Il sorriso di Gesù Bambino
è un invito ad essere allegri
LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Sforziamoci di superare le mestizie dei tempi correnti: l’economia che non decolla, il lavoro che manca e la paura dello “sciame sismico”
di Giancarlo Liuti
Stavolta la mia “Domenica del villaggio” capita proprio nel giorno di Natale, cioè in un “villaggio” che non è un piccolo agglomerato di case dalle parti di Villa Potenza o Sforzacosta ma quella capanna immensa come il mondo dove nei pressi di Betlemme vide la luce Gesù Bambino. Troppo grande, questo “villaggio”, per le mie forze. Scherzarci, com’è mia abitudine, sarebbe un sacrilegio. Ma di parlarne con estatica devozione non sono capace. E allora? Me la cavo facendo gli auguri ai miei lettori incitandoli a nutrire fiducia nel futuro e a compiere la non facile scelta di farsi piacere la vita, una scelta che consiste nella ricerca, sempre e comunque, non oso dire di felicità ma almeno di qualche ragione di allegria.
Essendo il Maceratese una terra che per sua natura si astiene dall’esibire i moti dell’animo non capita spesso di trovarvi vicende curiose, divertenti e dunque allegre. Ma ogni tanto succede e puntualmente Cm ne ha dato e ne dà notizia. Ora cercherò di metterle insieme, queste vicende, per trarne, in tempi un po’ grigi come gli attuali, uno spunto di buonumore e per dire addio con un sorriso all’anno che se ne sta andando. Ricorderete ad esempio quel ragazzo che usava pregare inginocchiato nella piazza centrale di Macerata rivolto non verso l’ex chiesa di San Paolo, la qual cosa sarebbe stata coerente con la religiosità del suo comportamento, ma verso la sede del Comune. Preghiere laiche, dunque, e indirizzate al sindaco Romano Carancini. Per ottenere che? Forse per far sì che l’amministrazione civica provvedesse a tappargli una buca davanti casa. E perché inginocchiato? Forse come “ultima spes”, non essendo la prima volta che lui – come tanti altri, in altre vie e per altre buche – avanzava tale richiesta e non era mai stato ascoltato.
Passando ora ai progressi della tecnologia cito il caso di quell’immigrato indiano che si è presentato alla Motorizzazione di Macerata per sostenere l’esame della patente, un esame a base di quiz sul codice della strada e sul funzionamento di un’auto. Quiz abbastanza facili da risolvere, anche perché una patente di guida non è intellettualmente complicata al pari di una laurea in fenomenologia dello spirito. Eppure, temendo di non riuscire a venirne fuori, il nostro li ha affrontati attrezzandosi come segue: una microtelecamera sulla scollatura della camicia, un ricetrasmettitore collegato a un modem sullo sterno e un auricolare “Bluetooth” nascosto in un orecchio. Il tutto allo scopo di avere le soluzioni da certi amici che su sua richiesta gliele avrebbero date da fuori. Morale? I trucchi sono stati scoperti e la patente non l’ha presa. Ma la cosa peggiore è stata che lui, per togliersi quell’affare dall’orecchio, s’è dovuto recare in ospedale dove si è sottoposto all’intervento di un chirurgo specialista in otorinolaringoiatria. Coll’espressione “fare l’indiano” si allude di solito a chi è sordo ai consigli altrui. Ma il nostro, stavolta, ha rischiato di esser sordo sul serio, almeno da un orecchio. Attenzione, dunque, alle trappole dell’elettronica.
Un altro caso, che riguarda il moltiplicarsi delle relazioni fra gli esseri umani tramite i cosiddetti “Social Network”, è quello di un recanatese che, multato dai vigili urbani per divieto di sosta, li ha coperti d’insulti tramite il da lui presunto anonimato di “Facebook”, la qual cosa, siccome su “Facebook” ci sono, testuali, i nomi e i cognomi di chiunque ci entri, non gli ha purtroppo risparmiato una denuncia per diffamazione aggravata con tanto di processo. Più interessante, in quanto a umorismo involontario, è invece la vicenda di un maceratese che per vendicarsi di essere stato respinto dalla sua amatissima donna si è recato di nascosto nella casa di lei e ha rubato ventuno (sic!) paia di slip. Per ottenere che cosa? Solo lasciarla senza mutande? No, troppo poco. Più probabilmente l’amore non ripagato di lui si è trasformato in una sorta di feticismo, ossia nell’identificare lei coi suoi slip, custodirli con gelosia e forse, di tanto in tanto, annusarli.
Fin qui l’ho buttata sullo scherzo, ma l’ho fatto senz’alcuna malignità verso i protagonisti delle verissime storie che ho descritto. L’unico scopo mio – per me stesso e per i miei lettori – è di far fare, se ci sono riuscito, quattro risate. E le difficoltà dell’economia – mi dirà adesso qualcuno – ce le dimentichiamo? E la mancanza di lavoro? E le estenuanti manfrine della politica? E i danni del terremoto? E lo “sciame sismico” che, pur attenuato, non ha ancora smesso di farci un po’ di paura? Via, mettiamoci una pietra sopra. Come tutti gli sciami, si pensi a quello delle api, il suo destino è, da un giorno all’altro, di volar via e scomparire. Conclusione: allegria, signori, allegria!

C’è poco da essere allegri, visto quello che ci aspetta.
Le risate der Papa
Er Papa ride? Male, amico! È sseggno
c’a mmomenti er zu’ popolo ha da piaggne.
Le risatine de sto bbon padreggno
pe nnoi fijjastri sò ssempre compaggne.
Ste facciacce che pporteno er trireggno
s’assomijjeno tutte a le castaggne:
bbelle de fora, eppoi, pe dd.io de leggno,
muffe de drento e ppiene de magaggne.
Er Papa ghiggna? Sce sò gguai per aria:
tanto ppiú cch’er zu’ ride de sti tempi
nun me pare una cosa nescessaria.
Fijji mii cari, state bbene attenti.
Sovrani in alegria sò bbrutti esempi.
Chi rride cosa fa? Mmostra li denti.
Il problema che, “il peggio”, che di solito alla fine dell’anno era “oramai passato” e si trovava sempre alle spalle mi sembra che (per una serie di incredibili sfortune, congiunture, errori politic ed economici, ecc) da diversi anni, ci preceda sempre…