Sfollati via dal Natural village,
“Un terremoto nell’animo”
Ricostruzione? Si spera in 20 anni

SISMA - I terremotati costretti a lasciare la struttura nelle scorse settimane hanno vissuto in maniera traumatica l'esperienza. "La politica ha fatto più danni delle scosse". Intanto le casette non arrivano, la Valnerina è chiusa, le macerie ingombrano le strade, le verifiche Aedes sono in ritardo
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di Ugo Bellesi

Non è stato un bello spettacolo vedere la gente piangere perché costretta ad abbandonare una residenza in cui si era trovata bene, sia pure ospitata provvisoriamente, per essere trasferita in altra località sconosciuta ma venendo anche separata da molti compaesani con cui aveva condiviso tanti momenti di malinconia, di speranza, di nostalgia e di illusioni. E’ quanto capitato ai terremotati che erano stati “deportati” lungo la costa ed in particolare a quelli ospitati nel Natural Village di Porto Potenza (leggi l’articolo). Tutto è successo perché le casette promesse per la primavera 2017 forse non saranno pronte neppure per l’autunno. E chi ha provocato questi ritardi un po’ di rimorso dovrebbe averlo. Far piangere gente di 70,80 anni che ha perso tutto e che non vede un futuro, è inqualificabile. E quanti sono stati costretti ad allontanarsi dalla costa hanno dovuto cercarsi da soli un nuovo alloggio.

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Il trasloco dal Natural Village

Anche le telefonate alle strutture ricettive – ha  dichiarato uno sfollato – le abbiamo fatte a nostre spese. Non ci siamo rivolti alla Protezione civile. A questo punto è meglio muoverci da soli”. “I posti indicati nelle liste non corrispondevano alla capacità di accoglienza effettiva – hanno dichiarato alcuni terremotati – e molti di noi rischiavano di restare in mezzo alla strada. Così abbiamo fatto da soli. Ci siamo messi a telefonare agli alberghi e a girare per le strutture ricettive”.  E qualcun altro ha aggiunto: “La cosa peggiore è che non sappiamo nulla del nostro futuro. E il timore è che, con i concittadini, il saluto sia definitivo. La comunità è ormai completamente smembrata. Il terremoto non ha ammazzato nessuno. Ma i politici si!”. Dello stesso tenore il commento di R. S.: “Qui uno va a Colfiorito, un altro a Matelica, un altro chissà. La nostra comunità si è sciolta come neve al sole. La politica ha fatto più danni del terremoto. Dividerci tutti vuol dire scatenare un altro terremoto, ma stavolta dentro, nell’animo!”. “Dividi et impera – chiosa un terremotato di Ussita – Ecco cos’hanno fatto i nostri politici”. Una signora di Visso sottolinea: “Adesso traslochiamo per la terza volta da ottobre. Prima stavamo a Sirolo. Andar via da qui adesso è drammatico. Intanto le casette non arrivano”.

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Il senatore Mario Morgoni con un gruppo di sfollati al Natural Village

Sono rimaste nel Natural Village soltanto 25 famiglie, quelle che hanno i figli in età scolare e debbono attendere la fine dell’anno scolastico. Ma chi circola nella struttura deve indossare un braccialetto da ritirare alla reception. Tutto questo perché al momento in cui doveva scattare l’operazione casette è prevalso questo concetto: “Sulle casette non possiamo fare ordinativi a vuoto per una spesa di diversi milioni di euro: è danno erariale. Le casette sono il male da evitare: consumano il suolo, comportano opere di lottizzazione vera e propria; finito l’uso vanno smaltite”. Il concetto è chiaro: bisogna risparmiare perché le casette costano troppo (ma non si è sempre detto che i soldi c’erano?). E poi ci si preoccupa anche perché le casette si debbono smaltire. Ma perché si debbono smaltire? A Serravalle ancora ci sono e sono utili quelle costruite nel 1997. E poi le casette non solo sono utili per l’emergenza (cioè per tutto il 2018 quando finalmente si spera siano tolte tutte le macerie) ma anche fin quando non sarà ultimata la ricostruzione.

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La Valnerina interrotta

Si spera fra 20 anni ma può essere anche di più visto che ancora ci sono tante “zone rosse”, visto che le verifiche nelle abitazioni lesionate sono ancora in altro mare e visto che la Valnerina resta chiusa (e lo resterà ancora a lungo visto che ancora non sono iniziate le procedure per appaltare i lavori dei quattro cantieri previsti). E proprio per rallentare gli appalti delle casette si è creato quel marchingegno procedurale per cui sono necessari 14 “passaggi” da un ente all’altro per l’approvazione. Lasciando passare i mesi sono sempre più numerose le famiglie che trovano una soluzione autonoma e quindi non hanno più bisogno della casetta. Il risultato che si voleva è raggiunto. Ma intanto abbiamo fatto piangere tanta gente che ha perso casa, lavoro, serenità e soprattutto ha perso il futuro. Quali prospettive gli offriamo? Per evitare le casette si era prospettata a suo tempo la soluzione di acquistare gli appartamenti invenduti che le banche hanno in pancia perché ipotecati in quanto i proprietari non hanno potuto pagare i mutui. E tali appartamenti dovevano servire per i terremotati. Ma anche allo scopo di tenere gli sfollati sempre più lontani delle loro zone di residenza? Speriamo di no.

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La demolizione della scuola di Fiastra completata in questi giorni

Eppure nel febbraio scorso da parte dei terremotati venne presentato un documento in dieci punti in cui tra l’altro si leggeva: “Scongiurare il trasferimento della popolazione verso altre località e dando in ogni caso preferenza alle strutture dell’entroterra o nelle immediate vicinanze dei paesi di residenza delle persone con case inagibili” ed inoltre “Accelerando sulle Aedes molti potrebbero tornare nelle proprie abitazioni”, e ancora “Deroga alle norme regionali e possibilità di realizzare autonomamente un modulo abitativo provvisorio da rimuovere quando verranno ripristinate le condizioni normali”. Ma sono state richieste inascoltate. Visto che non ci facciamo mancare nulla, ora è alle viste un problema ancora più grosso di quello di sistemare gli sfollati. E cioè si sta velocizzando la sistemazione delle scuole, ma saranno pronte per il mese di ottobre? Il quesito non è senza senso perché già si parla di dover slittare alla prossima primavera. Sperando comunque che le scuole siano pronte per ottobre siamo sicuri che le famiglie avranno trovato sistemazione nelle casette per poter mandare i figli in quelle scuole? Oppure avremo le famiglie sparpagliate in tutti i paesi sempre più  lontani per cui ci saranno le casette dove non ci sono le scuole e ci saranno le scuole dove non ci sono ancora  le casette (e quindi i bambini e i ragazzi da mandare a scuola).

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La zona rossa a Camerino

Ma la lentezza esasperante riguarda anche altri settori. A Camerino – come segnala l’avvocato Giuseppe De Rosa in  “Orizzonti della Marca”- il parroco di Santa Maria in Via aveva chiesto dopo la scossa del 24 agosto un  accertamento sulla stabilità della chiesa e i Beni culturali lo rassicurarono che non c’erano pericoli. Le successive  scosse del 26 e del 30 ottobre provocarono danni ingenti aggravati dalle nevicate di gennaio. Risultando inutili tutti gli appelli alle autorità locali il parroco il 20 marzo ha investito del problema il Ministero competente e il 4 aprile da Roma è arrivato un sollecito alla Sovrintendenza di Ancona. Sollecito che però non ha avuto successo perché sempre da Roma il 20 aprile è arrivata altra missiva, indirizzata anche al sindaco di Camerino, per la rimozione delle macerie e per accelerare i tempi di avvio del cantiere. Nelle ultime settimane finalmente qualcosa si è messo in moto. E a proposito delle chiese dell’alto maceratese apprendiamo dall’architetto Luca Cristini, direttore dell’Ufficio beni culturali della Diocesi di Camerino, che su 486 chiese 360 sono “fuori uso” e l’unico rimedio contro il rischio sciacalli è quello di asportare e mettere al sicuro i beni rimasti all’interno di questi edifici di culto. Ma bisogna fare in fretta perché si prevedono tempi duri a partire da agosto. Infatti con la fine dello stato di emergenza l’esercito lascerà il nostro territorio. E per il futuro l’architetto non è certo ottimista. Infatti pensa che per il  ritorno alla normalità serviranno almeno venti anni.



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