Azioni Veneto Banca al minimo,
altra mazzata sul risparmio maceratese

CREDITO - Fissato dal Cda il valore dell’azione, bruciati 5 miliardi di ricchezza, in provincia il capoluogo perde circa 2 milioni e mezzo di euro, lo stesso Recanati. Quasi due milioni Matelica e Civitanova
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L’ultima assemblea dei soci

 

di Maurizio Verdenelli

Decine di milioni di euro perduti dai risparmiatori maceratesi nell’azzeramento o quasi deciso ieri sera dal Cda di Veneto Banca. Il prezzo dell’azione non ha mantenuto quello pur basso del recesso (7,30 rispetto ai 40,75 del valore precedente) a causa della mancata sottoscrizione dell’aumento da parte dei grandi soci e vale ora non più di 0,10 centesimi essendo stata fissata per la quotazione in Borsa un ‘forchetta’ tra 0,10 e 0,50 cents. Per gli 87.502 soci del quarto gruppo bancario italiano una vera mazzata. Per l’88% si tratta di persone fisiche (tra quelle ‘eccellenti’ Silvio Berlusconi e Bruno Vespa) età media sessant’anni. Risparmiatori puri che nelle azioni VB avevano messo i sudori di una vita di fatica e magari anche gli importi dei Tfr. Per il resto sono imprese, ma pure enti religiosi che si sono visti così dissolvere praticamente nel nulla i proventi dell’8 per mille.

Il Cda di Veneto Banca ha dato il via libera all’aumento di capitale e all’ingresso di Atlante. “L’operazione risponde al precipuo fine di evitare un possibile rischio sistemico e di limitare al massimo l’impatto per le economie dei territori nei quali opera l’Istituto”, spiega la banca in una nota confermando la forchetta di prezzo fra 0,10 euro e 0,50 euro.

La sede di Montebelluna

La sede di Montebelluna

Dopo il caso Banca Marche, per il risparmio marchigiano un’altra mazzata, particolarmente per la provincia maceratese risultando in questa hit parade nera alle spalle di quella di Ancona dove esiste il caso di Fabriano, la cui Cassa di Risparmio era stata assorbita qualche anno fa da Veneto Banca. Proprio nella città della Carta e dell’Elettrodomestico simbolo del miracolo economico regionale, adesso icona della crisi più devastante, le perdite assommano a 44.065.456 euro. A Cupramontana, altra ‘capitale’ storica di Carifac –che fu diretta dal ‘maceratese’ Antonio Parisi Presicce, di recente scomparso- il rosso è pari a 4.095.465 euro, poco meno del capoluogo Ancona (5.548.858 euro). La mappa, comune per comune italiano, è stata redatta da ‘La Stampa’ di Torino utilizzando da una parte l’elenco degli 87.502 soci e dall’altra il valore a suo tempo raggiunto dalle azioni VB (40,75 euro, ma ci fu pure un momento che queste toccarono 45 euro) e quello attuale: 0,10. Una semplice, terribile sottrazione ha portato a rendere pressoché cenere circa 5 miliardi di ricchezza, di cui 2,8 naturalmente in Veneto che già molto di recente aveva visto il crac di Pop Vicenza.

Cristiano Carrus

Cristiano Carrus

Tuttavia ferita gravemente è pure la regione Marche, altro grande territorio italiano (500 i dipendenti VB) dedito tradizionalmente al risparmio al pari del Nord Est. E se la provincia di Ancona con Fabriano, Ancona e Cupramontana su tutti gli altri comuni è al vertice della black list, subito dopo c’è Macerata dove ci sono sette filiali. Il capoluogo ha perduto 2.407.375 euro, ma in cima a tutti i centri del territorio con 2.460.681 euro viene Recanati dove VB ha chiuso di recente una filiale aperta a suo tempo da Carifac con grandi aspettative -dg della Cassa fabrianese fu poi un recanatese. Dopo Macerata, ecco Matelica -legata territorialmente a Carifac- con poco meno di due milioni di euro (1.996.817), sopravanzando Civitanova (1.981.454) e Treia: 1.578.970. Abbondantemente sopra al milione di euro ci sono Corridonia (1.334.681) e San Severino (1.223.019). Poco sotto a alla soglia milionaria Monte San Giusto (844.294) precede di poco Tolentino (822.818). Per Camerino, invece un ‘rosso’ contenuto: 274.531 euro così come per Potenza Picena (poco più di 167 mila euro), Porto Recanati (141.727) ed ancora più per Morrovalle: 134.106. Una sorpresa è la piccola Esanatoglia che ‘perde’ 126.609 ed ancora di più Apiro (230.195 euro) rispetto alla confinante Cingoli (165.321). E se Sefro ‘lamenta’ un ‘rosso’ di appena 4.075 euro al pari più o meno degli altri centri minori, c’è Sarnano con 59.984 euro a dimostrare che la ‘batosta’ sul risparmio maceratese è stata comune. Così come per l’intera regione. Gli azionisti VB della città di Fermo hanno perduto 1.689.326 euro, poco più quelli di Ascoli Piceno (1.818.256), poco meno i pesaresi (1.585.045).

E mentre si preannuncia uno tsunami di ricorsi per il recupero, almeno al 50%, delle somme perdute a causa del blocco della vendita delle azioni dell’ex cooperativa con sede a Montebelluna, si annuncia una ‘cura da cavallo per un cavallo che cura non l’ha avuta mai’ -non si prevedono licenziamenti ma chiusura di filiali e spending review- come ha riferito in assemblea, il 5 maggio scorso, il dottor Cristiano Carrus, tecnico voluto e riconfermato da Bce (dopo l’uscita di scena del precedente Cda guidato da Bolla) al posto di Vincenzo Consoli nei confronti del quale il nuovo board (leggi gli articoli) presieduto da Stefano Ambrosini -ex Alitalia: con lui l’ex consigliere economico di Matteo Renzi, Carlotta Franceschi- sta preparando le carte per un’azione di responsabilità riguardo alla passata gestione.

 



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