Casini in una platea che ricorda la Dc:
«Il caso Umbria? Una goccia nel mare» (Foto)

MACERATA - L'ex presidente della Camera ha aperto gli Incontri d'Autunno del Circolo Aldo Moro. Non si esprime sul premier Conte in relazione alle richieste di dimissioni delle opposizioni «Centro destra ? No Destra pura». Ed attacca Salvini sui migranti: «Ma quanti rimpatri ha fatto veramente? Meglio Minniti». Foto ricordo della piazza di Macerata postata su Instagram
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Pierferdinando Casini

 

di Maurizio Verdenelli  (foto di Fabio Falcioni)

«Il premier Conte, dopo il voto in Umbria, dovrebbe andarsene?» Alza le mani, le dita tese, l’ex leader Udc ed ex presidente della Camera «Non mi far parlare» sembra voler dire con quel gesto istintivo che pare quasi di protezione, sottolineando il no comment il senatore Pierferdinando Casini, sostenitore dei precedenti governi Renzi e Gentiloni. Tutto succede davanti al foltissimo pubblico dell’auditorium del Claudiani, ieri sera nel primo degli “Incontri d’autunno” del circolo Aldo Moro, pieno zeppo grazie allo zoccolo duro della vecchia Dc. C’è, come sempre, Adriano Ciaffi cui Silvano Ramadori cede il posto in prima fila, accolto con calore da Pier, in maglioncino e camicia: «Sei la reincarnazione vivente della buona Politica».

Casini_CircoloAldoMoro_FF-15-325x216E’ arrivato puntualissimo, sorprendendo quasi tutti, l’ex leader Udc ed ex presidente della Camera (e dell’Internazionale Democristiana come gli ha ricordato Luca Marconi), proveniente dalla sua Bologna e deve rientrare presto a Roma. A Macerata ha fotografato piazza della Libertà postando l’immagine di profilo Instagram. Conosce bene la città: nel 2011 con Massimo D’Alema ed Enrico Letta fu assiduo protagonista dell’ascesa al potere di Antonio Pettinari, tuttora presidente della Provincia. Tonino non ha potuto ricevere l’amico perché reduce in ospedale da intervento chirurgico: ad introdurre Casini ci pensa dopo i saluti di Angelo Sciapichetti e di Narciso Ricotta, il consigliere regionale Luca Marconi (che vanta nel 2006 pure un’elezione in quattro collegi, puntualizza, al Senato della Repubblica).

E’ un coro anti populista a neppure 24 ore dal trionfo salviniano nella vicinissima Umbria. Una vittoria liquidata dal senatore che non si riconosce più in alcun partito come una «goccia nell’oceano». E l’oceano è il mondo. E’ naufragar…  in quel mare è giocoforza per il parlamentare che vanta ben 37 anni di militanza ininterrotta. «Sempre portandomi dietro la foto di mio padre, segretario provinciale Dc, insieme con Alcide De Gasperi dopo un comizio tenuto da entrambi in piazza Maggiore a Bologna. Lui, negli anni ’75-’80 mi diceva un pò stupito della complessità che aveva preso sin da allora la politica: ‘Ai miei tempi era più facile: ogni partito era ben riconoscibile’. Certo non poteva prevedere la labirintica attualità…».

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Romeo Renis, Romano Mari e Stefano Di Pietro

Tocca tutti i tasti il senatore eletto con il centro sinistra a Bologna. «Lunghi, segretario della Cgil mi aveva chiarito che non mi avrebbero votato: Le preferenze collega prendile dai preti e dalla Cisl’ ma gli operai mi hanno votato lo stesso e parimenti i quartieri conservatori a dimostrazione che non esistono più gabbie ideologiche, e purtroppo, neppure più il ceto medio». Il tema affidatogli recita testualmente: ‘Allargare gli orizzonti, partire dalle autonomie locali per costruire nuove alleanze programmatiche in grado di fermare i populismi’ e ad un certo punto, Casini s’accorge anche di essere finito fuori tema con Donald Trump e l’economia Usa. Ricucire è gioco da ragazzi ma a quel punto il caso Umbria diventa ineludibile mentre i commenti (“700.000 votanti sono quanti gli abitanti di un quartiere romano”) sussurrati dall’assemblea sembrano secchiate di acqua sul fuoco del centro destra. «Diciamo pure Destra! Qui stiamo parlando della Meloni e di Salvini che pure al confronto di Trump appare un moderato!». Ed introduce ‘in merito’ il neologismo: democratura, crasi terminologica e politica di democrazia e dittatura. Scatta l’attacco: «Quanti rimpatri ha davvero potuto eseguire con migranti dei quali peraltro non si sapeva nulla?».

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Narciso Ricotta e Luca Marconi

Ancora: “Nel duello da Bruno Vespa, secondo me ha perso nettamente con Renzi. Il risultato? 3 a 0 per quest’ultimo che resta nonostante qualche difetto è un leader vero» dice Casini grande appassionato di calcio e tifoso del Bologna – quando alla fine indossa la giacca, all’occhiello c’è il distintivo rossoblu. Sui migranti incalza: «Chi ha davvero risolto il problema è stato il ministro Minniti». Rivolto a Sciapichetti: «So che sarà tuo ospite, dopo di me, l’8 novembre. Ricordati di dargli i miei saluti: è un politico formidabile!». Già, il bel tempo passato. «Quando sono entrato in Parlamento c’era una schiera eletta di statisti. Ed ora? Pare di stare su Scherzi a parte». Sul M5s: «Antisistema? Certamente ma una volta al governo hanno garantito il percorso democratico neutralizzando il detonatore della destra. La nuova alleanza è servita per tenere Salvini fuori dal governo? Si, certo. Dobbiamo ammetterlo. I cinquestelle  stanno pagando un prezzo alto sull’altare del populismo. L’alleanza con l’avversario di ieri il Pd, non è giusta per loro: la metà dell’elettorato ha votato in Umbria, per la Lega. A gennaio, al voto in Emilia-Romagna, Bonacini ha tutto da guadagnare se non si farà un patto come quello ‘fotografato’ a Narni».

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Pierferdinando Casini e Angelo  Sciapichetti

Dall’assemblea un unico sussurro: «In Umbria, noi abbiamo tenuto botta…ci sono mancati i voti degli alleati. La lotta sarebbe stata pari, o quasi, anche se sapevam di partire svantaggiati». Casini è critico senza riserve con i grillini per il taglio dei parlamentari: «Dopo quasi 40 anni, me ne frego sinceramente di essere rieletto ancora. Tuttavia l’operazione voluta dal Movimento conduce dritta dritta a scelte demagogiche, abbiamo esempi storici con Mussolini ed Hitler. Sono tutti corrotti o perditempo deputati e senatori? Certo no e certo non nella percentuale con cui si vuole tagliare il Parlamento adducendo anche la necessita di risparmiare. Ma la democrazia ha i suoi costi…».

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Ivano Tacconi ed Adriano Ciaffi

La serata scorre via secondo i ritmi imposti per il rientro a Roma mentre carabinieri e polizia sorvegliano la sicurezza dell’ex terza carica dello Stato (qualche anno fa si parlò addirittura di una candidatura alla Presidenza della Repubblica) davanti all’hotel. Poche le domande ammesse, poi ‘lo sciogliete le righe’. Intorno a Casini si affollano i ‘nostalgici’ dell’Udc: l’ex presidente del consiglio comunale di Macerata, Massimo Pizzichini, il consigliere comunale Ivano Tacconi, il commercialista Stefano Quarchioni presenti in sala tra gli altri con il presidente dell’Ordine dei medici Romano Mari, Florindo Mancinelli, Renato Pasqualetti, il segretario provinciale del Pd Francesco Vitali, il tesoriere Giovanni Scoccianti, il vicecapogruppo Maurizio Del Gobbo. Di politica regionale e locale non si è parlato: l’incubo Umbria è troppo bruciante e vicinissimo almeno con vista Ancona. Su Macerata c’è più serenità in casa Pd: uno dei candidati maggiori è l’assessore Ricotta ma qualche chances le mantiene il dottor Mari che ambienti non distanti dalla diocesi vedrebbero con estremo favore.

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Luca Marconi

 

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Marconi, Casini, Sciapichetti

 

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Stefano Di Pietro e Giovanni Scoccianti

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Narcviso Ricotta, Luca Marconi, Pierferdinando Casini,  e Angelo Sciapichetti



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