Musei civici garanzia
di protezione e conservazione
MACERATA - Domani (venerdì 17 febbraio) incontro per la presentazione del libro di Mauro Compagnucci nella sala Castiglioni della biblioteca comunale Mozzi BorgettI
di Donatella Donati
Ce lo racconta Mauro Compagnucci nel suo libro L’origine dei musei civici marchigiani (ed. il lavoro editoriale) come la ricchezza del patrimonio artistico della nostra regione e in particolare della provincia di Macerata per essere preservata e tramandata abbia bisogna di essere accuratamente censita. Proprio in questo tragico momento di scosse, frane e distruzioni è importantissimo il censimento delle opere d’arte che il terremoto rischia di mandare in rovina o far scomparire. L’architetto Compagnucci affronta l’argomento storico della costituzione dei musei civici e della garanzia che essi hanno offerto e oggi in particolare devono più che mai garantire di protezione e conservazione rispettando il territorio e i suoi abitanti. La sensibilità per l’arte espressa nei vari territori italiani l’ha avuta prima di ogni altro il governo Cavour , il primo e il suo seguente imponendo al parlamento da lui presieduto di fare subito una legge che stabilisse la destinazione delle opere contenute nei paesi annessi . In contemporanea il parlamento aveva approvato il criterio proposto dal ministro di Grazia e giustizia Vincenzo Niutta per fare chiarezza sui rapporti tra Chiesa e Stato utilizzando la formula efficace “libera Chiesa e libero Stato”. Il pensiero liberale caratteristico dei primi governi era teso verso l’obiettivo anche educativo del patrimonio artistico e all’inizio aveva formulato due proposte, quella di affidare la conservazione a strutture già esistenti, le università, le gallerie d’arte e le accademie e quella di rendere responsabili di questa proprietà nazionale il prefetto e i comuni. Prevalse la seconda ipotesi che favorì la costituzione dei musei civici che sono oggi i più importanti depositari dei capolavori artistici provinciali.
Nelle Marche se ne costituirono quindici di cui nove nelle province di Ancona e Macerata e sono essi che oggi hanno la responsabilità di garantire , per quanto possibile, l’integrità delle opere, la scelta di una collocazione provvisoria per proteggere da un terremoto che ancora non accenna a fermarsi, farne provvedere all’eventuale restauro per i danni subiti e soprattutto evitarne l’incauto utilizzo per fini personalistici. Compagnucci fa parte di quel folto gruppo di ingegneri e architetti che controllano e definiscono i danni subiti da palazzi e case ancora tra l’altro in evoluzione. Mi ha detto con quanta tristezza si è imbattuto in piccoli centri un tempo vivaci e operosi completamente distrutti per i quali gli interventi ricostruttivi sono impossibili. Con amarezza ci fa riflettere su come è già cambiato il paesaggio che da Macerata porta ai monti azzurri scenario di un panorama che era di perfetta bellezza. Ovunque frane, strade interrotte, abitazioni crollate e come qualche mattina fa è stato ben ripreso dalla trasmissione di Radio Tre l’impossibilità di procedere in modo veloce per la difficoltà delle scelte e l’ostinato desiderio degli abitanti di ritornare a vivere lì come prima, meglio di prima. La nostra Provincia è ferita nel suo profondo, non si tratta solo di una metafora ma della realtà di spaccature e voragini che si sono aperte nel suo interno e di pericoli di crolli incombenti. Faccio per questo un appello perché si operi al più presto per la messa in sicurezza della cupola della Chiesa delle Vergini molto provata e bisognosa di essere cerchiata per evitare la perdita di una delle opere più belle della nostra città. Speriamo che se ne parli approfittando della presenza di tante persone competenti venerdì 17 febbraio nell’incontro per la presentazione del libro di Mauro Compagnucci che avverrà nella sala Castiglioni della biblioteca comunale Mozzi Borgetti alle ore 17.

