L’avvocato si riscopre chef:
«La mia quarantena tra i fornelli»
E Parcaroli “reinventa” Vere Italie

TESTIMONIANZE DA CASA – Giancarlo Giulianelli racconta lo stop lavorativo e le giornate di isolamento: «Resto ottimista ma per noi a partita Iva comincia a essere un problema, non esco dall'11 marzo». Il titolare del ristorante del centro sta ideando un servizio porta a porta per reimpiegare parte del personale e continua ad andare in ufficio per la logistica di Medstore: «Noi riusciamo a sopperire, ma capisco benissimo che non è una situazione semplice»
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Giancarlo Giulianelli ai fornelli

 

di Federica Nardi

Dalle aule di tribunale ai fornelli di casa. «La mia attività è tutta bloccata, per cui mi trovo a combattere dentro casa con i figli e passo il tempo soprattutto cucinando, è il mio hobby». Parola di Giancarlo Giulianelli, avvocato penalista di Macerata che racconta a Cm questi giorni di quarantena, tra alti e bassi e la preoccupazione per il futuro. «Ho sempre una vena di ottimismo, speriamo che finisca presto», dice Giulianelli, che spiega «sto a casa dall’11 marzo, non ho più messo piede in studio e quindi la mia attività, che principalmente è di penale, è tutta bloccata. Compresi gli appelli, tutto sospeso. Per cui mi trovo a combattere dentro casa con i figli, con i problemi della scuola a distanza. Fortunatamente ci sono maestre che li tengono impegnati». Giulianelli ha due figli, di cui uno frequenta il Convitto. «Ringrazio la scuola perché è stata tra le prima ad attivarsi subito per fare lezioni via computer, via Skype. E so che l’istituto scolastico si è anche impegnato a offrire a chi non aveva la possibilità dei computer in comodato gratuito. Per quanto ci riguarda siamo stati molto contenti del modo in cui il Convitto ha affrontato questa emergenza. Lo sottolineo perché se lo meritano proprio, insegnanti e parte amministrativa». Come passano le giornate? «Leggo libri, guardo la televisione, soprattutto cucino, è il hobby. Faccio di tutto, dai filetti di ombrina, fish and chips per i bambini con il merluzzo sfilettato da me, il ragù tradizionale. Ho comprato la farina perché voglio fare la pasta». La preoccupazione c’è, «per noi a partita Iva comincia a essere un problema. Già è difficile farsi pagare normalmente, con 600 euro non è che ci tiro avanti.Adesso ci arrangiamo con quello che abbiamo, speriamo gradualmente si ritorni alla vita di tutti i giorni».

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Stefano Parcaroli

Sempre a Macerata invece  l’imprenditore Stefano Parcaroli si divide tra il lavoro a Med store che va avanti completamente rivoluzionato per l’emergenza coronavirus e un piano per ricominciare a lavorare con Vere Italie, il ristorante del centro storico che come tanti altri ha dovuto sospendere l’attività. «Mentre per Med non abbiamo i negozi aperti ma stiamo lavorando tanto sia sull’e-commerce e dando supporto al mondo delle scuole per la didattica a distanza e alle aziende per lo smart working, sul lato ristorazione purtroppo è tutto fermo. Non facevamo una cucina adatta all’asporto quindi non stiamo offrendo il servizio. Stiamo pensando però di ripartire con un servizio di consegna a domicilio della spesa sui prodotti che trattiamo, tutti marchigiani e di una certa qualità. Speriamo nel giro di una settimana di far partire questo servizio tramite Vere Italie. Ci sarà un reimpiego di personale, non tutto purtroppo. I cuochi al momento sono in cassa integrazione. Per fortuna lo Stato ci sta supportando, quindi ci lamentiamo fino a un certo punto. Il punto sarà quando ripartiremo. Per tanti altri capisco che è un momento difficile. Gli affitti, fornitori da pagare, metà mese di stipendio, le utenze, spese insomma che quando non sei più aperto non è semplice coprire. Noi riusciamo a sopperire, ma capisco benissimo che non è una situazione semplice». Parcaroli riflette sul fatto che «un po’ tutti ci stiamo reinventando… il lavoro è tutto da remoto, tante lezioni e corsi online, tante dirette live. Io fisicamente mi alterno un po’ tra casa e azienda perché avendo la logistica aperta devo aprire e chiudere. Però sono l’unico che va in ufficio, gli altri vanno a turni alterni con sanificazione ogni sera degli ambienti, mascherine e distanze di sicurezza. In magazzino sono sei persone che si alternano più io in ufficio, gli altri tutti in smart working da casa». Anche se lavorare da casa non è sempre semplice, a causa dei problemi tecnici della rete internet: «In Italia adesso più che mai si fa sentire la differenza tra zone più evolute e zone che sono rimaste indietro, qui a Macerata alla fine ti connetti, nell’entroterra è più difficile. In Italia non siamo ancora tutti alla pari da questo punto di vista».

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