Crac Banca Marche, Padoan rivela:
«Nessuno offrì più di 1 euro
E l’Ue si mise di traverso»

MACERATA - L'ex ministro dell'Economia è stato l'ospite degli incontri d'autunno in un Claudiani gremito. Tra i vari argomenti trattati anche quello del fallimento dell'istituto di credito e della successiva vendita a Ubi. Critico sul governo gialloverde: «Con loro tutto ha ripreso a precipitare»
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La platea del Claudiani

 

di Maurizio Verdenelli (foto di Fabio Falcioni)

E’ arrivata al 91′ la domanda più difficile per il ministro dell’Economia dei governi Renzi e Gentiloni. Nella piccola sala, strapiena del Claudiani («Ho dovuto aggiungere tre fila di sedie e non è bastato» dice Giovanni Scoccianti) Galeano Binci da Castelraimondo, ha chiesto a Pier Carlo Padoan: «Banca Marche non costava forse più di una lira della quale è stata venduta ad Ubi?».

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Pier Carlo Padoan

Mentre Padoan s’apprestava alla più scorante delle rivelazioni, è piovuta dall’uditorio sul ‘povero’ Binci una tempesta di puntuali errata corrige: «Un euro, non una lira». «Se Banca Marche, poi le due banche venete sono state cedute a tanto poco, è perché nessuno offriva di più. Tristissimo dirlo ma è andata così seppure cancellate tutte le sofferenze, una non irrilevante attività restava a dimostrazione che l’istituto continuava ad operare per una clientela che non aveva perduto fiducia. L’alternativa a quella vendita simbolica era la liquidazione con conseguenze ben più gravi di quelle pur subite da parte dell’economia marchigiana. C’è inoltre da considerare che le crisi bancarie hanno un decorso velocissimo giocando tutto sulla fiducia del mercato che può decretare in un amen la distruzione del capitale sociale e dunque la fine di un’impresa bancaria». Sulla crisi di Bm e successive ha poi pesato in modo negativo e determinante l’Europa. Ha chiarito l’economista e parlamentare ospite d’eccezione ieri sera del Circolo Aldo Moro: «Sì, esiste una chiara responsabilità da parte della Commissione Ue che in quel frangente ha violato in senso restrittivo la discrezionalità degli Stati e delle Banche centrali nel risolvere le crisi bancarie. Norme che sono apparse subitanee in situazioni di recesso economico a rendere ancora più grave la crisi bancaria. A riconoscere la violazione della Commissione è stata la Corte europea di Giustizia che ha condannato la Ue sul caso di Tercas per il quale aveva impedito l’utilizzo di fondi privati, risultato poi essere corretto e lecito. Le norme europee tanto stringenti sono capitate dunque per Banca Marche nel periodo peggiore impedendo di fatto, con la necessita di dover ‘fare presto’ una gestione alternativa e più morbida di quel problematico salvataggio». Ma, professore, il caso Mps? Ha provato ad interloquire Binci. «Caso diverso», ha tagliato corto Padoan aggiungendo che risorse e ricapitalizzazione ne hanno impedito la vendita simbolica come per Banca Marche, Pop Vicenza e Veneto Banca.

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Padoan e Marcolini

E’ stata in definitiva una serata intensa e partecipata a dimostrazione che per i maceratesi l’economia conta in ogni caso in questo lungo momento più della musica leggera, considerata l’audience maggiore registrato dall’ex ministro (elogi al suo ex premier e commissario europeo, il tolentinate Paolo Gentiloni) rispetto a Mogol, finora al vertice della hit parade degli ‘Incontri d’autunno’. Interessanti inoltre interventi e domande da parte del pubblico. E’ stato il caso sopratutto di Pier Giuseppe Mariotti, a Macerata già segretario generale della Provincia. Da lui, addetto ai lavori, critiche alle varie Authority a cominciare dall’Anac (“un mastodonte”) per finire con quella della privacy capaci di generare norme su norme, alimentando una burocrazia asfissiante per gli enti locali. L’ex ministro ha dato ragione al fedele servitore dello Stato, in periferia: «L’Anac ha fatto registrare più lotta alla corruzione ed insieme più complicazioni. Occorre in quest’ultimo caso contare sulla sensibilità dei funzionari ma, si sa: la burocrazia tende a far crescere se stessa e spesso ci riesce». Massimo Leoni è intervenuto sui problemi del post sisma e sulla busta pesante che il governo ha alleggerito al 40%. Il problema tuttavia rimane sempre quello: l’Europa opporrà veti in un ipotizzabile controllo? Padoan ha mostrato una certa oscurità personale. La risposta si è trasformata così in auspicio di buon esito per i residenti del cratere sismico.

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Padoan e Sciapichetti

Ad introdurre Padoan reduce dall’altra sera da una serie di ospitate in giro per l’italia («a Piazza Pulita, lo studio tv mi ha applaudito con molto meno calore di voi adesso quando ho detto che il condono alias concordato proposto dal ‘signor Matteo Salvini’ premia solo gli evasori») è il ‘dominus’ Angelo Sciapichetti condividendo con quello anche il ruolo di muto ‘parcheggiatore’ per i posti in prima fila da destinare ai personaggi politici locali in ritardo e sorpresi dalla rigorosa puntualità del professore. Il quale, da buongustaio, aveva fatto precedere l’impegno da una buona cena maceratese a base di tartufi ‘introdotti’ poi a sostegno della non drammaticità dell’aumento dell’Iva se questa poi consente l’abbassamento delle imposte. «Ritorno a Macerata con tanto piacere e ricordo gustose serate a cena dopo il lavoro alla commissione concorsi alla facoltà di Economia dell’Università. Allora, ed erano i miei primi anni, ero docente ad Urbino». A fare gli onori di casa, l’assessore Narciso Ricotta: «Penso al domani dei nostri figli, noi schiavi non dell’Europa ma del debito», e in senso più ampio il presidente Istao, il maceratese Pietro Marcolini che con Padoan ha un rapporto amicale -il loro ‘tu’ e’ sincero- ed affettuoso. Marcolini celebrerà, poi, alla fine con una vigorosa e plateale stretta di mano una specie di pace di Westfalia con Giulio Silenzi, dopo il ‘no’ civitanovese (e recanatese) che gli sbarrò alle primarie del Pd, la strada a governatore delle Marche.

IncontriDAutunno_Padoan_FF-10-650x433Non solo quello, il colpo a sorpresa della serata incentrata sulla legge di bilancio. Con una rivelazione: «La cd battaglia delle tasse si gioca in realtà sul 5% dell’intero bilancio. Il resto è ingessato da vincoli economici e politici. Il mio carissimo amico Roberto Gualtieri non poteva niente di più e meglio». Per il Conte2, l’ex ministro mostra chiara simpatia. Lo definisce governo ‘giallorosso’ e lui (mi rivela prima d’andarsene) è tifoso romanista. Pollice basso per quello gialloverde che ‘ha distrutto’ i buoni frutti dei suoi oltre 4 anni di guida economica del Paese che seppur lentamente dopo la più grande crisi dall’Unita’ d’Italia (al 9% del Pil) aveva cominciato a ‘ridurre il debito pubblico ed aumentare l’occupazione’. «Ma alla fine della 17esima legislatura tutto ha ripreso a precipitare: il nuovo esecutivo si è presentato sfidando l’Eu e con due provvedimenti ‘di bandiera’. Reddito di cittadinanza e quota 100. Salvini ha parlato di turnover, errore: solo un giovane entra al lavoro al posto di tre anziani che lasciano». La crescita economica in una Italia gravata da 105 miliardi di deficit? Ora è praticamente pari a zero ma resta di per sé un fattore misterioso, ha dichiarato l’economista. Tuttavia una ricetta per star meglio c’è che possa permettere 100.000 posti di lavoro stabili ogni anno e il 2% di crescita, ma occorrono riforme strutturali «delle quali non si parla più» e sopratutto di una rifondazione della scuola che così non serve al Paese che arranca. L’assemblea del Claudiani si scalda. Dalla platea si chiede (Umberto) se il turismo «può aiutare», se il debito pubblico si potrà mai vincere (Delvano Antinori), se usciremo vincitori dal caso ex Ilva e perché i francesi «ce l’hanno sempre con noi» (Ivano Tacconi). Una gentile signora, che poi posa per una foto con lui, chiede a Pier Carlo Padoan se è mai possibile che i comuni possano mettere mano sui conti correnti dei ‘morosi’. La risposta? Ancora un po’ tratta dal modello ‘laudator temporis acti’: «Lo Stato già lo fa, e pignora. Certo è che la norma avrebbe dovuto essere più simmetrica considerata la perdurante ed acclarata morosità degli enti locali. I ritardi dei loro tempi di pagamento sono tornati a salire mentre il governo Renzi li aveva accorciati».

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Adriano Ciaffi in prima fila

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Romano Mari

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Da sinistra: Francesco Vitali, Ivano Tacconi e Romano Mari

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Da sinistra: Pietro Marcolini, Pier Carlo Padoan e Angelo Sciapichetti

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