“La droga mi ha portato via mio figlio,
ora aiuto gli altri genitori”

CIVITANOVA - Commozione per la testimonianza di Giampiero Ghidini a Citanò alle dipendenze. Oggi giornata dedicata all'antropologia

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di Laura Boccanera

Una botta di realtà, tra testimonianze e racconti. Ieri sera piazza Conchiglia a Civitanova ha ascoltato col cuore gonfio il dibattito sulla genitorialità con Gianpietro Ghidini, Luca Pagliari e con la partecipazione della scrittrice Carolina Bocca, autrice per Mondadori di “Soffia forte il vento nel cuore di mio figlio”. Storie forti, passaggi attraverso un inferno che però possono risollevarsi se presi in tempo con l’ascolto e l’amore. Questo il messaggio che è trapelato dalla serata. “Attraverso la condivisione delle proprie storie, delle proprie emozioni, del proprio essere imperfetti si può dare una mano agli altri, facendoli sentire più giusti, più forti, più coraggiosi”. – ha detto la scrittrice. E il coraggio è anche quello di Gianpietro Ghidini, un padre che ha fatto della morte del proprio figlio la molla per aiutare altri genitori come lui e altri figli. Oggi, nella terza giornata, CitaNò alle dipendenze incontra l’antropologia: dopo le incursioni di Gianpietro Ghidini e Roberto Berruti allo chalet Galliano alle 17, alle 21.30 in piazza Conchiglia viene proiettato il docufilm “Halack Winik. The authentic people”, documentario inedito, spiazzante e commovente di Agnese Sartori. L’antropologa ha trascorso alcuni mesi in uno degli ultimi villaggi Maya, nella selva Lacandona nel Messico del Sud, incontrando una popolazione che, pur priva di tecnologia e distante dalla “civilizzazione”, è perfettamente organizzata, valorizza le risorse proprie rispettando l’ambiente e mostra una serenità interiore profonda. Il documentario sarà seguito da una discussione con il comunicatore Paolo Nanni e il giornalista Luca Pagliari, che si interrogheranno sulle differenze tra essenziale e superfluo, sui cambiamenti del mondo in cui viviamo e le scelte che possiamo fare per vivere pienamente l’esistenza. Ascoltare la storia di un popolo così lontano e così diversamente organizzato dal nostro può essere un punto di partenza, uno spunto di riflessione, non per scimmiottare ciò che non siamo, ma per migliorarci, per comprendere il nostro potenziale.

(foto Ciro Lazzarini)

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“Citanò alle dipendenze” apre con l’arte



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