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La vita maceratese di Bobo Craxi:
la naja, gli amici e il Giardinetto

STORIE - Il figlio di Bettino Craxi in città era arrivato nel 1986 per il periodo del Car. Nel capoluogo era stato accolto da tanti giovani che condividevano con lui la passione politica
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Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

«Ragazzi, che è accaduto? Vedo Ivo (Costamagna, ndr), Bruno (Mandrelli, ndr) ed Enrico (Brizioli, ndr), i loro capelli bianchi come i miei, del resto. Ma cosa c’è successo?». Per buona parte sinceramente stupito, un po’ volutamente ad effetto, Bobo Craxi aveva esordito così una dozzina d’anni fa nella sala riunioni dell’hotel Grassetti. L’auto blu – una Lancia grigia metallizzata – autista al seguito ma senza scorta, l’allora sottosegretario agli Esteri con delega ai rapporti con l’Onu nominato nel secondo governo Prodi, era l’ospite d’eccezione ad uno degli ultimi partecipati convegni socialisti in provincia.

Bobo Craxi

Erano 20 anni che mancava da Macerata dove ventiquattrenne, a fine ’88, aveva svolto il periodo d’addestramento (il mitico Car) presso la Saram, la caserma dell’Aeronautica militare che per una lunga epoca fu ospite graditissima del capoluogo prima dell’improvvida cessazione nel 1995 per l’abolizione della leva obbligatoria ma pure per una certa impreparazione mostrata nel tempo dall’intera comunità (commercianti e pubblica amministrazione) rispetto all’evento temuto da tempo. Un’istituzione già ‘condannata’ un biennio primo, stante l’annuncio nel 93 da parte del capo di Stato maggiore dlel’AM, che nostalgia e vuoti avrebbe lasciato nell’economia cittadina.

Oltre tre decenni fa (novembre 1988) data dunque l’arrivo a Macerata del figlio del leader maximo del Garofano, da un anno non più premier ma sempre segretario del partito. Il Delfino che certo non poteva sottrarsi ad un dovere per tutti i giovanotti in buona salute del Paese di allora: prima di lui Alessandro Forlani, figlio di Arnaldo che con Craxi senior ed Andreotti avevano formato la sigla politica CAF, più nota dell’epoca pre-millenio. Un arrivo che probabilmente era stato auspicato (se non in qualche modo sostenuto) dal Psi locale, per la gioia dei sopracitati, coetanei ‘giovani leoni’. Così la naja per l’aviere Craxi  incorporato in uno dei sei plotoni dell’11. corso di quell’anno, fu piuttosto dorata, solo (s’intende) in riferimento alle libere uscite. Anche se compunto e controllato, l’erede più noto d’Italia, talvolta rinunciava a lasciare la caserma per evitare l’eccesso di notorietà, seppure riflessa. Sentiva talvolta sul collo l’ansia dei tanti maceratesi che vedevano in lui, suo padre. Naturalmente Bobo venne accolto a braccia aperte e coccolato dalla più bella gioventù del luogo e non ebbe modo di nutrire malinconie, giovane tra i giovani. Accolto ed accogliente, il benvenuto alla piccola stazione ferroviaria gli venne recato da Pietro ‘Briscoletta’ Baldoni, fotoreporter del ‘Messaggero’.

Enrico Brizioli

Ad inviarlo sul posto, il sottoscritto caposervizio del giornale romano con sede in Galleria del Commercio. A ‘soffiarmi’ la notizia e a chiedere il passaggio dal treno in caserma per Craxi jr, era stato lo stesso Brizioli allora (credo) vicesindaco con delega al Commercio. Baldoni, spirito salace e  controcorrente, approfittò del breve tragitto sulla sua Ritmo di seconda mano, per ‘investire’ Bobo con un fiume di barzellette ‘eretiche’ sul potentissimo padre. Pare che lui abbia sopportato con spirito paziente e qualche sorriso, tanto che al ritorno in redazione Pietro mi tranquillizzò: «E’ un bravo ragazzo, educatissimo». Ci furono durante il Car a Macerata (poco più di un mese) alcune cene con l’ospite giovane e corteggiatissimo – mi venne confidato da esponenti della sinistra socialista che pretesero l’opportuna riservatezza. Venni invitato anch’io ed in un’occasione accettai tenendosi l’incontro presso il ‘Giardinetto’ caro alla storia e alla tradizione garibaldina, di cui Bettino era cultore – seppure il ‘treiese’ Giovanni Spadolini sussurrasse discreto che in realtà lui ne sapesse di più sull’argomento rispetto al competitor socialista. Fu quella al Giardinetto, ora tornato col gestore DiGusto a nuova vita, una bella serata. Con i ‘giovani Leoni’, pure alcuni rappresentanti di una generazione di maceratesi brillanti e preparati si trovo’ in quel periodo a condividere con Bobo speranze, sogni e futuro: per molti di loro, e per proprio merito esclusivo, oggi perfettamente realizzato. Per quello che ricordo, Bobo si mostrò attento e controllato: dimostrava una maturità da politico non alle prime armi.

Una scena di Hammamet

Memorie queste del cronista emerse adesso in contemporanea con il Caso Craxi tornato d’attualità sull’onda del successo riscosso dal film ‘Hammamet’ di Gianni Amelio. Bobo, da parte sua, è stato nei giorni scorsi tra gli spettatori al cinema Eliseo, a Roma. E il padre Bettino? Non ricordo lui in città ma solo il gran tifo che i ‘compagni’ maceratesi gli facevano arrivando a criticare un po’ anche il presidente Sandro Pertini – che a Macerata c’era stato all’inizio degli anni ’80. Il capo della corrente di sinistra Giovanni Saverio Casale, una volta sbottò in piazza: «Ce l’ha con Craxi! gli fa scontare la sua contrastata elezione a Capo dello Stato e trova ogni motivo per non dargli l’incarico di presidente del Consiglio». Tuttavia nell’89 durante la crisi del governo De Mita, una delegazione ufficiale della città di Macerata, letteralmente sbatté contro la figura dell’onorevole. Questa, resa ancora più monumentale da un lungo loden ed un cappello alla tirolese. Io, che involontariamente lo avevo urtato più di tutti, trovandomelo addosso all’improvviso, fui circondato dalla scorta allarmata. Ma andiamo con ordine. La delegazione guidata dall’assessore alla Cultura, Mandrelli (nel Psi componente dell’Assemblea nazionale) contando tra gli altri Claudio Orazi, il compianto Giorgio Marangoni docente dell’Accademia BB.AA e Barbara Capponi non ancora conduttrice Rai, era ospite di Giorgio Strehler a Milano per consolidare un importante progetto artistico tra il ‘Piccolo’ e il ‘Lauro Rossi’. All’incontro, in mutandoni da Mefistofele (stava provando) il grande attore maceratese, Franco Graziosi. Con ‘Briscoletta’ anch’egli nel gruppo, un grande abbraccio nel ricordo degli anni passati. Era nato dunque un clima d’empatia con lo stesso Strehler che cordialmente ci aveva prenotato nel congedarci, posti riservati presso il suo ristorante preferito che era pure di Craxi. Fummo accettati in virtù di tale raccomandazione e col ferreo patto che ad un certo punto ce ne saremmo dovuti andare. Perché? Si sussurrò: era atteso lo stesso Craxi in quel priveé dov’eravamo stati pro tempore destinati. Mandrelli obiettò: «Impossibile che lui venga: in queste ore lui è certo a Roma per trattare la soluzione politica della crisi. E seppure venisse, il Capo abita proprio qui a due passi, mangia a casa con la moglie, ovvio che non viene al ristorante. Invece Craxi alla fine giunse e la delegazione di Macerata dovette lasciare precipitosamente il tavolo. Le auto di servizio erano già alle porte del ristorante intanto sold out. Uscendo velocemente, ricordo Mandrelli, spalle alle pareti del vicolo, assistito da Claudio, piuttosto scosso per l’imprevisto (da lui stesso) arrivo di Craxi. Bruno era tuttavia della componente sinistra del Psi, e la critica ‘intestina’ ci stava.

Bruno Mandrelli

Ritornammo tuttavia a Macerata senza altri intoppi, a parte il black out elettrico dell’auto sportiva ‘d’antan’ di Orazi. Che ‘Briscoletta’, avvezzo ai guasti ricorrenti delle sue utilitarie d’occasione, risolse brillantemente ad una stazione di servizio di Legnano.
Il maceratese che per motivi di ruolo conosceva meglio Craxi, fu in ogni caso Giorgio Pagnanelli, direttore generale Onu in Italia prima di presiedere la Fondazione Carima. Teneva molto Giorgio, al quale di recente è stato intitolato il viale del polo scolastico alle Casermette, ad una foto che lo ritraeva mentre accoglieva nella sede Onu, Bettino Craxi che sfoggiava un casco giallo griffato U.N. Pubblicai sul ‘Messaggero’ almeno due volte ‘a gentile richiesta’, l’immagine tratta da una cerimonia che aveva al centro a Bettino Craxi e appunto il direttore Pagnanelli. L’ho ricercata pure in questi giorni, quella foto. Niente, pure dal completo e prezioso archivio del ‘Maceratese (allora) più famoso del mondo’, con accuratezza ed affetto conservato dalla nipote Anna Rita Liverani, quell’immagine a due, manca. Forse è sempre mancata. Misteriosamente. (continua)

 

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