Una folla dice addio a mister Bruno
“Mettiamo in pratica i suoi insegnamenti”

MACERATA - Tantissime persone hanno partecipato al funerale di Battista, il 58enne che si è spento ieri per una malattia. Tra i presenti anche il sindaco Romano Carancini "Oggi la città è qui in questa chiesa" e Paolo Talla Diop: "Devo a te essere chi sono diventato". Sul feretro le maglie della Maceratese e della Robur
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Il feretro di Battista all’uscita dalla chiesa

Bruno Battista 2

Bruno Battista

 

di Marco Cencioni

La maglia della Maceratese con il suo nome e il numero 11, e quella della “sua” Robur, con il gagliardetto, posate sul feretro. Tanti ragazzi, tanti piccoli calciatori, personalità del mondo del calcio provinciale e regionale, delegazioni delle società sportive cittadine: una folla ha detto addio oggi a Bruno Battista (mister Bruno). Il funerale si è svolto nella chiesa di Santa Croce di Macerata. L’allenatore, dipendente Anmil, si è spento a 58 anni nelle prime ore di mercoledì a causa di un male contro il quale ha lottato per due anni circondato dall’affetto della moglie Elisabetta e dei figli Diego e Silvia (leggi l’articolo). «Il fatto che siamo così tanti qui oggi per salutare e dare il nostro grazie a Bruno rende l’idea dell’importanza dei suoi insegnamenti – dice don Alberto Forconi – Era un allenatore non solo dei muscoli e delle gambe ma anche delle anime, perché con il suo modo di fare, i suoi consigli, i suoi ordini insegnava a tanti ragazzi come è importante fare sport, forgiando la personalità di ognuno di loro nel nome di sani principi. In questo momento sta ancora allenando ognuno di noi. Speriamo di dare, a lui che era un maestro, la soddisfazione più grande: quella di vedere i suoi insegnamenti messi in pratica nella vita di tutti i giorni». Il primo a ricordarlo è Silvano Mercuri, presidente dell’Anmil Macerata: «Resterà per sempre il ricordo di un uomo vigoroso e generoso – dice commosso  – Mi ha accolto stendendomi un tappeto rosso quando ho assunto una responsabilità importante, alleggerendomi il compito. Gli sono grato di molte cose, di tutti gli anni passati insieme. Non sono mai riuscito a litigare con lui: la famiglia ha perso un figlio, un padre, un marito, io ho perso un amico». Poi è l’Associazione italiana allenatori calcio, di cui per anni ha guidato la sezione locale, a sottolineare il ruolo fondamentale che ha rivestito. Insegnando ai giovani le regole del calcio. E della vita, come il rispetto dell’avversario, la serietà e l’impegno nel praticare quello che resta un gioco. «Sono qui in rappresentanza dell’associazione, dei duemila e più allenatori e del consiglio nazionale di cui faccio parte – dice Marcello Mancini, consigliere nazionale Aiac – Voglio dare l’ultimo saluto al nostro mister ringraziandolo per tutto quello che ha fatto in seno all’associazione sia nella provincia di Macerata che regionale. Lui non era di tante parole ma con il suo esempio ha dato tanto».

funerale bruno battista (16)«Voglio ringraziare Bruno perché è stato un cognato, un amico eccezionale – dice con la voce rotta dal pianto la cognata Paola -. A nome della famiglia mi sento di ringraziare tutti per essere venuti qui, per esserci stati vicino: per favore continuate a farlo non ci lasciate soli». «Io ero uno di quei ragazzi un po’ ribelli, lui il pomeriggio mi veniva a prendere con il suo pulmino mi diceva “Paolo Sali, sbrigati, forza, non te lo ripeto due volte” – dice Paolo Talla Diop, che alle ultime elezioni cona sua lista, Sovranità, ha sostenuto la candidatura di Deborah Pantana – Io non potevo, oggi, non stare qui a ringraziarlo, se sono la persona che sono lo devo a te. Sei tutto, sei stato un grande un grande esempio e credo che Macerata ti debba tantissimo. Voglio che sia fatto un grandissimo applauso a questo grande uomo». E l’applauso scatta vigoroso. E’ il sindaco di Macerata Romano Carancini, che ha seguito la funzione in prima fila vicino all’altare, a dare l’ultimo saluto a Bruno Battista. «Sono qui a rappresentare la città, anche se la città è dentro questa chiesa oggi – dice il primo cittadino – Credo che la cosa importante sia rivolgersi ai ragazzi che sono qui e con i quali ha lavorato, come avrebbe fatto lui. L’allenatore non scompare, rimane. Gli insegnamenti che lui ha trasmesso sono quelli che ci porteremo sempre dietro e il modo migliore per onorarlo è portare avanti il suo esempio». Il feretro esce dalla chiesa in mezzo ai ragazzi della Maceratese e quelli della Robur accolto da un lungo applauso.

 

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