«La manovra di governo è un attacco
al mondo delle partite Iva»

L'INTERVENTO di Renzo Leonori, presidente di Confartigianato
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Renzo Leonori

 

La fattura fiscale, la trasmissione telematica dei corrispettivi, l’abbassamento graduale dell’uso del contante: per Confartigianato sono tutte misure che vanno contro la piccola impresa. A parlarne è il presidente dell’associazione Renzo Leonori, che mette nel mirino alcune norme contenute nella manovra di bilancio del governo. Una manovra, a suo dire, che rappresenta un attacco ingiustificato al mondo delle partite Iva, degli autonomi e delle Pmi.

Ecco il suo intervento integrale.

«E’ impossibile non rendersi conto di come in questi giorni l’attacco alla piccola impresa sia particolarmente pesante, specie sul fronte dell’evasione fiscale. Stanno aggredendo, senza remore, le micro imprese, ignorando consapevolmente il sistema delle grandi aziende e favorendo il loro intento di ritornare ad un vecchio modello, quello fordista. Un’assurdità in un’economia come la nostra basata, per il 95% su micro e piccole imprese. L’attacco al mondo delle partite Iva e agli autonomi è ingiustificato, specie quando la tassazione raggiunge il 68% e ci sono enormi sprechi nella pubblica amministrazione. L’Agenzia delle Entrate ha stimato che questo sperpero a carico di cittadini e imprese, si aggira intorno ai 220 miliardi di euro, ovvero il doppio della dimensione economica dell’evasione fiscale. A proposito del rispetto della legalità, l’Italia ha numerose procedure d’infrazione nei confronti dell’UE, una su tutte il ritardo dei pagamenti da parte della PA alle imprese. Concordi con il fatto che il reato debba comunque essere indistintamente perseguito, pretendiamo allora legalità, sia dai soggetti pubblici, che, in primis, dallo Stato. A maggior ragione, tra Stato e contribuente, specie se imprenditore, non può più essere quest’ultimo la parte lesa nel rapporto dare-avere. La fattura fiscale, la trasmissione telematica dei corrispettivi, l’abbassamento graduale dell’uso del contante da 3.000 a 1.000 euro nel 2022, sono tutte azioni condotte secondo la “cultura del sospetto” nei confronti della piccola impresa. La lotta all’evasione fiscale deve essere combattuta, ma soprattutto altrove. Basti pensare che le grandi imprese evadono 16 volte in più delle piccole imprese e dei lavoratori autonomi (fonte Cgia Mestre), attraverso società carosello, frodi doganali, e compensazioni indebite. Perché ancora non vi è traccia di provvedimenti per l’alta finanza, le transazioni finanziarie, gli scambi in borsa o le scatole vuote, che tutti sappiamo essere le radici dell’evasione fiscale? Non possiamo pensare di crescere, solo e soltanto concentrandoci sulla lotta all’evasione, tralasciando ad esempio la questione della tassazione dei giganti del web, dei paradisi fiscali nell’Unione europea o delle fantomatiche sedi legali/fiscali estere delle grandi multinazionali. E’ inaccettabile che questi colossi vendano prodotti sul nostro territorio e continuino a pagare tasse, anche al 5%, in altri Paesi, innescando una dannosa concorrenza sleale. Secondo l’Antitrust, l’Italia è una delle Nazioni più penalizzate dal dumping fiscale che genera danni tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l’anno. Questa manovra, sul fronte fiscale, vedrà sottratti ai nostri piccoli imprenditori e al lavoro autonomo ben 3,5 miliardi di euro nel prossimo triennio, senza prevedere alcun passo in avanti in merito alle semplificazioni e agevolazioni introdotte negli ultimi anni. Che sia solo un voler mascherare, dietro alla bandiera della lotta all’evasione, l’incapacità di mettere in campo concrete azioni di sviluppo per il Paese? A quando delle effettive misure contro il lavoro sommerso, la piaga dell’abusivismo e il “doppiolavorismo”, che nel nostro Paese riguarda ben 6 milioni di dipendenti? Sono molti i punti decisamente discutibili di questa manovra, a partire dalla multa ai commercianti che rifiutano il pagamento con le carte, che ammonterebbe a 30 euro più il 4% del valore della transazione negata. Per non parlare delle commissioni troppo elevate sui Pos e della già citata stretta sul contante, che sembrerebbe strizzare l’occhio alle banche, penalizzando solo chi ogni giorno si guadagna onestamente da vivere con duro lavoro. E’ nostro dovere tutelare il ceto medio produttivo, facendoci portavoce dei diritti delle piccole imprese, del lavoro autonomo e del mondo delle Partite Iva, già bersaglio di troppe ingiustizie. Basta con questo tipo di umiliazioni e ingiustizie a senso unico, i nostri artigiani, che con la loro dignità, sacrificio e lavoro sono l’orgoglio di questo Paese, meritano più rispetto». 



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