Ospedale dedicato al Coronavirus:
pazienti trasferiti, Camerino preoccupata
«Togliete servizi a un territorio fragile»

RICOVERI a Macerata e San Severino, lungodegenza probabilmente a Cingoli. Il direttore generale Asur Nadia Storti ha spiegato la necessità della scelta per contenere i contagi. Cittadini e istituzioni hanno manifestato le loro perplessità durante una riunione dai toni accesi. Il sindaco Sborgia: «Ancora una volta alla popolazione della montagna già duramente colpita dal terremoto viene chiesto un sacrificio»
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Angelo Sciapichetti, Nadia Storti e Sandro Sborgia durante la riunione di oggi pomeriggio nella sede Contram

 

di Monia Orazi

Un fulmine a ciel sereno, quando a metà giornata si scopre che a Camerino non si faranno più ricoveri, se non per pazienti affetti da Coronavirus. Resterà operativo solo il pronto soccorso per le emergenze, ma chiunque poi sarà ricoverato a Macerata o San Severino, a seconda del problema. Tanti i cittadini della zona montana preoccupati, perché il presidio più vicino spesso sarà a 40 o 50 km di distanza. Cinque ospedali nelle Marche saranno dedicati esclusivamente al trattamento dei pazienti affetti da Coronavirus, che nei casi più gravi causa infezione respiratoria acuta, trattabile solo con il ricovero in terapia intensiva. Saranno uno per area vasta: Fano, un’ala di Torrette di Ancona, un padiglione dell’ospedale di Fermo e San Benedetto. Per l’Area vasta 3 la scelta è ricaduta su Camerino, in una riunione terminata stanotte all’una e mezza, la valutazione è stata fatta dai vertici dell’Azienda sanitaria unica regionale e dalla Regione, senza che nessuno a Camerino e dintorni ne venisse a conoscenza. Stamattina le prime comunicazioni ai pazienti, parte un giro di telefonate, chi sta meglio se ne torna a casa, i pazienti del reparto di medicina iniziano ad essere trasferiti oggi pomeriggio a San Severino, gli altri a Macerata.

Iniziato il trasferimento dei pazienti dall’ospedale di Camerino

Le prime conseguenze sono che a San Severino si è riaperto il quarto piano, tra oggi e domani arriveranno i 18 pazienti di medicina ricoverati a Camerino, sarà allestito un reparto di medicina ex novo, ci saranno anche i pazienti della cardiologia di Camerino, la lungodegenza con ogni probabilità sarà trasferita a Cingoli. I reparti di chirurgia e ortopedia, saranno trasferiti momentaneamente a Macerata. Al centralino un’infermiera telefona a metà giornata a tutti coloro che nei prossimi giorni avrebbero dovuto fare visite ed esami, tutto chiuso a Camerino. L’ospedale diventerà un centro di riferimento esclusivo per il trattamento da Coronavirus, i posti letto di terapia intensiva dagli attuali otto diventeranno 24, le quattro sale operatorie saranno attrezzate con ventilatori appositi, per mantenerle “a pressione negativa”, in modo da non far propagare il virus, ci saranno tre medici infettivologi ed uno pneumologo, dalla prossima settimana.

L’ingresso dell’ospedale di Camerino

Il reparto di medicina ospiterà i “sub-intensivi”, i pazienti meno gravi così chiamati dai medici, ci saranno kit per il tampone necessario a diagnosticare il Coronavirus, senza dover rivolgersi a Torrette. Dopo anni di tagli alla sanità, con reparti soppressi e ridimensionati, l’ospedale di Camerino si rivela strategico per gestire un’emergenza senza precedenti. Alle dieci di questa mattina esperti dell’Asur sono a Camerino, atterrati da un elicottero, per un primo sopralluogo, le persone che li vedono iniziano ad allarmarsi. In breve si convocano i responsabili dei reparti, per affrontare la sfida di un’emergenza che non si sa quando avrà fine. A mezzogiorno, come riferito da lui stesso, viene contattato il sindaco di Camerino Sandro Sborgia e messo a conoscenza di una decisione già presa, incontrando Nadia Storti ed i responsabili di area vasta. Il primo cittadino chiede spiegazioni e in fretta e furia ha convocato per oggi pomeriggio alle 16 una riunione a cui hanno preso parte l’opposizione, i rappresentanti di vari comuni montani, il rettore Unicam Claudio Pettinari, il vescovo Francesco Massara, alla presenza del direttore generale Asur Nadia Storti e dell’assessore regionale Angelo Sciapichetti. Tre ore di discussione accesa nella sala riunioni del Contram che ospita il Comune, sono servite a spiegare le ragioni della scelta, ma anche le prime forti perplessità di alcuni cittadini, che hanno urlato la loro contrarietà, con toni accesi di fronte a Storti e Sciapichetti.

A spiegare perché è stato scelto Camerino, è stata la dottoressa Storti: «Abbiamo la necessità di contenere i contagi da virus, altrimenti se si continuano a mettere insieme malati di Covid 19 con persone non contagiate, il rischio è di dover chiudere reparti ed isolare gli ospedali. Non abbiamo tempo per allestire posti di terapia intensiva a San Severino, ci vorrebbe un mese. A Macerata ci sono reparti come emodinamica che seguono le emergenze da tutelare, poi sia a Macerata che Civitanova si fanno i parti e a Civitanova c’è pediatria. Camerino ha l’impiantistica adatta ad ospitare la terapia intensiva, sale operatorie a pressione negativa utile a non far propagare il virus, una sarà riservata all’emergenza di chi è stato contaminato dal virus. Ci stiamo attrezzando con luoghi di cura riservati a chi ha il Coronavirus, per tutelare la salute pubblica e curare i cittadini, si potranno fare solo interventi chirurgici in via di urgenza, traumatologia ed oncologia, tutto il resto è sospeso. Le attuali terapie intensive sono piene, i posti letto sono standard in rapporto alla popolazione, ora ne servono almeno l’1,5 per mille in più. Una volta terminata l’ermergenza tutto tornerà come era prima. Avere una struttura che riesce ad intubare rapidamente è una garanzia». A confermarlo una telefonata del presidente regionale Luca Ceriscioli alla stessa Nadia Storti.

«Stiamo affrontando un’emergenza sanitaria senza precedenti che non sapremo quando finirà – spiega Sciapichetti, unico assessore regionale dalla costante presenza nel territorio montano – non si può fare un processo alle intenzioni, il presidente del consiglio ha fatto una conferenza stampa alle due di notte, come se fossimo in tempo di guerra, nemmeno i sindaci erano informati di essere in zona rossa. Durante un’epidemia succedono cose inenarrabili, in via precauzionale allestiamo dei posti letto, per non farci trovare impreparati, speriamo che non ci servano. Ceriscioli ha preso l’impegno di mettere nella delibera di giunta che si riunirà domattina, che finita l’emergenza a Camerino torneranno tutti i servizi che c’erano prima. Il rettore ha chiesto delle compensazioni, ma il governo non ci ha detto come agire»

Le REAZIONI – Salta sulla sedia il rettore Pettinari e si preoccupa di una scelta che non tutela la gente del posto: «Si sta togliendo qualsiasi tipo di servizio sanitario in un territorio dove la gente è anziana, ho mille e 400 persone a dormire nei collegi, o me li chiudete tutti e li mando a casa o garantite i servizi. Ci sono persone che vengono da altre nazioni, state togliendo servizi ad un territorio fragile, inadeguato per qualsiasi tipo di intervento, la struttura ospedaliera più vicina è a 50 chilometri, meglio scegliere una struttura diversa non utilizzata. Vanno attuate subito delle compensazioni, perché altrimenti è un danno enorme per questo territorio».

Ha detto il sindaco di Camerino Sandro Sborgia: «A noi non è stato lasciato nessun margine su tale decisione, è stata già presa. Ho convocato questa riunione per la necessità di capire perché sia stato scelto Camerino. Ci è stato assicurato e sarà formalizzato in giunta regionale con un atto, che i servizi attuali torneranno una volta finita l’emergenza. Ancora una volta alla popolazione della montagna già duramente colpita dal terremoto viene chiesto un sacrificio ed essa mostra grande solidarietà, ma siamo preoccupati per la perdita dei reparti trasferiti ed il timore di eventuali contagi, in una zona che ne è priva. Ci riuniremo tra sindaci ed intraprenderemo ulteriori iniziative».

Il sindaco di Fiuminata Vincenzo Felicioli ha invitato a predisporre una struttura alternativa in cui offrire servizi a chi non è affetto da Coronavirus. Il sindaco di Pieve Torina Alessandro Gentilucci ha detto che ci sono tanti anziani, che vivono nelle Sae, non sono autonomi e non possono spostarsi, inoltre si rischiano contagi in un territorio senza malati al momento. Filippo Sensi, consigliere di Visso, ha chiesto di potenziare i servizi territoriali, già critici dopo il terremoto, con un poliambulatorio ed il trasporto di emergenza. Il vescovo Massara ha invitato a tenere tutti una linea comune, a tenere presenti le esigenze delle fasce più deboli e di un territorio già provato dal terremoto. Renzo Marinelli, sindaco di Castelraimondo, ha ricordato i tagli di vent’anni, ricordando che è sempre la zona montana a subire scelte negative. Per Gianluca Pasqui e Roberto Lucarelli dell’opposizione è scandaloso non aver concertato la scelta con il territorio ed andavano valutate alternative. Un medico di famiglia della zona ha detto che «così si uccide la sanità nel camerinese, dove mando io i miei pazienti?». Un dirigente d’azienda privata ha ricordato come nel management aziendale, mai si sceglie di portare una crisi in un reparto che ne è privo.

Diversi cittadini che hanno assistito alla riunione hanno protestato a voce alta, un uomo andando davanti a Sciapichetti e a Nadia Storti ha detto «avete dichiarato guerra alla montagna, cosa state facendo, è una decisione scellerata», rovesciando poi una sedia per la rabbia. «Avete solo fatto tagli, ora vi facciamo comodo, poi quando ci saranno i morti ci verrete voi a salutarli», hanno detto altri due cittadini dal fondo della sala.

Interviene con una nota  Paolo Arrigoni, coordinatore regionale della Lega: «Se in tutti questi anni Ceriscioli non avesse chiuso ben 13 ospedali certamente non ci saremmo trovati in questa condizione, e la scelta di reparti specializzati per la lotta contro questo e altri tipi di virus sarebbe stata meno drammatica e più agevole. Qualora però la Regione dovesse confermare la scelta di Camerino, dopo l’emergenza Coronavirus si impegni al massimo a tutelare la montagna e le sue popolazioni, non solo nel bloccare lo smantellamento dei diversi nosocomi regionali ma anche nel rinforzare gli ospedali, soprattutto quelli dell’entroterra».

L’ospedale di Camerino centro di riferimento per il Coronavirus



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