Hotel House, i portieri si dimettono:
“Rischiamo tanto e non ci pagano”

PORTO RECANATI - I sei addetti alla sicurezza non ricevono gli stipendi da febbraio e hanno inviato le lettere di dimissioni. "Siamo sempre in prima linea, riceviamo minacce di morte, controlliamo gli accessi ma non ci danno i soldi. Invitiamo il sindaco a venire da noi. Sarà un problema per tutti, ormai la città è più famosa per l'eroina che per il brodetto"
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Cinque dei sei addetti alla sicurezza e alla pulizia dell’Hotel house. Diop Cheikh Moustapha, Hamid l’algerino, Davide Luca, Karimul Hok e Mohammad Abubakar

 

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Davide luca, storico portiere dell’edificio

di Marco Ribechi

Senza stipendio da 6 mesi i portieri dell’Hotel House danno le dimissioni. Un grande problema di sicurezza per l’edificio che accoglie oltre 2.600 persone e per tutta la città di Porto Recanati. Non ce la fa più il personale che si occupa della gestione della portineria del palazzone a sud delle città costiera, quattro addetti alla sicurezza e due addetti alla pulizia non ricevono da febbraio il loro stipendio nonostante prestino regolarmente servizio. «Non ci arrivano soldi da febbraio – spiega Davide Luca, storico portiere dell’edificio – ci hanno dato solo dei piccoli acconti che non bastano per vivere. Eppure siamo sempre in prima linea per contrastare la criminalità e gli episodi legati al traffico di droga che avvengono quotidianamente. Porto Recanati è diventata una città famosa per l’eroina, non più per il brodetto. Svolgiamo una funzione di ammortizzatori sociali, siamo in contatto con le forze dell’ordine, andiamo ben oltre i nostri compiti, eppure non riceviamo lo stipendio che ci spetta».

moustapha hotel house

Diop Cheikh Moustapha mostra il plico che contiene tutte le persone esterne che sono state controllate dall’inizio di giugno. Il servizio è un0iniziativa della portineria

Proprio ieri pomeriggio l’ultimo episodio di violenza con una zuffa tra bande pachistane rivali per lo spaccio dell’eroina. Cinque persone coinvolte. «Da giugno abbiamo controllato tantissime persone – spiega Diop Cheikh Moustapha, uno dei portieri, mostrando un plico di fogli compilati – chiediamo i documenti a ogni persona che entra, a nostro rischio e pericolo. Molti quando vedono i controlli desistono. Se qualcosa non va chiamiamo immediatamente le forze dell’ordine ma per questo riceviamo minacce di morte quasi ogni giorno. Più di una volta siamo stati presi a pugni, schiaffeggiati. E oltre a questo non siamo neanche pagati». L’amministrazione del condominio è affidata alla Luto Service di San Benedetto. Gli stipendi del personale dell’Hotel House invece deve arrivare direttamente dai condomini e per questo la Luto Service si dice non responsabile del mancato pagamento. La questione è arrivata all’amministratore giudiziario che però non può predisporre l’esborso delle mensilità perchè il bilancio non viene approvato. «Le cose non sono chiare – continua Davide Luca – La sostanza è che a noi non arriva nulla, senza contare gli arretrati. Non sappiamo neanche più quanto dobbiamo prendere. L’Hotel House è un malato cronico, vogliamo dare le dimissioni. Abbiamo già inviato quattro raccomandate al sindaco, al prefetto, al procuratore e all’amministrazione. Se non riceviamo risposta entro fine mese ci sentiremo liberi di riconsegnare le chiavi. Perchè oltre al problema dei salari il vero punto focale è la sicurezza. Vogliamo poter lavorare senza rischiare di ricevere una mazzata da un giorno all’altro. E se noi ci ritiriamo il problema riguarderà tutta Porto Recanati».

un abitante storico dell'hotel house

Uno dei residenti storici dell’Hotel House si dice preoccupato per il futuro di Porto Recanati se i controlli alla portineria dovessero cessare

Il palazzone infatti nel periodo estivo si riempie di persone nuove, che vengono ospitate nei vari appartamenti nonostante la regola che ogni unità non può superare i quattro residenti. «Tante famiglie di brave persone hanno lasciato l’Hotel House – spiega Hamid, chiamato da tutti l’algerino – Non vogliono crescere i loro bambini in questa situazione. E se vanno via le famiglie arrivano i delinquenti a prendere il loro posto. Ora ad esempio tutti gli ascensori sono rotti perchè è più comodo per i trafficanti, se arriva la polizia fanno in tempo a scappare. E noi cosa facciamo? Li affrontiamo da soli e senza stipendio? Tra l’altro pur avendo un lavoro non siamo in possesso del cud perchè i soldi non ci sono stati versati. Senza cud risultiamo come disoccupati e il nostro permesso di soggiorno è a rischio». I problemi a cui va incontro l’edificio e tutta Porto Recanati sarebbero molteplici a partire dal via vai indiscriminato di persone non residenti al controllo della pulizia e della raccolta differenziata. «Invitiamo il sindaco in persona a venire a trovarci visto che dalle elezioni nessuno si è fatto sentire – conclude Davide Luca – Noi qui ci sostituiamo alle forze dell’ordine che già hanno i loro problemi di mancanza di personale. Siamo la prima barriera al traffico e alla violenza. Devono trovare qualche fondo dei servizi sociali per garantirci lo stipendio che ci spetta altrimenti molliamo tutto».

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