Il vescovo Nazzareno Marconi nella chiesa di San Giorgio per la messa di Natale
La favola di Natale di Nazzareno Marconi, vescovo della diocesi di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia, quest’anno è dedicata ai due animali più famosi della Natività: il bue e l’asinello. Una favola a tutti gli effetti, come quelle a cui ormai ha abituato i fedeli il vescovo che all’omelia classica ha sempre preferito quella in versione favolistica.
Nazzareno Marconi
Al contrario degli auguri di Natale inviati alle scuole nessuna lettura politica, né riferimenti (nemmeno metaforici) alla difficile situazione che il territorio vive in questa festività in zona rossa a causa delle norme anti Covid. Il vescovo ha pronunciato l’omelia nella messa delle 18,30, nella chiesa di San Giorgio. Un orario diverso e location diversa a causa del coprifuoco che ha lasciato alle Diocesi come unica possibilità quella di anticipare la tradizionale messa di mezzanotte che negli ultimi anni, da quando il sisma ha reso inagibile il Duomo, si era sempre tenuta all’Abbadia di Fiastra.
Di seguito il testo completo della Favola di Natale 2020.
La mattina inoltrata del giorno di Natale si svegliarono insonnoliti, groppa a groppa, dentro la stalla di Betlemme ormai vuota. L’asino e il bue ci misero un poco a rendersi conto che quella mattina nessuno era venuto all’alba per condurli al lavoro.
Quella si presentava come una strana e davvero imprevista giornata di festa. D’altra parte anche la notte era stata strana e così piena di imprevisti che i due non avevano neppure avuto modo di presentarsi.
«Piacere – disse il primo –, sono l’asino di Nazareth e lavoro per Giuseppe il falegname». «Io – rispose l’altro – sono il bue di Betlemme e tiro il carro del padrone di questa stalla, cha trasporta le cose dai campi a Gerusalemme». Mentre parlava sentì una fitta di dolore al groppone e si ricordò perché la notte prima aveva maledetto quel falegname, quando lo aveva svegliato e spinto in fondo alla stalla, per fare un po’ di posto a sua moglie che stava per partorire.
«Ieri – cominciò dando voce ai suoi pensieri – ho tirato un carro pesantissimo, pieno di pietre per un cantiere di Gerusalemme e tornato alla stalla avevo un solo pensiero fisso, lì tra le corna: dormire in pace, dopo un lavoro così pesante che avrebbe abbattuto anche un bue».
Anche l’asinello che aveva vissuto una giornata durissima rispose: «Dopo giorni di viaggio da Nazareth a Betlemme, ci mancava solo quell’avanti ed indietro per le viuzze di questo buco sperduto di paesino alla ricerca di un alloggio, senza trovarlo, per poi finire stipato in questa piccola stalla, groppa a groppa con un bue tutto sudato, che non profumava certo di viole». Ma subito aggiunse: «Scusami…», mentre i grandi occhi del bue lo fissavano offesi, per la storia del profumo di viole. «Il fatto è che sono un asino e le asinerie mi vengono in bocca con grande facilità». Era un asino simpatico ed ambedue si fecero una sonora risata, che la gente avrebbe scambiato per un raglio e un muggito, ma era una risata. Perché quei due erano, nel fondo del cuore, davvero felici di tutto quello che avevano vissuto.
La luce, il primo vagito del Bambino, poi il canto dal cielo che sembrava di angeli, la venuta dei pastori e poi, chiamata da loro, della gente semplice di Betlemme. Così: chi di giorno aveva chiuso la porta in faccia a Maria e Giuseppe, in quella notte luminosa, vergognandosi un poco, aveva aperto le braccia e portato un dono. Chi un pane, chi un panno morbido per avvolgere il Bambino. Addirittura c’era anche chi aveva dato un po’ di fieno alle due bestie e aveva riempito di acqua pulita il secchio della stalla.
Poi se ne erano andati portando con loro Maria, Giuseppe ed il Bambino a cui, con la buona volontà di tutti, avevano trovato una piccolo alloggio. Sembrava che quella nascita avesse reso tutti più buoni.
«Forse sarà che sono un somaro – disse l’asinello di Nazareth –, ma la gente non è cattiva. Solo che quando corrono come matti da un posto all’altro, o vivono sempre curvi sotto il peso della vita, finiscono come noi: sbattono schiena contro schiena ma non si guardano negli occhi. È per questo che non vedono la fatica e la sofferenza dell’altro». Ed il bue, scuotendo la testa, pensò che in tutto il mondo proprio a lui doveva capitare come compagno di stalla un asino filosofo… ma tutto sommato poteva andargli peggio. Buon Natale.
(foto di Fabio Falcioni)
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È nato Gesù nel mio Cuore? È venuto per me, per noi. Sono contento, buon Natale Gesù.
«Bue ed asino non esistevano; nacquero da un genitivo plurale frainteso da un asino monaco traduttore. Quando costui scrisse “tra due animali” anziché “tra due età”, i due animali si materializzarono, con perplessi ragli e mugghi».
https://www.ilpost.it/2016/12/11/presepe-bue-asinello-errore-traduzione/
Negli ultimi mesi, mi par di scorgere, un certo affaticamento pastorale del nostro vescovo.
Eravamo abituati a ben altre parabole ed interventi.
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Dopo anni e anni di prediche, di sicuro, avrà avuto nel bagaglio un certo numero di canovacci da tirare fuori nelle occasioni giuste.
Da esperto comunicatore qual è avrà avuto dei soggetti e sceneggiature che (modificando pochi dettagli) potevano essere usati oggi in una città e (più o meno uguali) di nuovo in un’altra città qualche anno dopo…
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Ed invece, da alcuni mesi, sembra che dentro la valigia della sua esperienza sia rimasto ben poco.
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Uscite sempre più politiche e meno pastorali, un continuo, poco riflessivo, a volte sbracone endorsement verso chi ha preso (anche grazie a lui) lo scettro della città.
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Un vescovo che sembra aver perso, un pochino, la sua stella cometa: sta aspettando un incarico più importante?
Gli anni e le prediche cominciano a farsi sentire?
Da OltreTevere, dopo aver dato l’appoggio a Silvio, ora è giunto l’ordine di appoggiare il Capitone?
Per fortuna che c’è Francesco a rendere onore al Cattolicesimo ed ai suoi valori perché aspettarsi qualcosa di sensato da questo Vescovo è umanamente impossibile. L’unico chiaro riferimento va all’omelia di Don Leonesi che cerca di scusare come un’asineria pronunciata con grande facilità da un”Asino”!Un vero “Politico” di oggi!
Appunto, Poloni, ed è incomprensibile come le autorità politiche e la stampa e l’opinione pubblica non si mobilitino per riservare a un soggetto così fragile e prezioso come Bergoglio la precedenza nella campagna vaccinale.
È così,ma non è incomprensibile il perché! Anzi è fin troppo chiaro se un ateo come me ne apprezza la sua preziosità umana che proprio i “cattolici”invece non percepiscono!Che Dio salvi il Papa!
…campagna vaccinale o…campagna elettorale!? gv
D.io vuole che il denaro migri in Australia.
https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/pell-sospetto-ndash-perche-vaticano-sono-stati-256549.htm
http://umsoi.org/2017/12/vaticano-il-piu-piccolo-e-ricco-stato-del-mondo/