Piano sanitario: «Più prevenzione,
rete di medici locali
per arginare le emergenze»

CIVITANOVA - Incontro del governatore Luca Ceriscioli e dei vertici sanitari regionali e di Area vasta con medici e comitati per discutere delle linee guida del documento, in approvazione nei prossimi mesi. Diverse le criticità emerse dagli addetti ai lavori, che confermano però la volontà di vedere in provincia un ospedale unico
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di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)

Più prevenzione, dalle vaccinazioni agli screening, maggiori servizi territoriali, soluzioni per arginare le emergenze con una rete di medici locali atti ad evitare l’intervento in Pronto soccorso quando non è necessario.

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Il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli

Le linee guida del Piano sanitario regionale che dovrà essere approvato nei prossimi mesi è stato presentato oggi pomeriggio nella sala consiliare di Civitanova. Un evento organizzato dal Pd delle Marche e che ha avuto come relatori Lucia Di Furia, dirigente dell’Asur, il direttore dell’area vasta 3 Alessandro Maccioni, Francesco Micucci capogruppo Pd Regione Marche e il presidente della Regione, Luca Ceriscioli. Molti i medici tra il pubblico che hanno apportato i loro contributi alla discussione, tra loro il primario di Ematologia Riccardo Centurioni, il primario di Otorinolaringoiatria, Luigi Fasanella, e poi il primario di Nefrologia, Angelo Santoferrara, quello di Ginecologia Filiberto Di Prospero e poi ancora Giovanni Ribichini, Massimo Palazzo, Daniela Corsi. «La programmazione fatta, che è aperta alla partecipazione, va verso una direzione di prevenzione. Il panorama entro cui ci muoviamo è quello di una Paese in recessione, con tagli significativi alla sanità. La media europea investe almeno l’8% del Pil in sanità, attualmente in Italia siamo passati dal 7,7% di investimento al 6,5%. Siamo ad una soglia limite che costringe il paziente a rivolgersi ad altre strutture pagando di tasca sua il restante 2% – ha riferito Ceriscioli – in questa ottica diventa fondamentale avere servizi adeguati razionalizzando la spesa. Per questo la prima parte del piano sanitario mira a modificare gli stili di vita, è la parte della prevenzione, vaccinazioni, screening, alimentazione, per evitare di accedere alle strutture. Poi c’è la considerazione legata alle persone anziane, con la necessità di modificare la medicina del territorio, Rsa, cure intermedie domiciliari e servizi di lungodegenza. E poi solo alla fine gli ospedali che come indicato nel decreto Balduzzi sono suddivisi in ospedale di base, di primo livello e di secondo livello. Per la provincia di Macerata abbiamo previsto due ospedali di primo livello e uno di base. Quello che viene oggi definito ospedale unico è un presidio ad alta specializzazione. La sanità che funziona è quella che dà risposte specializzate, con strutture adeguate e medici che lavorano in equipe. Solo 10 anni fa il tumore al seno veniva operato da un chirurgo qualsiasi, oggi attorno al tumore al seno c’è un chirurgo, un oncologo, uno psicologo, un chirurgo plastico. Così si fa sanità di qualità».

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Alessandro Maccioni direttore Area Vasta 3

Le maggiori contestazioni sono arrivate da esponenti dei comitati proprio sull’idea di ospedale unico. Una formula che però invece gode dell’apprezzamento degli addetti al lavoro come ha evidenziato ad esempio il dottor Luigi Fasanella: «Mantenere gli standard in tutti gli ospedali col taglio delle risorse è impossibile – ha riferito – E’ necessario dunque fare delle scelte. Oggi non ha più importanza spostarsi di 10 chilometri se trovo un servizio adeguato e professionisti preparati. Gli operatori della sanità sono favorevoli all’ospedale unico, a patto ovviamente che risponda a determinati criteri di qualità e di standard elevati». Tra le criticità su cui porre rimedio sono intervenuti Riccardo Centurioni e Domenico Sicolo: il primario di ematologia ha sottolineato una “perversione” nel sistema della ricetta dematerializzata: «un medico impiega fra password da inserire e sistema che si blocca quattro minuti a ricetta, servono due password e se passa troppo tempo il sistema non riconosce più le credenziali e si deve iniziare da capo, se non si pone rimedio saremo costretti a ridurre le visite, o visitiamo i pazienti o facciamo i burocrati», ha detto. E poi ha rilevato una mancanza nel piano sanitario che non affronta il problema del farmaco oncologico che sta facendo esplodere la spesa sanitaria: «o si trova una soluzione o la politica dovrà dirci chi curare e chi no». Sui cambiamenti del pronto soccorso e dell’ingresso nella struttura di emergenza è intervenuto Domenico Sicolo ponendo il problema del soggetto anziano che arriva ormai in maniera costante al pronto soccorso. Mentre in passato gli accessi erano relativi a traumatologia e tossicologia, oggi la maggioranza dell’utenza è costituita da anziani cronici che potrebbero essere assistiti in strutture diverse. Il dirigente Alessandro Maccioni ha invece fotografato la sanità dal punto di vista dei numeri rassicurando sulla continuità degli investimenti in attesa della realizzazione del presidio di primo livello a Macerata. Maccioni ha parlato di 32 milioni di euro investiti nell’area vasta tra il 2015 e il 2018. Investimenti andati in stabilizzazione dei precari, in nuovi servizi (come la guardia pediatrica h24) e in strutture tecnologiche.

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Francesco Micucci capogruppo Pd Regione Marche

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