Sos acqua, scatta il piano in ospedale:
autobotti e bagni chimici
per garantire l’assistenza

MACERATA - Oggi pomeriggio è partito l'intervento per sistemare l'impianto idrico. Una 30ina gli operai al lavoro. Sopralluogo del direttore dell'Area Vasta Alessandro Maccioni: «Se non fossimo intervenuti subito rischiavamo allagamenti e di dover evacuare». Organizzazione capillare. La famigliare di una paziente: «Disagi? Nulla di particolare»

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Il direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni nella sala dove sono in corso i lavori

 

di Giovanni De Franceschi

Circa 96mila litri d’acqua pronti all’uso, quattro autobotti per l’approvvigionamento, 21 serbatoi per servire i reparti. Bagni chimici all’esterno, taniche e secchi nelle toilette all’interno. E poi una trentina di operai al lavoro, servizio di sicurezza rafforzato, due squadre dei vigili del fuoco. Molti pazienti trasferiti nelle altre strutture della provincia. Sono solo alcuni dei numeri e delle misure prese all’ospedale di Macerata per i lavori urgenti alle condutture dell’acqua. Un intervento straordinario, che ha richiesto un’organizzazione capillare per evitare quanto più possibile i disagi.

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Operaio al lavoro sul vecchio collettore

«Se non fossimo intervenuti subito – ha spiegato il direttore dell’Area Vasta 3 Alessandro Maccioni – ci saremmo potuti ritrovare con allagamenti e senza acqua e in quel caso, sì, che avremmo dovuto evacuare tutto l’ospedale». Il problema? Il collettore che si trova nella sottocentrale numero 6, cioè quello che distribuisce l’acqua in ogni angolo della struttura. Un pezzo vecchio, arrugginito, che sarebbe potuto collassare da un momento all’altro. Tanto che durante un’ispezione i tecnici hanno notato delle perdite e da lì è scattato l’allarme. Andava cambiato e subito, per evitare problemi ben più gravi. «Quando ci siamo resi conto del problema – ha aggiunto Maccioni – ho detto di partire subito con i lavori». E così, dopo varie riunioni operative, sono partiti alle 15 di oggi. Come prima cosa è stato svuotato di circa 15mila litri d’acqua il vecchio collettore, un’operazione che ha richiesto diverse ore. Quindi è stato smontato e sostituto con quello nuovo. «Cambieremo anche il collettore principale – ha sottolineato l’ingegnere dirigente Walter Perini – ma abbiamo iniziato con questo perché, essendo quello che distribuisce l’acqua in tutto l’ospedale, una volta sostituito potremmo anche realizzare un allaccio di emergenza qualora necessario».

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Un’autobotte e un serbatoio posizionato all’esterno

Per l’approvvigionamento è stato creato una sorta di circuito chiuso. Le quattro autobotti con 96 metri cubi totali d’acqua sono state piazzate nei punti strategici. Serviranno per riempire man mano i 21 serbatoi da circa 1000 litri ognuno dislocati in tutto l’ospedale. Inoltre, qualora un reparto dovesse trovarsi in difficoltà, può fare affidamento su altri due serbatoi più piccoli che potranno essere trasportati da un punto all’altro. Per far questo, è stata rinforzata anche un’ascensore. Insomma, l’acqua non dovrebbe mancare. Considerando infatti che a pieno regime, cioè con oltre 300 pazienti e in un giorno feriale, si consumano circa 170 metri cubi d’acqua al giorno. Alcuni reparti sono autonomi: pronto soccorso, hospice, laboratorio analisi e dialisi. Per il resto, già da una settimana abbondante si è cercato di trasferire o far uscire molti pazienti, ovviamente solo coloro che avevano tutto in regola per poter lasciare la struttura. «Oggi 50 persone sono uscite in permesso – ha spiegato il direttore sanitario Massimo Palazzo – ma è già da un decina di giorni che ci stiamo organizzando con trasferimenti nelle gli altri ospedali dell’Area Vasta, in più con il supporto di posti letto a Villa Pini e alla clinica Marchetti. Per quanto riguarda gli interventi, tolte le emergenze sempre garantite ovviamente, abbiamo cercato di portare a termine quelli che potevano essere conclusi entro oggi. Alla fine, dai 300 pazienti circa, ne sono rimasti 96: è stato fatto un grandissimo lavoro, e non possono che ringraziare di questo tutti i miei colleghi».

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L’ingegnere Walter Perini mostra il nuovo collettore

Disagi? «Di grossi non ce ne sono – dice una donna che è in ospedale per accudire un familiare – sembra che si siano organizzati bene. E poi se come dicono durerà uno o due giorni al massimo, non vedo grandi problemi». Certo gli ospiti possono andare solo nei bagni chimici all’esterno, mentre i pazienti dovranno usare bottiglie e taniche all’interno. E inoltre è sconsigliato portare bambini qualora non strettamente necessario, come recitano diversi cartelli. Ad ogni modo si conta  di terminare l’intervento per domani sera, poi per avere di nuovo l’acqua potabile nei rubinetti bisognerà aspettare un po’ di più. «Bisogna immettere di nuovo l’acqua nelle condutture piano piano – ha concluso Maccioni – farla andare in circolo e poi svolgere delle analisi per accertarsi che sia potabile». Nel pomeriggio anche il sopralluogo del sindaco Romano Carancini.

 

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Da destra: Massimo Palazzo, Walter Perini, Fabrizio Ciribeni e Alessandro Maccioni

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Il direttore sanitario Massimo Palazzo mostra il vecchio collettore

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Interruzione acqua in ospedale, 24 ore di lavori Meno degenti e rafforzato pronto soccorso


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