La carica dei 398 genitori per le mense:
«Parcaroli fermi la sperimentazione»

MACERATA - Istanza inviata al sindaco tramite avvocato da parte del movimento che chiede lo stop del restyling del servizio in cinque scuole della città: «Non abbiamo ancora notizie degli studi sulla sicurezza né comunicazioni sulla data di inizio che dovrebbe essere il primo marzo»
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La protesta dei genitori in piazza della Libertà il 15 febbraio

 

di Federica Nardi

Quasi 400 sottoscrizioni, 30 giorni per rispondere da parte del sindaco Sandro Parcaroli e il punto interrogativo sulla data di inizio. Non arretra di un passo la battaglia del movimento “Salviamo le mense di Macerata”, che ora ha messo le carte in mano a un avvocato per ottenere chiarimenti e, possibilmente, lo stop dell’inizio della sperimentazione che andrebbe a ridisegnare il servizio mensa in cinque scuole della città.

«C’è un po’ confusione tra i genitori, dal giorno del Consiglio comunale non ci è arrivato nessun tipo di informazione se si partirà o meno il primo marzo – dice una delle componenti del comitato -. Abbiamo quindi inviato l’istanza al sindaco con cui si chiede la sospensione della sperimentazione, istanza a cui per legge è obbligato a rispondere entro 30 giorni». L’istanza è firmata da 398 genitori che hanno figli nelle scuole coinvolte dal restyling del servizio: Mameli, Liviabella, De Amicis, Frank e Villa Serra.

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Katiuscia Cassetta

L’intenzione dell’amministrazione, affidata alle spiegazioni dell’assessora Katiuscia Cassetta negli scorsi Consigli comunali, è quella di lasciare il primo piatto cucinato in loco, mentre secondo piatto e condimento sarebbero centralizzati in mense più grandi e poi trasportati a stretto giro nelle altre scuole. Con un risparmio di circa 60mila euro annui, che poi corrisponderebbero ad alcune unità di personale che vanno in pensione e che non verranno sostituite perché centralizzare parte del servizio richiederà meno personale di quello attuale.

A preoccupare i genitori, come specificato nell’istanza, sono varie questioni. In primis il grande punto di domanda sulla qualità del servizio: «Somministrare cibi preparati in precedenza e riscaldati ore dopo non è sinonimo di qualità, o, quanto meno, non può raggiungere la medesima qualità dei cibi preparati e somministrati nell’immediatezza o dopo un minimo intervallo di tempo». A seguire la sicurezza: «Dall’ultimo incontro virtuale tra genitori e amministrazione dell’11 febbraio è emerso che il Comune ha dato mandato per una consulenza circa modi, tempi e controlli del trasporto cibi, oltre che sul monitoraggio della qualità degli stessi. Ancora non si è a conoscenza dei dati di tale studio». Tra i profili di criticità sollevati dai genitori anche il fatto che la sperimentazione potrebbe indurre altre famiglie a non scegliere più quelle scuole. E che parte della scelta di una scuola avviene anche in base a fattori come le caratteristiche del servizio mensa. La lamentela è che le famiglie firmatarie hanno scelto di iscrivere i figli in quelle scuole anche per la mensa interna e che cambiare le carte in tavola a metà anno scolastico produrrebbe «pregiudizi e inefficienze del servizio assicurato agli alunni».

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