“Porte chiuse all’hospice per mia madre,
è morta tra mille sofferenze”

SAN SEVERINO - Adriano Rocci scrive al presidente della Regione e ai direttori di Area Vasta 3 e Asur Marche: "Volevo alleviare il suo dolore ma mi è stato detto che non c'era posto. Perché devono esserci cittadini di serie A e di serie B? Per certi servizi non dovrebbero esserci limitazioni. Non si può gestire tutto tenendo il budget al di sopra della persona"
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L'Hospice di San Severino

L’Hospice di San Severino

 

«Mia madre morta tra mille sofferenze perché all’hospice di San Severino non c’era posto, perché ci devono essere cittadini di serie A e altri di serie B?». Una domanda che il settempedano Adriano Rocci, pensionato, ha rivolto al presidente della Regione, Luca Ceriscioli, al direttore dell’Asur Marche, Alessandro Marini, e dell’Area vasta 3, Alessandro Maccioni. Lo ha fatto con una lettera aperta in cui racconta quello che è accaduto a sua madre, Delia Paoli Martorelli, morta il 15 febbraio scorso a 91 anni.
«Nel mese di febbraio di quest’anno – scrive Rocci nella missiva –, ho subito la perdita di mia madre, la perdita di un genitore è già una cosa per sé molto dolorosa, anche se ad una certa età è naturale. La cosa che non è naturale è come avvenuta la morte, ossia venti giorni di forti sofferenze. Sofferenze causate da una polmonite ab-ingestis, che a sua volta l’ha portata alla morte per soffocamento. Dopo alcuni giorni che si era manifestato questo male, mi sono rivolto sia al medico di famiglia che ad un geriatra dell’ospedale, ottenendo solo come terapia dei farmaci che non hanno prodotto nessun effetto. Vedendo il procrastinarsi della sintomatologia, mi sono rivolto all’hospice dell’ospedale di San Severino, per poter alleviare questa sofferenza. Ma nel fare la richiesta di ricovero, mi hanno risposto che in quel momento non c’erano posti disponibili.  Non mi è rimasto che tenere mia madre in casa, e vederla spegnersi giorno dopo giorno tra mille sofferenze, senza poterla aiutare a fare l’ultimo passo della sua vita con dignità». Fin qui Rocci ricostruisce nella lettera quanto accaduto a sua madre, poi domanda: «E’ possibile che la sanità della mia regione abbia in punto di morte cittadini di serie A e cittadini di serie B? E’ possibile che una sanità di un Paese avanzato civilmente, permetta di avere solo un limitato numero di letti per poter fare una morte decorosa? Il servizio sanitario non può gestire tutto tenendo il budget al di sopra dell’uomo. Alcuni servizi debbono essere dati a tutti indistintamente dal costo che ne deriva. Signor presidente, ci facciamo tanto promotori e paladini umanitari e poi abbandoniamo i propri cittadini al proprio destino nel momento in cui hanno più bisognoso». Infine, conclude Rocci, con una speranza: «Cerchiamo di evitare ostacoli ed inefficienze che ci limitano o che ci impediscano di utilizzare al meglio l’assistenza sanitaria di cui ci necessita e che tutti nei momenti del bisogno possiamo avere risposta immediata senza avere tempi incerti – dice Rocci –. Signor presidente, faccia che in alcuni servizi non siano limitati i posti letto e non ci siano attese indescrivibili. Si ricordi che in ogni momento ci sono famiglie marchigiane che stanno vivendo momenti difficilissimi, che il più delle volte non sanno come risolvere questi problemi e vengono lasciati in balia di loro stessi».



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