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Viaggio a Supermarkerata

DAVOLI A MERENDA - Sogno o son desto, tra piscine ed esperimenti di magia. Con le "nuove Casermette" arriva anche l'ennesimo supermercato. Con la cultura si mangia. I FOTORITOCCHI
mercoledì 19 Giugno 2019 - Ore 12:24 - caricamento letture
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di Filippo Davoli

Ci risiamo. E dire che non faccio più da tanto tempo quelle belle mangiate che facevo una volta, a cena. Quindi non mi spiego come sia possibile che di notte continuino ad assalirmi storie che sembrano realtà, ma talmente paradossali da chiarirmi che no, sono davvero soltanto brutti sogni. Sogni stralunati, peregrinazioni senza capo né coda nelle vie della città, facendo incontri insospettabili in situazioni incredibili.

 

Filippo Davoli

L’altra notte, ad esempio, ero appena arrivato in piazza Libertà in mezzo a una coltre densissima di foschia che man mano si andava diradando. I rimasugli del maggio ’19, ho pensato. Ero pronto – come già accaduto anni fa – a vedermi davanti, nel sole tutto estivo di giugno, la piscina olimpica circondata dai palazzi tra gli schiamazzi dei concittadini che si tuffavano felici, al rintocco dell’orologio dei tempi. Invece no: al centro della piazza campeggiava un enorme riquadro scavato nei sampietrini (verosimilmente la piscina), ma senz’acqua al suo interno. Una indomabile siccità? L’impianto appariva desolato, il pavè sconnesso. Ai bordi, solitario e in imbarazzo, un figuro panciuto e seminudo dalle enormi braghe corte bianche e un buffo cappello in testa, che somigliava incredibilmente al rag. Fantozzi. Ma sì, era proprio lui! Di ritorno sulla Terra aveva evidentemente optato per Macerata (o era lì di passaggio?).  Ma come si permette, Fantocci? – gli ho urlato, quasi trasformato nel suo storico direttore megagalattico – Non lo sa che questa è la seconda capitale d’Italia per la cultura, dopo Parma? Si tolghi di là, suvvia, si ricomponga!

 

 

Però, in effetti, non aveva tutti i torti: anche io m’aspettavo di vedermi scintillare le acque azzurre e le acque chiare della piscina; nella città di sogno che puntualmente viene a visitarmi di notte, c’è peraltro acqua dappertutto: dentro il Palazzetto, sotto la Galleria, nei cortili dei palazzi inagibili, nelle abitazioni dei piani terra di quegli stessi, e poi nelle Fonti storiche che l’architetto Iommi va a reperire senza soluzione di continuità. Acqua dove ci si può liberare dei panni, per variare sul giro di chèchena (la visita dei sepolcri gastronomici in centro storico) con un tuffo rigenerante sotto casa.  Ricordavo invece dal sogno precedente che nella megapiscina di Piazza Libertà, oltre alla cuffia obbligatoria, i gestori fornivano pure – per coloro che non erano in ferie, ma semplicemente facevano una pausa – uno speciale orologio da polso (chiamato SwaMC) resistente all’acqua, che richiamava il pregiato e soprattutto antichissimo meccanismo dei Magi sul frontespizio della Torre. Questo oggettino era la passione dei turisti e dei collezionisti.

 

 

 

Ma che era successo, stavolta? Perché mi trovavo davanti una piazza abbandonata con una vasca triste e polverosa al suo centro? Fantozzi non c’era già più, vaporizzatosi (o sbriciolatosi, chissà?). Dov’erano finiti, invece, tutti quanti gli altri?  Superata la piazza erano finalmente sbucati in tanti, risalendo dai vicoli: avevano tutti, curiosamente, il carrello del supermercato, che spingevano allegramente buttando lo sguardo ora qua e ora là in cerca di qualche negozio che non fosse soltanto di ristorazione. Oh bella – mi sono chiesto: – che è, questa novità?  Mentre me lo chiedevo, un vigile urbano mi s’era fatto da presso fischiandomi addosso e urlando: Lei non può camminare qui senza carrello, non lo sa? Non ha visto i segnali?  E io – Quali segnali, di grazia? Il vigile mi teletrasportò all’ingresso sud della città dove, a ridosso della rotonda, un grande cartello stradale vietava l’accesso a chiunque fosse sprovvisto di carrello della spesa. Sgranando gli occhi in preda alla sorpresa, mi rendevo conto che ovunque spuntavano nuovi centri commerciali e supermercati. I carrelli erano ormai gli unici mezzi ruotati abilitati a circolare in città. Crollo verticale degli incidenti, il provvedimento aveva rilanciato le quotazioni di Macerata capitale della cultura, perché la manovra era parsa un indubbio capolavoro di cultura e civiltà. I mercati – figurarsi… – ne erano entusiasti, e infine – in forza dell’arcinoto detto “Con la cultura si mangia” – l’ordinanza riempiva di senso e di destino le sorti della collettività.  A tale riguardo, un punto vendita di frutta e verdura era stato adibito all’interno della Sala dell’Eneide, e la scultura sulla rotonda in fondo a Via Roma aveva preso vita dotandosi anch’essa di carrello della spesa.

 

 

 

 

Gli unici a protestare, a questo punto, erano quelli che si erano trasferiti nelle tre vallate e lì credevano di aver ricreato la vita cittadina all’interno di colossi di cemento armato pieni di luccichìi e di merci sfavillanti. Ma ormai il mercato a cielo aperto, in piena controtendenza mondiale, aveva riconquistato il tempo perduto e, onde evitare che i carrelli si impuntassero di continuo sulle sconnessioni dei sampietrini o finendo direttamente dentro le buche nell’asfalto, si era persino provveduto al riassesto delle vie e delle piazze, manco fosse stata annunciata una visita del Papa.
Caspiterina! – esclamai – Ma qui è successa una magia!  Chi sei? Che vuoi? Perché mi interpelli? – fece una voce di cui non distinguevo la provenienza. Provai a voltarmi più e più volte finché scorsi in un angolo, accovacciato dietro una sfera di cristallo, un ometto occhialuto dallo sguardo penetrante. Niente – feci io, imbarazzato – avevo lasciato la mia città semideserta e me la ritrovo piena di vita e di allegria! Ho pensato che fosse frutto di un incantesimo!

 

L’omino, che rivelò chiamarsi Mago Cherubino, mi fece tacere mentre la sfera cominciava a illuminarsi di colori cangianti e a fumare, quindi prese a dire: Tu non mi ascolti. – Veramente io non ti conoscevo… – feci, come per difendermi. Silenzio! – urlò: – Erano anni che l’avevo detto che sarebbe finita così!  Non ho mai avuto dimestichezza con gli indovini, detesto cordialmente gli oroscopi e le cartomanti, ho simpatia estrema soltanto per i prestigiatori e gli illusionisti (ad esempio il mio amico GiacoMentale, che ogni volta che lo incontro lo costringo a tirare fuori il mazzo di carte e a lasciarmi senza parole con uno dei suoi giochini spettacolari).  Tuttavia, trovandomi davanti a un mago vero che forniva le prove della sua chiaroveggenza, mi venne quasi spontaneo intervistarlo – per così dire – su quanto sarebbe successo tra altri dieci anni. Emise un ruggito che mi spaventò: Quanto corri, con la tua insana curiosità? Non ti basta sapere cosa succederà l’anno prossimo? – e cominciò a profetizzare di candidati sindaci, di elezioni comunali e regionali, arrivando a sospendersi per alzare il pathos della mia attenzione e rivelare il nome dei vincitori. Ma fu lì che – ahimè – come sempre avviene quando il sogno si fa interessante, riaprii gli occhi.

 

Ero di nuovo a casa mia, dentro la mia stanzetta buia (perché fuori era ancora notte); provavo una piacevolissima sensazione di totale normalità, di felicissimo anonimato.  Però… ebbi un sussulto: vedevo la luce della sfera di Mago Cherubino fuori della finestra. Ecco, ora brillava di luce viola, lilla, azzurrina, gialla… Ossignuur, ma allora stai a vedere che non ho sognato, che era tutto vero. Sono corso alla finestra, dove invece il mio sguardo ha impattato nella torre di piazza Mazzini illuminata proditoriamente alla sua sommità, in mezzo al buio indistinto delle case, così come prevede la nuova illuminazione al led della città.

Il sogno era davvero finito.

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