Il tamburello è uno strumento vivo, parla, cambia, ha un suono diverso negli anni e anche nel tempo di un concerto. È un prodotto della terra marchigiana, un nostro tesoro». Nell’officina di Marco Meo a Caldarola, non si fa fatica a credere che effettivamente, quando si intaglia il legno di acacia dei Sibillini, si stendono le pelli lavorate e si lavora a mano (anzi «a mani», come dice Marco, «perché ce ne vogliono due per lavorare») il materiale seguendo un procedimento che si è rispettato e rinnovato nei secoli, in realtà si sta alimentando il fuoco delle tradizioni, dando vita a uno strumento che ha il suono della terra marchigiana e allo stesso tempo il suono unico di uno strumento che non sarà mai uguale a un altro. Il musicista e maestro costruttore di tamburelli e gnacchere (le nacchere marchigiane), Marco Meo, ha 39 anni ed è uno degli artigiani che collaborano al progetto MarcheCraft. La piattaforma MarcheCraft ha lo scopo di far conoscere mestieri e tradizioni lontane attraverso un turismo che vada a valorizzare gli artigiani del posto. Fondato da Federico Brocani, il progetto è attivo dal 2017 e negli anni ha portato turisti da ogni parte del mondo a conoscere il “cuore pulsante della Regione Marche” attraverso pacchetti di esperienze dirette. Esperienze che possono prendere le forme più disparate, come le forme dei prodotti artigianali che attraverso MarcheCraft si possono creare (e portare a casa) e delle pietanze tipiche che si possono degustare a seconda della destinazione. 

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Meo mentre suona una delle sue creazioni più particolari, il tamburello con i sonagli in legno

Nel caso del mastro artigiano Meo, discendente di una famiglia che da generazioni custodisce canti, danze e poemi della tradizione orale maceratese, la spiegazione e l’illustrazione dei passaggi della creazione di un tamburello è precisa e suggestiva, anche se un tamburello artigianale non si può certo costruire in un giorno («quando si diventa bravi», spiega Marco, «e si hanno i materiali, è un processo che dura circa una settimana»). Ma una coppia di gnacchere sì: i piccoli e suggestivi strumenti a percussione composti da due pezzi di legno appaiati e diffusi (in forme diverse) in tutto il mondo sono protagonisti del folklore marchigiano e, sotto la guida di Marco, si può assistere all’evoluzione di un pezzo grezzo di acacia o ulivo in una gnacchera funzionante e dal suono distintivo. Mettere mano agli strumenti e incavare il legno sembra un’impresa impossibile, ma sotto la guida dell’artigiano anche un bambino può sentirsi il falegname migliore del mondo. Il tutto grazie anche alla passione di Meo, altamente contagiosa e palpabile per chiunque lo abbia incontrato attraverso MarcheCraft: «Il mio destino era nella musica – racconta Marco, che milita anche nella band Lu Trainanà e che, dopo il terremoto del 2016 che ha stravolto completamente la sua vita, ha stretto ancora di più il legame indissolubile con il folklore -. Fin da bambino ero appassionato di musica popolare. Non si può studiare come si fa un tamburello artigianale. È qualcosa che si impara parlando e incontrando tantissime persone, come gli anziani che suonavano il tamburello alle feste, e poi soprattutto si procede per tentativi. Si prova a replicare un tamburello che si è visto da qualche parte, si fanno errori su errori, ci si ferisce le dita, e poi, alla fine, si ha il primo tamburello vero e proprio. Ma attenzione, gli errori fanno parte dell’arte e della musica. Un “tamburello sbagliato” può diventare un nuovo strumento e a me è successo spesso. D’altronde si tratta di strumenti poveri, nati inizialmente da contadini che non sapevano nulla di musica e che, nonostante tutto, hanno creato un’arte. Mi piace sperimentare e nel tempo ho potuto scoprire alcuni segreti importanti su questi strumenti». L’essere musicista ha permesso a Marco di creare tamburelli speciali, dai tratti avveniristici, allo scopo di soddisfare esigenze specifiche. Dopo la spiegazione e la dimostrazione artigianale, Marco mostra alcune delle sue ultime creazioni (come l’inedito tamburello con i sonagli in legno e il tamburello “a led” con caratteristiche sonore aggiustate per un progetto legato alla musica elettronica) e, immancabilmente, anche le sue abilità musicali vere e proprie. Tra terzine e battiti a velocità maniacale e precisione metronomica, Marco passa le dita sulla pelle tesa ed ecco che si sente il famoso urlo del tamburello marchigiano: ha ragione, è vivo per davvero.

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