«Regolamento di conti» Carancini-Pd
Maggioranza spiazzata,
l’opposizione gongola

MACERATA - La situazione e i commenti dal Consiglio comunale di oggi dopo la bufera di ieri tra il sindaco e il suo partito. FOTO
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Alessia Scoccianti, Ulderico Orazi e Maurizio Del Gobbo

 

di Federica Nardi (foto di Fabio Falcioni)

«Un commento? E’ il classico fuoco amico alla Renzi. Me ne tiro fuori». Ulderico Orazi è uno dei pochi consiglieri comunali del Pd che oggi all’ingresso dell’assise a Macerata non si appella ai “no comment” o a giri di parole rassicuranti per descrivere la spaccatura che si è aperta ieri tra il sindaco Romano Carancini e il partito di maggioranza sulle quote da versare. Carancini è arrivato oggi per le interpellanze, innervosito dalla situazione.

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Mario Iesari e Maurizio Del Gobbo

A turno i consiglieri dem gli si sono accostati. Il fuoco amico c’è stato e ha anche nomi e cognomi ma nessuno osa pronunciarli. Certamente non prima del direttivo convocato stasera, dove con ogni probabilità si vedranno le carte “della discordia”: la delibera della commissione di garanzia ancora non pervenuta ufficialmente né a sindaco né al partito. Sindaco che tra l’altro domani volerà in direzione Cina: quella di stasera quindi sarà l’ultima occasione per confrontarsi a porte chiuse. Tra gli assessori Paola Casoni preferisce non commentare, mentre Mario Iesari è ottimista: «Ho la certezza che si ricomporrà tutto. Quello che conta sono le cose che si fanno per la città». Il capogruppo del Pd in consiglio, Maurizio Del Gobbo sceglie un «no comment» diretto, in attesa del direttivo di stasera dove anche lui è invitato. Caterina Rogante ci va con i piedi di piombo: «Si tratta di una questione che deve essere chiarita tra il sindaco e la commissione di garanzia. Non credo che possa essere un modo per mettere fuori qualcuno: semplicemente c’è uno statuto, esistono delle regole e queste regole vengono applicate per tutti». Si aggira tra i banchi Massimiliano Sport Bianchini, nel pubblico siede anche Giuliano Meschini, ex consigliere Idv. Sembrano tutti a caccia di una reazione del sindaco. Ma Carancini tiene i suoi pensieri per sé.

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Narciso Ricotta e Romano Carancini

Con l’assessore Narciso Ricotta nessuna tensione visibile. I due siedono vicini come sempre e ci sono anche dei sorrisi. Ma la situazione è quella che è e l’opposizione, centro-destra in primis, si sfrega le mani. «È una mossa che aspettavamo da tempo e non mi meraviglierei se dietro ci fossero nomi e cognomi precisi – dice Roberto Cherubini, Movimento 5 stelle -. Il Pd vuole addossare a Carancini tutte le responsabilità di 10 anni fallimentari e personaggi “nuovi” come Ricotta hanno più volte detto che sarà una fase nuova. Peccato che la fase nuova sarà probabilmente guidata da chi fa politica in Comune da 30 anni ed ha sempre anteposto partito e carriera personale all’ascolto delle esigenze dei cittadini. A livello regionale, tra l’altro, è possibile che ci sia solo un posto per il Pd maceratese e credo che l’evanescente Sciapichetti ami mantenere la poltrona (circostanza al momento sconfessata in quanto Sciapichetti conclude il secondo mandato, ndr). Ora tocca ai cittadini portare ai minimi storici il partito che non si sa da che parte sta e che ha sbagliato ogni previsione per la città. Vi faranno strade, festini, sfileranno in minigonna per conquistarsi l’ultimo anno, dopo una serie di fallimenti giganteschi (Valleverde, stadio, piscine, piazza Pizzarello, immigrazione fuori controllo, centro storico desertificato, periferie abbandonate, coesione sociale ai minimi storici, rapporti pessimi con altre istituzioni). Le colpe saranno tutte addossate a Carancini, che ovviamente ha la sua parte di responsabilità, ed uscirà la nuova verginella a disegnare la città del futuro, speriamo diversa da quella prevista col Piano Casa per 80mila abitanti. Stanno prendendo in giro i cittadini ed a loro faccio un appello: vi trattano da rincoglioniti abbiate un moto di orgoglio».

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Massimiliano Sport Bianchini con Marco Foglia e Ivano Tacconi

Da Forza Italia Riccardo Sacchi, «premesso che ognuno deve guardare in casa propria – specifica -, mi sembra che sia una vicenda eloquente del rapporto che c’è, c’è stato e ci sarà tra il maggior partito di centro sinistra e Carancini. Che si è visto anche nei risultati amministrativi. Non sono stati in grado mai di frenarlo nelle sue scelte. Ora si prende un pretesto amministrativo ma è una ragione politica per regolare conti interni. Perché non c’è stata la forza per farlo in sede politica invece di appigliarsi a codici e codicilli? È una grande debolezza del Pd ma anche del sindaco che aveva bisogno del Pd per il suo futuro politico». Per Andrea Marchiori del gruppo misto l’uscita dell’assessore regionale Sciapichetti che si appella alla ricomposizione del conflitto non è credibile: «A me sembra che non sia Carancini che sta cercando un pretesto per uscire dal Pd ma piuttosto il contrario. Cioè che il partito si voglia dissociare dal sindaco. E il Pd e la maggioranza hanno avuto tantissime occasioni in nove anni. Ora hanno scelto la più infelice e fuori tempo massimo. E non credo che i maceratesi possano meritarsi un governo con un sindaco che non viene riconosciuto dallo stesso partito di maggioranza, che tra l’altro fa trapelare notizie prima della loro ufficialità».

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Giuliano Meschini

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Manzi, Iesari, Carancini



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