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Protesta alla Mercatone Uno:
«Vogliamo riavere il lavoro,
non il reddito di cittadinanza»(Video)

CIVITANOVA - Striscioni e cori davanti alla sede del colosso del mobile, fallito senza dare alcun preavviso. Una lavoratrice: «Fregata due volte. Avevo anche dato l'anticipo per un prodotto che non arriverà mai». Michela Verdecchia (Filcams Cgil): «O si torna all'amministrazione straordinaria precedente per vendere a una cordata di imprenditori, o a una di alcuni fornitori». La deputata Mirella Emiliozzi: «Attenzione del Governo alta, si sta lavorando per trovare una soluzione che garantisca cassa integrazione e futuro»
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I cori dei lavratori del Mercatone Uno
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di Laura Boccanera (Foto di Federico De Marco)

“Buffoni”, “Rubata la nostra dignità”, “Truffa”, “Valdero truffatore”. Così recitano i manifesti e gli striscioni che i dipendenti del Mercatone Uno di Civitanova hanno appeso a lato del punto vendita dalla parte dell’ingresso dall’A14. Dalle 9 di questa mattina i 44 dipendenti del Mercatone uno, società fallita all’improvviso e all’insaputa dei propri collaboratori che lo hanno scoperto su Whatsapp, hanno manifestato con un presidio davanti al punto vendita.

I lavoratori davanti al Mercatone Uno

I manifestanti con cori e striscioni si sono poi spostati in corteo dal lato Sud vicino all’ingresso dell’autostrada. Tantissime le manifestazioni e attestazioni di solidarietà anche da parte della politica: oltre ad assessori e consiglieri comunali questa mattina sul posto si è recata anche la deputata del Movimento 5 Stelle, la civitanovese Mirella Emiliozzi. I lavoratori chiedono la certezza degli ammortizzatori sociali in attesa di capire se la società verrà commissariata con un amministratore straordinario o se una cordata di imprenditori costituita dai fornitori possa prendere in considerazione l’ipotesi di acquisizione con lo stanziamento di nuovi ammortizzatori sociali. I dipendenti sono tutti preoccupatissimi per il loro lavoro futuro. La maggior parte di loro è entrata quando il colosso dell’ arredamento ha aperto le porte a Civitanova nel Duemila e sono ormai 20 anni che lavorano nella struttura, donne e uomini di circa 50 anni che ora guardano con preoccupazione e pessimismo al proprio futuro professionale.

Giusy Recchi

«Crediamo nelle istituzioni come abbiamo creduto nell’azienda fino all’ultimo giorno – spiega Giusy Recchi – Speriamo facciano presto ci troviamo davanti anche giugno, il mese delle tasse non vogliamo trovarci a chiedere il reddito di cittadinanza, vogliamo il lavoro». E così questa mattina i dipendenti di Civitanova hanno voluto far sentire la loro voce dopo il tavolo al Mise. Il punto vendita di Civitanova era uno dei più redditizi del gruppo tanto che quando il colosso dell’arredo fu commissariato e costretto a chiudere alcuni negozi, quello civitanovese rimase in piedi proprio in virtù del fatturato. Un risultato ottenuto anche grazie alla abnegazione dei lavoratori che hanno sempre fatto sentire la vicinanza al cliente. «Gli ultimi periodi era davvero faticoso – racconta una collaboratrice – continuavamo a vendere, in magazzino risultavano giacenze, anche una dipendente ha acquistato un prodotto che non le è mai arrivato». «Avevo anche dato l’anticipo – racconta Sabina, dal Duemila occupata nella catena, una delle prime addette – sono stata fregata due volte, oltre ad aver perso il lavoro all’improvviso, ci ho rimesso pure come cliente dando l’anticipo per un prodotto che non arriverà mai, erano qualche decina di euro, ma adesso senza una prospettiva davanti mi avrebbero fatto comodo».

Michela Verdecchia Filcams Cgil

Presenti oggi insieme ai lavoratori anche la Filcams Cgil con la responsabile Michela Verdecchia: «Quella del Mercatone è una storia complicata già da diversi anni – riferisce – l’amministrazione straordinaria fu costretta ad accettare la proposta Shernon perché non c’era alternativa. Ora le strade possibili sono due: o si torna all’amministrazione straordinaria precedente per vendere a una cordata di imprenditori, oppure l’altra via è quella emersa già dalla riunione al Mise, ovvero una cordata composta da alcuni fornitori per ottenere da parte del Ministero l’amministrazione straordinaria della Shernon che tornerebbe in campo con nuovi ammortizzatori sociali per coprire questi periodo di chiusura dei punti vendita». Non ci sarebbe neanche la certezza di ottenere la cassa integrazione: «è il Mise che decide se metterci dei soldi» conclude Verdecchia. Una spada di Damocle che tiene col fiato sospeso tutti i lavoratori. Emilio Gasparroni è un dipendente storico, una colonna portante, ha iniziato a Civitanova ma poi ha girato tutti i punti vendita dell’Italia:«dopo il commissariamento del 2015 sono stati tre anni drammatici. Poi è arrivata la Shernon società fantasma nata nel 2018, con sede a Milano, l’amministratore delegato lo abbiamo conosciuto solo tramite video e lettere. Nell’ultima addirittura ci diceva di non preoccuparci, da un’icona whatsapp abbiamo saputo che eravamo falliti». Rassicura sull’interessamento del Governo sulla questione la deputata pentastellata Mirella Emiliozzi intervenuta questa mattina per parlare con i lavoratori del Mercatone: «ho parlato con Giorgio Sorial, il capo gabinetto del ministro Di Maio e mi ha confermato che l’attenzione del Governo è alta. Si sta lavorando per trovare una soluzione che garantisca cassa integrazione e un futuro ai lavoratori. Monitoreremo la situazione giorno per giorno».

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Emilio Gasparroni

La deputata M5S Mirella Emiliozzi

 

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