Giudice di pace, uffici roventi:
“Non riusciamo a lavorare così”

MACERATA - Il termometro segna oltre 30 gradi e i locali non sono climatizzati. Il responsabile Rsu Germano Santoni: "L’Inail impone che il lavoratore svolga la sua attività in un ambiente dove la temperatura non superi i 26 gradi". Il dipendente, che è cieco e invalido, segnala anche l'impossibilità di svolgere le sue funzioni: "Mi hanno negato il telelavoro e qui non hanno mai istallato la postazione che mi serve"
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I locali del giudice di pace a Macerata

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Germano Santoni nel suo ufficio

 

di Federica Nardi

“Ci sono oltre 30 gradi qua dentro, i locali non sono climatizzati. L’Inail impone che il lavoratore svolga la sua attività in un ambiente dove la temperatura non superi i 26 gradi. Noi stiamo qua dentro almeno 7 ore al giorno, è una situazione spaventosa. Tutti i lavoratori che io rappresento la pensano così. Il caldo è caldo per tutti”, dice Germano Santoni, rappresentante della Rsu del giudice di pace di Macerata. È seduto in uno dei locali dell’ufficio in via Santa Maria della Porta, il termometro appeso alla parete segna 33 gradi. Santoni punta il dito contro l’indifferenza del tribunale. Un impianto a muro c’è ma è utile solo per l’aria calda d’inverno e le finestre “non si possono aprire perché sono troppo sporche a causa dei piccioni”. Nel suo ufficio l’unica finestra è vicina al soffitto. Da solo, dato che è cieco e disabile al 100 percento, non potrebbe aprirla comunque.

giudice-di-pace-5-325x183Dopo aver rischiato di essere abbandonato la notte del 26 ottobre mentre mezzo centro storico di Camerino veniva giù con le scosse di terremoto (leggi l’articolo), ora Germano Santoni lavora negli uffici del giudice di pace di Macerata dov’è anche a capo della Rsu. Al disagio del caldo record nei locali non climatizzati si aggiunge anche la beffa. Santoni è un centralinista. Si sveglia alle 4,30 del mattino nel camping dov’è sfollato a Civitanova da novembre per arrivare in un ufficio dove gli è impossibile lavorare. A parte un tavolo e una sedia infatti, non ha niente che gli consenta di fare o ricevere telefonate. Nonostante la Commissione permanente abbia sollecitato il 29 maggio a istallare una postazione che abbia una sintesi vocale e che sia collegata al centralino principale. “Vengo al lavoro per non fare nulla – dice Santoni -. È mobbizzante e umiliante. Chiederò un colloquio con il presidente del tribunale che è arrivato da poco e potrebbe non conoscere la situazione. Sono in servizio dal 27 dicembre, mi hanno negato il telelavoro perché mancano i decreti attuativi, quindi vengo qui. Ma non ho modo di lavorare. Non posso utilizzare un telefono normale essendo parzialmente paralizzato e non mi hanno istallato la postazione che mi serviva”. E ora, a settembre, scadrà anche la convenzione che gli garantiva a spese del comune di Camerino un passaggio a lavoro dal terminal di Macerata fino in centro. “Come farò? Macerata non è una città accessibile, rischierò di essere investito ogni volta che arrivo o esco da lavoro”.



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