Lavoro, le novità in rosa:
dal baby park gratuito
al congedo per le vittime di violenza
MACERATA - Progetti e buone pratiche in favore delle donne sono state presentati questo pomeriggio durante l'assemblea della Cgil per l'8 marzo. Tra questi "The Factory puzzle" a Montefano, "Io e te diversi ma insieme a Civitanova" e l'accordo territoriale contro la violenza nei luoghi di lavoro. Stona la testimonianza di una dipendente Ghergo verso la mobilità: "Ci regalavano mimose, ora ci trattano come ospiti indesiderate". La chiamata alle armi della segretaria Marinucci: "Stiamo regredendo, le nostre conquiste vanno difese"
Un baby park aziendale gratuito per i figli dei dipendenti e aperto anche a quelli di altre 8 imprese e microimprese aderenti a Montefano. E’ il progetto di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro “The factory puzzle”, che vede capofila la A&C di Montefano, azienda metalmeccanica, ma che coinvolge anche un asilo nido privato, una pedagoga, la cooperativa sociale Sfera onlus per l’aspetto amministrativo e strategico e l’amministrazione comunale di Montefano che mette a disposizione il trasporto con un pulmino e aderisce con famiglie convenzionate.
Un microsistema di welfare territoriale presentato questo pomeriggio nel corso dell’assemblea pubblica per l’8 marzo, promossa dal Forum delle donne della Cgil e moderata da Alessandra Pierini. «Il baby parking è a disposizione per 20 ore settimanali – ha spiegato Lucia Barbieri, presidente della Sfera – è gratuito per i dipendenti dell’azienda capofila, il cui titolare non a caso è nonno di 10 nipoti, e a prezzo agevolato per le altre. E’ previsto anche l’inserimento di bambini nell’asilo nido privato del paese con retta agevolata, si offrono servizi ludico – educativi per il sabato mattina e servizi di supporto per l’apprendimento anche con personale specializzato».
Una buona pratica come ce ne sono nel territorio provinciale. Ne è un altro esempio il progetto “Io e te diversi ma insieme”promosso dall’associazione “Donne di mondo”. «Abbiamo tenuto – spiega la docente di Civitanova Maria Grazia Baiocco – 4 incontri tra gli studenti e le studentesse e la blogger e giornalista Monica Lanfranco. Lavoriamo su un percorso di educazione alla relazione e di superamento degli stereotipi per prevenire ogni forma di discriminazione. Lo stereotipo è una gabbia identitaria alla base della crisi sistemica del rapporto uomo donna. Delle donne dobbiamo valorizzare i saperi».
Ha ricordato l’accordo sulla molestia e le violenze nei luoghi di lavoro Michela Verdecchia, coordinatrice del Forum Donne Cgil: «E’ stato sottoscritto da tutti i datori del territorio – ha sottolineato – e questo è importante, abbiamo anche recepito la legge che prevede il congedo familiare per le donne vittime di violenza, invitando anche i nostri delegati a fare in modo che chi lo utilizza non venga costretto a spiegarne il motivo. Purtroppo però dopo la firma dell’accordo è scomparsa la Provincia , referente anche per i centri Antiviolenza che hanno attualmente poche o nessuna risorsa. Questo rende difficile garantire diritti». Difficoltà confermata dall’ex vice presidente della provincia Paola Mariani che consiglia: «Rivolgetevi agli ambiti sociali. I centri antiviolenza sono fondamentali ma vanno portati avanti».
Tra le buone pratiche e i passi in vanti, stona e indigna la testimonianza di una lavoratrice del gruppo Ghergo di Porto Recanati che preferisce restare anonima e per la quale si è aperta, come per altri 68 dipendenti, la procedura di mobilità: «I titolari – racconta – fino a qualche anno fa ci portavano le mimose, diciamo che era una delle poche soddisfazioni visto che ho sempre avuto una retribuzione più bassa rispetto ai miei colleghi maschi, il mio ufficio conta 8 esuberi, di cui 7 sono donne, i titolari ci hanno tolto il saluto e siamo trattati come ospiti indesiderati. I mazzetti di mimose possono anche tenerseli».
Ha concluso con i numeri Rossella Marinucci, segretaria della Fiom Cgil: «Sono 7.100 gli euro di differenza nelle retribuzioni annue tra donne e uomini nel 2015, 760 le lavoratrici che nel 2015 hanno dovuto lasciare il lavoro alla nascita di un figlio andando a convalidare le dimissioni alla Dtl, 34mila le lavoratrici pagate con i 2,2 milioni di voucher riscossi nel 2015, 34mila le donne in cerca di occupazione nelle Marche, il doppio rispetto a 10 anni fa. Le aziende continuano a ragionare in termini di ore di lavoro e non di qualità. Numeri che ci fanno capire che stiamo regredendo e che aver conquistato delle cose non vuol dire che le avremo per sempre. Dobbiamo continuare a lottare con le unghie e con i denti per mantenerle».



