Evasione fiscale,
indagato il patron Cerolini:
“Sono tranquillo, ma temo per i dipendenti”

CIVITANOVA - Blitz della Finanza nelle aziende del presidente della Civitanovese. Sequestrati beni, a lui e ad altri 8 indagati, per 13 milioni di euro. Nominato un amministratore giudiziario. Una sua collaboratrice: "Dovrà pagare utenze e 270 lavoratori, come farà?"
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L'imprenditore Giuseppe Cerolini, presidente della Civitanovese

L’imprenditore Giuseppe Cerolini, presidente della Civitanovese

Indagato per evasione fiscale il presidente della Civitanovese Giuseppe Cerolini, le sue attività sono finite al centro di una indagine della Guardia di finanza. A Cerolini e ad altre 8 persone indagate sono stati sequestrati beni per equivalente per 13 milioni di euro. Il legale del patron rossoblu presenterà ricorso al tribunale del Riesame. Cerolini fa sapere di essere «tranquillo», ma preoccupato per i suoi dipendenti («è stato nominato un amministratore giudiziario e ci domandiamo come farà a pagarli»).

Evasione fiscale: indagini sul patron della Civitanovese, la Guardia di finanza mette a segno sequestri per 13 milioni di euro. Blitz nelle attività dell’imprenditore dove è stata esaminata documentazione contabile (tra queste anche il Caffè Venanzetti di Macerata da poco acquistato da Cerolini). La vicenda risale agli anni 2012, 2013 e 2014 ed è relativa a due società: la Raf 28 e la Mangusta srl. Da quanto emerge dalle indagini le aziende, che si occupavano di produzione di materie plastiche, allo scopo di evadere le tasse avrebbero emesso false fatture per operazioni inesistenti. Cerolini era stato amministratore di queste due società. Nell’indagine compaiono i nomi anche dei legali rappresentati delle aziende che si erano susseguiti nel corso degli anni ma anche le persone cui facevano capo le presunte società cartiere che sarebbero state utilizzate per evadere le imposte. «Si tratta di una vicenda complessa e che è in fase di esecuzione.

Sono stati molti i beni, 13 milioni di euro, sottoposti a sequestro e occorre stimare il valore di ognuno di questi beni» ha detto il procuratore Giovanni Giorgio, precisando: «Si tratta di ipotesi di reato in fase di indagini preliminari. Non c’è nessun interesse – sottolinea – a interrompere le attività commerciali in corso. Non a caso è stato nominato un amministratore per garantire la continuità dell’attività delle aziende e salvaguardare il lavoro dei dipendenti». Il difensore di Cerolini, l’avvocato Massimo Di Bonaventura, presenterà ricorso contro il sequestro di beni al tribunale del Riesame.

«L’indagine riguarda Raf 28 e Mangusta, aziende che con Cerolini non c’entrano più niente, era stato amministratore per un periodo circoscritto. Ma la prima è fallita e la seconda è stata chiusa nel 2011 – dice Giuseppina Marinozzi, collaboratrice dell’imprenditore che parla a nome di Cerolini –. Lui è tranquillo perché le accuse che gli vengono mosse non sono vere. I finanzieri sono andati a toccare società che non c’entrano nulla con le sue attività. Ora il problema è che l’amministratore giudiziario si troverà a dover pagare i dipenditi, gli affitti, le utenze. Ci domandiamo come farà, con che soldi. Temiamo che per la prima volta i 270 dipendenti non saranno pagati. Cerolini è preoccupato per i suoi dipendenti e per il pagamento dei fornitori, degli affitti e delle utenze che ha sempre onorato nel miglior modo possibile».



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