Pecore uccise dai lupi
Colpita azienda agricola

PIEVE TORINA - Preso di mira un gregge. Quattordici erbivori sono morti, 40 sono rimasti feriti. Danneggiata la ditta Lucarini in zona Casa Vecchia. L'allevatrice: "E' stata una strage". La Coldiretti: "Vanno rivisti gli indennizzi"
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Le pecore uccide dai lupi a Pieve Torina

Le pecore uccise dai lupi a Pieve Torina

Quattordici pecore uccise e una quarantina ferite. E’ il bilancio di un attacco dei lupi avvenuto la notte scorsa a Pieve Torina, ai danni dell’azienda agricola Lucarini. E’ stata la stessa allevatrice, Cristina Lucarini, a denunciare il fatto alla Coldiretti. Stando all’associazione i lupi sono penetrati nella proprietà, in zona Casa Vecchia, vicino al paese, e hanno aggredito il gregge. «Una vera e propria strage che ci ha fatto restare senza parole poiché non sono bastate né la recinzione né i cani a proteggere i nostri animali – spiega l’allevatrice maceratese – quaranta pecore sono rimaste ferite e il veterinario della Asl ci ha detto che difficilmente la maggior parte di loro riuscirà a sopravvivere». L’attacco si è verificato ieri e si aggiunge a quello già subito dalla stessa azienda qualche tempo fa in un’altra zona, nel quale sono morti cinque vitelli. Nel fine settimana sono morte invece delle caprette, a Seppio di Pioraco (leggi l’articolo) sempre aggredite di notte da animali selvatici che potrebbero essere sempre lupi. Stando alla Coldiretti negli ultimi tempi sono state diverse le aziende a segnalare incursioni nei propri allevamenti, a dimostrazione di una recrudescenza del fenomeno. «Una situazione che minaccia di aggravare la tensione nelle campagne, colpendo un settore che assicura una costante manutenzione del territorio, anche grazie alla quotidiana opera assicurata proprio dal pascolamento degli animali – spiegano il presidente di Coldiretti Macerata, Francesco Fucili, e il direttore Giordano Nasini – occorre un impegno forte da parte delle autorità per prevenire i danni, ma occorre anche rivedere il meccanismo degli stessi indennizzi, poiché non è possibile che le imprese continuino a vedersi pagare non più della metà del danno effettivo, e senza considerare la perdita delle quote di mercato, i costi di smaltimento delle carcasse e tutte le altre conseguenze che non vengono riconosciute».



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