“Comme lu sole”, Dante Cecchi
racconta il mondo contadino
e si litiga per i posti
MACERATA - Celebrazioni per il "professore del sorriso" al Don Bosco con le sue commedie. L’affollata platea del teatro rumoreggia per un’accesa polemica su due poltrone contese. Presentato anche il volume edito dalla Fondazione Carima

Un momento dello spettacolo

Il ‘mito’ di Dante Cecchi va al di là delle stesse celebrazioni del ‘professore del sorriso’. Un esempio concreto? L’affollata platea del teatro don Bosco, dove in precedenza era stata sedata un’accesa polemica per due posti ‘in abbonamento’ inopinatamente venduti (stando all’ irato ‘titolare’) ha cominciato a rumoreggiare all’ennesimo intervento del tavolo dove a fatica i numerosi relatori avevano trovato posto nel nome di Cecchi e del dialetto. In particolare ed in proposito veniva presentato “Dante Cecchi, Teatro” il libro dell’ottimo Pierfrancesco Giannangeli, edito dalla Fondazione Carima. Dei rumors non del tutto benevoli degli impazienti spettatori venuti soprattutto per la commedia, ha subito carpito il senso e sonorità la vicesindaca Stefania Monteverde, chiamata al proscenio da Fabio Macedoni, grande regista dell’iniziativa ‘il teatro di Cecchi’, meraviglioso pendant sul versante teatrale delle celebrazioni iniziate qualche mese fa al ‘Lauro Rossi’, con la presentazione del libro a cura dell’Istituto studi storici maceratesi.
Così. Con appena mezz’ora sul programma, il sipario si è potuto alzare su ‘Comme lu sole’, secondo di sei pieces teatrali scritti dall’ex presidente della Cassa e che Comune, Regione, Uilt e Compagnia F. Valenti stanno mettendo in scena fino al 10 marzo. Quando appunto sarà la volta di ‘Lo petrojo’: un tema caro in quegli anni del ‘Pianeta Mattei’ dove anche Morrovalle, come il contadino ‘della commedia’ che nel proprio terreno coltivò il sogno di una nuova ‘Caviaga’ o addirittura di Cortemaggiore in Valpadana. Sogno, purtroppo finito presto, dopo le prime trivellazioni (l’episodio è in ‘Il Futuro tradito’, di Maurizio Verdenelli, Ilari editore). A mettere in scena, in outsourcing si direbbe, la storia dei due spasimanti benestanti della ‘vergaretta’ Rosetta, belloccia e robustella come piacevano una volta (e come la goldoniana Mirandolina anche lei preferirà alla fine l’amore del giovane ed iracondo ‘Peppe’) è stata la compagnia ‘Don Valerio Fermanelli’ nel nome dell’indimenticabile parroco di Camporota di Treia. E per i tanti spettatori (tra questi, nelle ultime fila, anche l’on. Adriano Ciaffi) un tuffo in un passato piuttosto recente, quando in provincia di Macerata il reddito era garantito fino all’inizio degli anni 70, addirittura per il 65% dall’agricoltura- ed ora non si sa più che cosa, nel profondo declino dell’industria. Cecchi era un profondo conoscitore di quella vita ed attraverso il ‘vergaro’ Sittì ‘rivive’ i momenti di quel mondo allora ancora in auge fino a farci sapere che il contadino/allevatore, legatissimo alle proprie ‘bestie’, non si sottraeva neppure da compiti di pedicure…. naturalmente con un paio di robuste cesoie.

La presentazione del libro di Giannangeli
La bravura del cast è stata quella di farci ‘intuire’ l’ambiente agricolo, la stalla, l’ara, appena fuori dalla porta di truciolato dell’allestimento scenico. E quando esce per ‘rigovernare’ gli animali, anche solo per un attimo, in attesa degli ospiti, gli animali, Sittì ‘rivestito a festa’ dice: “Così non mi hanno visto mai, forse non mi riconosceranno”. Il testo di Cecchi ha avuto alcune rivisitazioni, come all’uscita ci ha avvertito Gilberto Sacchi che nel segno di Agorà premiò proprio il ‘professore del sorriso’. Un letterato poliedrico aperto ad ogni esperienza e contributo proprio, e quando alla famiglia che glielo chiedeva, disse ‘Ho già dato e domani lo dirò in Banca d’Italia’ riferendosi al suo possibile mandato bis come presidente della Cassa di risparmio di Macerata, fu chiaro che era proprio così e che terminava un’epoca aprendone un’altra totalmente diversa. E fu ‘Comme lu sole’ un passaggio epocale. La presidente della fondazione Carima, Rosaria Bel Balzo Ruiti ha voluto partecipare a questo revival pur nel segno di un’attività minore di Dante, ma popolarissima: quella teatrale.
“Il libro di Giannangeli resterà una pietra miliare per intendere in futuro, anche nella fonetica, nel giusto accento, della lingua dei nostri padri” ha detto la presidente. Con l’introduzione di Donatella Pazzelli, scrittrice camerinese, il professor Alberto Meriggi e Giovanni Cecchi figlio di Dante, hanno partecipato all’incontro promosso da Macedoni, già capo di Gabinetto dell’amministrazione Pettinari (in sala molti a chiedersi se l’ex ‘cavallo di razza’ dc, poi udc, aderirà al nuovo gruppo europeista di Pierferdy Casini). Convincente la regia di un vecchio ‘drago’ del teatro maceratese, Quinto Romagnoli (ora alla Ctr). Bravissimi e meticolosamente preparati ‘ragazzi’ e ‘ragazze’ della compagnia di Camporota. Ed ecco tutto il cast. Sittì, vergaro: Carlo Serpilli. Marì, sua moglie: Silvana Valenti. Rosetta, loro figlia: Noemi Tartarelli. Filomeno, possidente: Piero Pinciaroli. Arturo, impiegato: Fabio Corradini. Peppe, contadino: Leonardo Piermattei.
Il prossimo appuntamento è assolutamente un cult, una gemma preziosa del tempo che fu: “Lu postarellu su la Comune”, probabilmente la commedia più famosa di Cecchi. La mette in scena la Compagnia In…stabile di Civitanova, la regia è di Giorgio Gobbi.
(m.v.)
(Foto di Luciano Carletti)















