Il rogo del Vaccaj è ancora un mistero
Il giudice chiede aiuto agli esperti

TOLENTINO - Le testimonianze al processo non hanno fin qui chiarito cosa sia accaduto. Un dipendente che era al lavoro la notte dell'incendio ha riferito che esisteva un secondo quadro elettrico e che non regge l'ipotesi che le fiamme siano nate da una guaina. La prossima udienza sarà affidato l'incarico a tre periti
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Il teatro Vaccaj distrutto dal rogo

Il teatro Vaccaj distrutto dal rogo

di Gianluca Ginella

Una perizia per capire come ha preso fuoco il teatro Vaccaj di Tolentino e come mai il rogo non sia stato spento rapidamente nonostante fosse stato rispettato il piano antincendio. Le testimonianze che sono emerse al processo hanno convinto il giudice Daniela Bellesi a fare un approfondimento per capire, affidandosi a dei periti, ciò che è accaduto nel luglio del 2008 quando un vasto incendio devastò il teatro. Cinque le persone che sono imputate per incendio colposo: l’imprenditore Ennio Mancini, titolare della Alma snc, ditta che eseguì i lavori al teatro, Marco Mancini, responsabile del cantiere della Alma, Filippo Lanzi, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione, l’imprenditore Ilio Mancini e il progettista Gianfranco Ruffini. Oggi è stato sentito un dipendente che aveva eseguito i lavori e che si è concentrato su due aspetti. Il primo è il fatto che la guaina di protezione che era stata sistemata in cima al teatro non poteva essere all’origine dell’incendio (che è l’ipotesi principale per l’accusa) perché ignifuga e anche se avesse preso fuoco non poteva colare di sotto perché si trovava sopra ad un massetto di cemento spesso cinque centimetri.

Il dipendente ha detto che quella sera, terminati i lavori, lui e gli altri operai non erano andati via subito ma tra il cambiarsi e altro erano usciti dal Vaccaj dopo circa un’ora e non c’era fumo. Ha inoltre riferito di aver staccato il quadro elettrico che usavano, che era quello dell’impresa. “Al teatro c’era un altro quadro, quello relativo al grande lampadario centrale, che era funzionante – dice l’avvocato Stefano Migliorelli, difensore di Ruffini –. Penso che per esclusione il rogo potrebbe essere nato da lì”. Al processo è inoltre emerso che il piano antincendio era stato rispettato “ma nonostante questo il rogo non è stato spento”. Il giudice ha rinviato il processo al 17 dicembre per il conferimento dell’incarico ai periti. Gli imputati sono difesi, tra gli altri, dagli avvocati Francesco Governatori, Paolo Carnevali, Marco Manfredi. Parti civili sono costituite il titolare di un bar vicino al teatro, assistito dall’avvocato Davide Parlatano, e il comune di Tolentino, tutelato dall’avvocato Pietro Siciliano.



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