Tutela per i bambini maltrattati
Arriva Pippi in appoggio alle famiglie

TOLENTINO - E' il progetto promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha ammesso la regione Marche e l’ambito territoriale 16 di San Ginesio nell’elenco di finanziamento. In 36 comuni sono stati 56 i minori allontanati nell'ultimo anno

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Il coordinatore ambito territoriale sociale 16 Valerio Valeriani e il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi

Il coordinatore ambito territoriale sociale 16 Valerio Valeriani e il sindaco di Tolentino Giuseppe Pezzanesi

di Marco Cencioni

Aiutare le famiglie definite “negligenti” con pratiche innovative di intervento, per ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare. Si tratta del Pippi (programma d’intervento per la prevenzione contro l’istituzionalizzazione del minore) progetto promosso dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che ha ammesso la regione Marche e l’ambito territoriale 16 di San Ginesio – in qualità di ente capofila ed in coprogettazione con gli ambiti 17 e 18 di Camerino e San Severino – nell’elenco di finanziamento. Questa mattina il sindaco di Tolentino e il presidente dell’ambito territoriale sociale 16 Giuseppe Pezzanesi e il coordinatore dell’ambito territoriale Valerio Valeriani hanno presentato l’avvio di tale iniziativa. «Il dato relativo al 2014 dice che tra affido e comunità i bambini già allontanati nei tre ambiti (36 comuni maceratesi, ndr) sono 56, 42 minori in affido temporaneo e 14 in comunità – afferma Valerio Valeriani – anche se le prese in carico del consultorio dei servizi sociali riguardano alcune centinaia di casi. Il progetto ha un obiettivo più preciso, si concentra su tutte quelle situazioni in cui la famiglia c’è, in quei casi in cui non ci sono difficoltà molto serie come gli abusi, ma in quelli in cui è evidente la carenza di capacità genitoriali. In Italia il 40 % di minori allontanati sono proprio dovuti alla negligenza familiare – sottolinea Valeriani – Si tratta, in pratica, di un lavoro educativo della famiglia, con un educatore a domicilio che aiuta e un’altra famiglia che si affianca ma che non sostituisce il nucleo familiare oggetto del programma. L’obiettivo è semplice: non si vuole accerchiare la famiglia, ma aiutarla rendendola partner del progetto. Nelle grandi città, in cui l’iniziativa è già partita, i risultati ottenuti sono ottimi e si spera che anche da noi siano buoni e che, dopo la fase di sperimentazione, tale programma diventi una prassi stabile. Con questo pacchetto di interventi vogliamo cambiare il modo di lavorare, creando un esempio che diventi un punto di riferimento per tutte le figure coinvolte nella rete». Il programma si svolge articolando in modo coerente fra loro i diversi ambiti di azione coinvolti intorno ai bisogni dei bambini che vivono in tali famiglie, tenendo in ampia considerazione la prospettiva dei genitori e dei bambini stessi nel costruire l’analisi e la risposta a questi bisogni. L’obiettivo primario è, dunque, quello di aumentare la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo. Il programma prevede l’attivazione di un’ equipe multidisciplinare che dovrà redigere per dieci famiglie un progetto d’intervento, svolgere una funzione operativa che garantisce qualità, continuità e correttezza nei processi di presa in carico, nell’implementazione del processo della valutazione partecipativa e trasformativa e nell’utilizzo degli strumenti previsti. E una fra le risorse maggiori comprende l’assistente sociale del Comune, lo psicologo dell’Asl, l’educatore domiciliare (spesso del terzo settore), una famiglia d’appoggio, l’insegnante, il pediatra e qualunque altro professionista ritenuto pertinente, oltre che la famiglia stessa e l’attivazione di un gruppo di riferimento territoriale volto a collaborare nei processi di presa in carico.

 


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