Ex Upim, appello Pd a sindaco e rettore:
«Il progetto vada avanti»

MACERATA - Il segretario cittadino Stefano Di Pietro interviene dopo le parole del rettore Adornato che hanno certificato lo strappo tra Comune e Ateneo: «Vengano superati gli ostacoli tecnici»
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Stefano Di Pietro

 

Dopo la ritirata dell’università di Macerata dal progetto di riqualificazione dell’ex Upim (il rettore Francesco Adornato ha parlato di «evidente ostilità politica» dietro al parere tecnico che ha stoppato il progetto per il mancato rispetto dell’illuminazione nel piano seminterrato), il Pd locale, partito di maggioranza in Consiglio, si appella ad amministrazione Carancini e ateneo per riconciliare le distanze e andare avanti. 

«Il Partito Democratico – scrive il segretario Stefano Di Pietro -, ha seguito con sincera preoccupazione le complicazioni che in questi giorni si sono verificate riguardo al progetto con cui l’università dovrebbe utilizzare i locali dell’ex Upim in centro storico. Infatti, fin dall’inizio quando si è prospettata questa opportunità il nostro partito si è adoperato per favorire il positivo accoglimento del progetto da parte dell’amministrazione comunale ritenendo questa soluzione estremamente positiva per un immobile così importante per il centro della città e che da troppi anni è risultato inutilizzato o sottoutilizzato. In questo senso come partito facciamo un sincero appello al sindaco e al rettore, al comune e all’università e ai rispettivi tecnici, perché siano positivamente superati tutti gli ostacoli tecnici che si sono incontrati favorendo così la piena realizzazione di un progetto che reputiamo molto importante per la città e che si inserisce molto bene nella stessa caratterizzazione di Macerata come città universitaria». Carancini da parte sua domenica aveva negato qualsiasi strappo con l’ateneo, dicendo anzi che «amministrazione e tecnici» erano pronti ad «accogliere ogni alternativa» per risolvere il problema d’illuminazione evidenziato nel progetto dagli uffici comunali. Ma oggi le parole di Adornato sono state di tutt’altro tenore e hanno rivelato che la tensione con l’amministrazione è reale. «La cecità politica dei nostri interlocutori – ha detto il rettore -, non fa loro cogliere una serie di chiusure tra cui Banca Marche, Camera di Commercio, Bankitalia e così via, mentre spuntano altri insediamenti commerciali che prosciugherebbero la città».

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