Stop alle discariche in provincia,
21 sindaci vogliono una nuova assemblea

RIFIUTI - L'obiettivo è annullare la delibera d'ambito con cui si individuavano i siti idonei in attesa dell'aggiornamento del Piano regionale. Tra i non firmatari Mariano Calamita (Appignano): «Rimaniamo coerenti con la posizione presa l'anno scorso e ci confronteremo in sede di una nuova convocazione»
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discarica

 

di Francesca Marchetti

I sindaci del maceratese hanno raggiunto un accordo per quanto riguarda la richiesta di convocazione in tempi brevi dell’assemblea d’ambito per mettere all’ordine del giorno la proposta di annullamento delle delibere 9 e 10 del 26 giugno 2020 con cui si erano individuati i possibili siti per una nuova discarica.

I Comuni che hanno sottoscritto la richiesta sono: Apiro, Camerino, Civitanova, Corridonia, Esanatoglia, Loro Piceno, Macerata, Matelica, Mogliano, Montecassiano, Montefano, Montelupone, Monte San Giusto, Monte San Martino, Petriolo, Pioraco, Pollenza, Recanati, Sant’Angelo in Pontano, San Severino Marche e Treia. Nei mesi scorsi i sindaci di Recanati e Montefano avevano sottolineato l’urgenza di fermare il piano di individuazione delle discariche nell’ambito territoriale maceratese, riscontrando l’appoggio di molti comitati e residenti ambientalisti.

La proposta di convocare l’assemblea d’ambito e annullare gli atti nasce dalla dalla delibera di Giunta della Regione numero 160 del 22 febbraio 2021, con la quale si è stabilito di dare l’avvio ad un percorso tecnico-amministrativo di aggiornamento del Piano regionale di gestione dei rifiuti (Prgr), fermo al 2015. E di procedere anche all’adeguamento alle nuove direttive comunitarie riguardanti il cosiddetto “pacchetto economia circolare”, inserito tra l’altro come asse prioritario nel piano del Recovery Fund.  La Giunta ha adottato la delibera anche in virtù del fatto che il Piano di gestione dei rifiuti è una condizione per accedere al Fondo europeo di sviluppo regionale e al Fondo di coesione.

Nella richiesta dei sindaci vengono anche elencate alcune criticità del territorio della provincia, nonostante i buoni risultati della raccolta differenziata: l’insufficiente dotazione impiantistica per la valorizzazione delle frazioni raccolte in modo differenziato e da avviare a recupero (prima fra tutte la produzione di bio metano), le basse prestazioni degli impianti di valorizzazione esistenti, l’eccessivo ricorso allo smaltimento in discarica come fase terminale del ciclo gestionale e la necessità di adeguare diversi sistemi di gestione delle attuali discariche alle più recenti normative in tema di emissioni e di gestione sostenibile.

Mariano Calamita, sindaco di Appignano, uno dei non firmatari della richiesta, ha spiegato la sua posizione: «Abbiamo già votato favorevolmente durante l’assemblea che si è svolta a giugno 2020, rimaniamo coerenti con la posizione presa e ci confronteremo in sede di una nuova convocazione».

 

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