Truffa, abuso d’ufficio e peculato:
Pazzaglini rinviato a giudizio

IL SENATORE della Lega imputato per le donazioni ai terremotati di Visso. Oggi si è svolta l'udienza davanti al gup. Processo al via il 25 gennaio, sotto accusa anche l'ex presidente della Croce rossa vissana, Giovanni Casoni. L'ex sindaco si difende: «Ho rinunciato a 70mila euro tra rimborsi e indennità e ne avrei rubati 10mila? Accuse del pm completamente infondate»
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Giuliano Pazzaglini

 

di Gianluca Ginella

Donazioni per i terremotati di Visso, rinviati a giudizio il senatore Giuliano Pazzaglini e l’ex presidente della Croce rossa vissana, Giovanni Casoni. Questa mattina si è svolta l’udienza davanti al gup Domenico Potetti del tribunale di Macerata. I legali dei due imputati, gli avvocati Giuseppe Villa e Giancarlo Giulianelli (per il senatore) e Maurizio Ballarini, per Casoni, hanno chiesto il non luogo a procedere, contestando le accuse che vengono rivolte ai loro assistiti. Il giudice Domenico Potetti ha rinviato invece a giudizio entrambi, al 25 gennaio del prossimo anno. Al processo accusa e difesa si confronteranno e sarà fatta chiarezza su quanto contestato a Pazzaglini, che era stato indagato nella sua veste di sindaco di Visso, e Casoni.

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Giovanni Casoni durante una cena della Lega

Sono riassunte in una decina di pagine di capo di imputazione le contestazioni mosse al senatore Pazzaglini e a Casoni. Al centro dell’indagine della Guardia di finanza, coordinata dal procuratore Giovanni Giorgio, ci sono tre punti chiave: le donazioni per aiutare i terremotati di Visso tramite alcune donazioni, l’intervento di Pazzaglini – dice l’accusa – per non far finire i soldi sui conti del Comune ma a due società a lui riferibili, e appunto le due società. Queste sono la Sibil iniziative srl, gestita da Giovanni Casoni, amico di Pazzaglini, e la Sybil project srl di cui il senatore (fino al settembre 2018) e lo stesso Casoni, erano co-amministratori. Il senatore della Lega deve rispondere di abuso d’ufficio, peculato e truffa. Casoni di abuso d’ufficio.

Il senatore Pazzaglini, dopo il rinvio a giudizio, ha pubblicato un lungo video sul suo profilo Facebook per dire la sua. «Ho sempre detto che non avrei spostato la mia difesa sui social, ma visto quanto si è parlato a sproposito sulla vicenda ritengo necessario fare chiarezza su quanto realmente accaduto» dice il senatore che sulle contestazioni spiega che «Dopo un esposto dell’opposizione di Visso la procura mi processa per circa 35mila euro, che avrei fatto guadagnare “in modo ingiusto” (abuso di ufficio), per 2mila euro che ho utilizzato per un pagamento per una iniziativa (truffa) e per 10.300 euro di cui mi sarei impossessato (peculato). Per queste accuse ho subito un sequestro preventivo di oltre 45mila euro. Prima di entrare nel dettaglio dei capi di imputazione voglio però precisare una cosa. È stato accertato anche che non ho chiesto rimborsi per circa 20mila euro, ed è anche vero che ho rinunciato all’indennità prevista per i sindaci dei comuni terremotati.

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Il senatore Pazzaglini durante la diretta Facebook

In soldoni significa che avrei dovuto avere 70mila euro a cui ho rinunciato perché a carico del Comune. È plausibile quindi che potendo avere del tutto legalmente 70mila euro io ne abbia rubati 10mila e fatti guadagnare 35mila in modo ingiusto? Ognuno si dia la sua risposta. È evidente comunque che non sarà questa la mia difesa in tribunale, dove potrò dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio la correttezza del mio operato». Pazzaglini dice che vuole iniziare sin d’ora a dimostrare la sua innocenza e in base alle carte del fascicolo d’accusa «Ritegno questo un elemento fondamentale, quello che mostrerò ora (sul video di Facebook, ndr), che già basterebbe a scagionarmi da ogni accusa, non è un qualcosa che ho fatto a mio vantaggio, ma frutto delle indagini della Finanza».

Il senatore continua: «Le accuse si articolano in 10 capi di imputazione, 5 relativi alla pedalata per la Sibilla, 3 per il mercatino dei commercianti, 2 per le iniziative. Questo è un primo elemento fondamentale per capire come sono andate le cose. Se il pubblico ministero avesse avuto una accusa sostenibile avrebbe portato avanti quella, in tempi rapidi puntando ad una condanna che avrebbe potuto anche comportare l’interdizione dai pubblici uffici. Invece ne porta avanti 10, completamente infondate, facendo sì che tra anni, quando sarò assolto, non interesserà più a nessuno. Per la pedalata sono processato per 5 donazioni per un totale di 20.600 euro. Qualcuno potrebbe contestare la cifra ma si trattava di un evento complesso con più iniziative, quindi è ora irrilevante decidere se costato troppo o poco. Il fabbisogno totale, se non avessimo lavorato in economia e con mezzi propri, avrebbe superato i 30mila euro. Secondo l’accusa la pedalata l’ha organizzata la pro loco e i 20mila euro non sarebbero stati usati per quello. In un caso (4.250 euro) dice che sono serviti per comprare un furgone (in realtà comprato qualche mese prima e saldato 4 giorni prima della donazione. Negli altri 4 casi non dice nulla riguardo la destinazione. Guardando però il bilancio della pro loco non c’è traccia di tale onere. E leggendo le deposizioni di chi ha aiutato la pro loco emerge che loro hanno organizzato la seconda edizione. Questa invece era la prima, pagata appunto con le donazioni». Affermazioni che Pazzaglini sostiene passo passo mostrando allegati durante la diretta Facebook. Sulle donazioni del mercatino «La più importante è quella di 91mila euro di Emilbanca. Secondo l’accusa ho permesso che venisse realizzata una sovrafatturazione di 4.300 euro.

pazzaglini-donazione-2-650x397La Finanza non riconosce 2.650 euro dell’impianto elettrico perché secondo loro pagati dalla pro loco. Nonostante il loro tesoriere abbia dichiarato che loro avevano utilizzato lo stesso elettricista per un secondo intervento e che abbiano pagato solo quello. Non solo quindi l’accusa è del tutto infondata, ma non capisco nemmeno perché se da accertare sono 2.600 euro me ne siano stati pignorati il doppio per tale accusa. Poi c’è la donazione dei motociclisti. Anche in questo caso non riconoscono le spese effettuate perché secondo l’accusa sostenute in parte dalla pro loco. La pro loco però è subentrata 5 mesi dopo e loro hanno pagato quello che hanno fatto da quel momento, non quello che era stato fatto prima. Anche qui poi non capisco perché, se la finanza non riconosce una parte delle spese sostenendo, erroneamente, che se ne è fatta carico la pro loco, perché mi processa e pignora per l’intero importo della donazione? La terza donazione di 10mila euro è contestata e basta. Secondo l’accusa non è stata utilizzata dalla società che l’ha incassata per le casette. Senza però dire nemmeno chi avrebbe allora effettuato quegli interventi. Che sono stati fatti e sono sotto gli occhi di tutti». E ancora, prosegue Pazzaglini, «Due donazioni riguardano le iniziative, di quella famosa di 16mila euro per la pista di pattinaggio in parte ho già detto in un’altra occasione. Secondo l’accusa ho fatto guadagnare un “mio amico e socio in un’altra società” 742 euro. La pista era da montare, è stata data alla Pro loco montata e operativa quindi perché i 742 euro (se a qualcuno la cifra suscita perplessità evidenzio che era tutto quello che avevamo) non sarebbero giustificati? La seconda donazione riguarda 2mila euro destinati alle iniziative. Secondo l’accusa non sarebbero stati utilizzati per questo. Iniziative che però sono state fatte, ma secondo l’accusa non è vero». Pazzaglini conclude dicendo: «Ovviamente la mia difesa sarà molto più articolata e completa».

(Ultimo aggiornamento alle 17)

 

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