Tutti sul ponte
per l’inaugurazione bis
nel nome del Papa buono

CORRIDONIA - A Giovanni XXIII, preferito a Filippo Corridoni, è stata intitolata la quinta opera pubblica conclusa dal presidente della provincia Pettinari. Il sindaco Nelia Calvigioni: "Ora aspettiamo il 2020 per l'apertura dello svincolo di Campogiano". Presenti il governatore Ceriscioli, il vescovo Marconi e tanti amministratori. (LE FOTO)
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Il taglio del nastro – da sinistra Paola Mariani, Angelo Sciapichetti, Irene Manzi, Luca Ceriscioli, Antonio Pettinari, Paolo Cartechini e Rosalba Ubaldi

 

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Il sindaco Nelia Calvigioni scopre la targa

 

di Maurizio Verdenelli

(foto di Andrea Petinari)

Grandi opere pubbliche maceratesi nel segno dei bambini. Se è stata la deliziosa Vittoria Di Marco, 5 anni ( nipote di Romolo Di Marco, titolare-stakanov della Colimar che l’ha realizzata) ad inaugurare oggi sul far del tramonto il ponte ‘San Giovanni XXIII°” sul Fiastra, nel 2020 sarà il quarto nipotino, prossimo venturo, del sindaco di Corridonia a ‘battezzare’ il sospirato svincolo di Campogiano che allaccerà Macerata, Corridonia alla Valdichienti. “Nel 2010 c’è stato l’attracco corridoniano alla superstrada, circoscritto ma utile, e in coincidenza sono diventata nonna. Poi lo scorso anno, parto gemellare a salutare il neonato ponte sul Fiastra che aveva diviso a metà il comune, ed ora sono in attesa del 2020 e della bretella Pieve-Mattei a Campogiano per diventare, la quarta volta, nonna ” ha svelato Nelia Calvigioni. Che ha ringraziato 15 mila volte (il numero degli amministrati) per questa opera pubblica che sana 30 anni di ‘solitudine’ dall’una e dall’altra parte del Fiastra. In tanti hanno collaborato: tra questi sopratutto Francesco Sagretti, imprenditore del posto che a spese proprie ha dato a suo tempo un provvidenziale guado sul Fiastra dopo che l’alluvione del marzo 2011 aveva travolto pure l’installazione dell’ente pubblico.

inaugurazione ponte san giovanni XXIII corridonia colbuccaro 2016 foto ap (24)In tanti, stasera, a salutare questa inaugurazione bis: la prima il 31 ottobre scorso. Ce n’era bisogno? “Eccome: l’ha voluta legittimamente Nelia anche per offrire giusta solennità alla denominazione del ponte e all’illuminazione” ha dichiarato il presidente della Provincia, Pettinari. Tuttavia in parte smentito dalla stessa Calvigioni. “In verità siamo stati in due a volere questa cerimonia”. Che nei cartelli sulla strada è apparsa col titolo di ‘manifestazione’ (ohibo!) prevista dalle ore 18.30 alle 21, a ponte chiuso. “Ancora?!” si saranno chiesti gli automobilisti dopo un calvario di on/off durato quattro anni ed otto mesi, come chiarito dalla stessa Calvigioni che per tutto quel periodo ogni mattina doveva provvedere a dare l’ok all’apertura o meno dei cancelli del transitorio ‘guado’. “Mi è andata bene” ha detto sul palco, voltandosi con simulato sollievo in direzione di viceprefetto e questore: “Le responsabilità me lo sono prese tuttavia volentieri”. E il pensiero è allora corso a quei giorni tempestosi di marzo, quando buona sorte non ci furono vittime al crollo del ponte e quando fu possibile di lì a poco, a maggio, ripristinare un guado grazie alla buona volontà e alla professionalità del capoufficio tecnico della Provincia, Sandro Mecozzi e del commissario prefettizio, Calvosa. Il quale, di Macerata aveva avuto modo di conoscere a malapena il capoluogo e poco altro.

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La benedizione di monsignor Nazzareno Marconi

E’ stata una cerimonia-bis in pompa magna con una serie di presenze da far girar la testa e far traballare il pur massiccio palco allestito ai piedi del ponte: dal governatore Luca Ceriscioli, all’on. Irene Manzi, dal vescovo Nazzareno Marconi, all’assessore regionale Angelo Sciapichetti, dal consigliere regionale Luca Marconi agli assessori provinciali on. Paola Mariani, Giorgio Palombini, Leonardo Lippi; dal presidente del consiglio provinciale, il corridoniano Paolo Cartechini al consigliere Mauro Venanzi; da Daniele Salvi, capo di gabinetto del presidente del Consiglio regionale, ai sindaci di Pollenza, Loro Piceno. Tutti insieme con la gente del posto e ai ‘Tonino-boys’, raggiunti a metà cerimonia anche dal vicesindaco di Porto Recanati, Rosalba Ubaldi, trionfatrice delle recenti amministrative e fedelissima del presidente della Provincia. Che questa sera, in una personalissima sunsent boulevard illuminata da un sole fortissimo seppure alle 19, ha celebrato la sua personale ‘manita’.

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Il presidente Antonio Pettinari con il governatore Luca Ceriscioli

“Con questo, è la quinta opera pubblica salvata da un destino d’incompiutezza che sembrava segnato”. Il campus scolastico a Camerino, il Ponte dell’Annunziata a Montecosaro, il ponte a Villa Potenza e la variante del Glorioso a San Severino. Con quello sul Potenza, questo sul Fiastra ha in comune il nome di due discendenti di Pietro. Due grandi costruttori di ‘ponti’ tra i popoli della terra (da cui il latino Pontifex) insieme canonizzati da papa Francesco. Il bianco ponte a Villa Potenza è, come noto, nel segno di Giovanni Paolo II° che nei pressi portò agli inizi degli anni ’90 la croce del pellegrinaggio Macerata-Loreto; questo secondo sul Fiastra è nel segno del ‘Papa Buono’ (deluso chi sperava nel ‘ponte Filippo Corridoni’). Con il Papa del Concilio l’aggancio appare un po’ più arduo anche se Giovanni XXIII, che non a caso fu nunzio in Bulgaria, Turchia e Francia, è un protagonista che resta modernissimo. “L’aggancio invece c’è ed è facile: nel ’63 papa Roncalli salvò dalla terza guerra il mondo ad un passo dalla crisi di Cuba”. C’è da dire che la moderna storiografia (presente pure nel libro ‘Enrico Mattei, il futuro tradito’ Ilari editore) ha avanzato dubbi sull’effettiva presenza di missili nucleari sovietici a Cuba, al centro della crisi. Il fotoreportage del giornalista americano William McHale (inviato di Time-Life e in contatto con la Cia) avrebbe già un anno prima dimostrato la totale assenza di armi di distruzione di massa nell’isola di Fidel Castro, al tempo di Krusciov. Tuttavia MchHale fu vittima dell’attentato aereo in cui trovò la morte insieme con il suo pilota Irnerio Bertuzzi, il fondatore dlel’Eni, Enrico Mattei sul cielo di Bascapè. Tuttavia gli aggiornamenti storiografici mal si accordano alle celebrazioni finali della politica italiana e marchigiana. “Ma non finisce qui –ha detto Pettinari con uno sguardo ripieno di future promesse al vescovo di Macerata- abbiamo un terzo ponte finito da poco, all’Abbadia di Fiastra, e pensiamo anche in questo caso ad un grande uomo di Chiesa”.

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Un’atmosfera di profonda comunione tra i due ‘Soli’: niente a che vedere con la cerimonia d’inaugurazione della nuova Valdichienti, otto giorni fa, dove ha pesato l’espresso divieto (da parte di palazzo Chigi) di messali ed acqua benedetta. Fatto di cui apertamente si è lamentato l’arcivescovo di Perugia-Foligno-Città della Pieve, mons. Gualtiero Sigismondi. “Mi è stato detto che era cerimonia laica e tale doveva restare e che la disposizione veniva direttamente da Matteo Renzi. Sono andato lo stesso e silenziosamente ho benedetto l’opera pubblica, io che in precedenza l’avevo fatto, per la parte umbra, in occasione dell’avvio dei tratti precedenti” ha rivelato monsignore. A Colbuccaro, Macerata, Marche, invece tutt’altra musica. Non solo perché ‘Pippo’ Corridoni, ‘martire’ laico, è stato preferito ad un papa nella denominazione di un’opera, costata 3 miliardi, allo Stato italiano.

inaugurazione ponte san giovanni XXIII corridonia colbuccaro 2016 foto ap (9)Tutt’altra musica anche e sopratutto rispetto alla sua natia Valtiberina, area tifernate, politicamente la più ‘rossa’ della ‘rossa’ Umbria, per monsignor Nazzareno Marconi, vescovo maceratese. Affiancato dal parroco don Fabio Moretti, pure in rappresentanza dell’arcivescovo di Fermo (cui Corridonia ‘appartiene’) è spettato a lui chiudere il breve sequel anche a fronte di tanti oratori. Dopo Pettinari, Calvigioni e lo stesso Ceriscioli, al vescovo oltre alla benedizione è stato concesso un seppur contenuto ‘comizietto’ sulla nozione ‘ponte’ come simbolo di unione e solidarietà tra le genti minacciate non solo dalle terribili espressioni della Natura che può trasformare un torrente, ieri pieno di armonie e d’azzurro, in uno tsunami capace di portare morte e divisione. Un ponte è anche ‘simbolo di crescita, armonia e sviluppo’ (aveva detto da parte sua Pettinari) e senso di appartenenza ad un territorio come hanno dimostrato, laicamente i vari Sagretti, Di Marco (“impresa stupenda” ha sottolineato Pettinari), i tanti volontari-eroi della valle, esemplari ‘vedette’ sulle crisi ricorrenti del Fiastra, i lavoratori ed i dirigenti della Provincia, presenti alcuni non ‘esodati’ in direzione Ancona. Temi trattati da mons. Marconi con cara inflessione umbra, da quel mirabile esperto teologo che è. Argomenti che, certo involontariamente (perché trattati prima) erano stati anche del presidente Luca Ceriscioli, tessera Pd come Renzi. Poi il taglio del nastro, con Vittoria abbracciata e baciata dal nonno, cui ‘nonna’ Nelia ha regalato a ricordo, facendo a piccoli pezzi il tricolore, un lembo dell’ambito nastro. A futuro ricordo della bis-inaugurazione di un’opera che appartiene, prima che ai papi, alla propria gente e alla sua quotidiana ‘fatica’ e al suo ‘cuore’.

 

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Il governatore Luca Ceriscioli con il vescovo Nazzareno Marconi e il sindaco di Corridonia Nelia Calvigioni

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Il questore Giancarlo Pallini

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Al centro l’onorevole Irene Manzi

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Il governatore Luca Ceriscioli e il presidente della Provincia Antonio Pettinari

 

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L’assessore comunale Massimo Cesca e Francesco Sagretti, ‘benemerito’ del guado sul Fiastra

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Rosalba Ubaldi

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Maurizio Verdenelli (a destra) con David Bevilacqua, ‘storico’ ex sindaco di Corridonia

 

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